Trasformare il dolore in memoria condivisa e la memoria in uno strumento di prevenzione. È questo il significato dell’inaugurazione della mostra fotografica “366 ALBE COSA RESTA NEGLI OCCHI”, ospitata alla Maison Gerard – Dayné Museo Etnografico di Cogne e dedicata a Michel Belli. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso promosso dalla Regione Valle d’Aosta per affrontare il tema del suicidio non soltanto come emergenza sanitaria, ma come fenomeno complesso che coinvolge l’intera comunità.
La mostra, inaugurata nella serata di martedì 4 agosto nell’ambito del Progetto regionale per la prevenzione del suicidio, utilizza il linguaggio della fotografia come occasione di espressione e dialogo sul benessere psicologico, con particolare attenzione alle giovani generazioni. Un approccio che mira a superare il silenzio e lo stigma ancora presente attorno al disagio mentale e ai pensieri suicidari.
Durante l’incontro sono stati presentati anche i nuovi interventi previsti dal Progetto regionale per la prevenzione del suicidio per gli anni 2026-2027, approvati dalla Giunta regionale e sviluppati insieme all’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie e all’Assessorato Affari europei, Innovazione, PNRR, Politiche nazionali per la montagna e Politiche giovanili. L’assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali Carlo Marzi ha sottolineato il valore del lavoro portato avanti dall’associazione “Il Mandorlo Fiorito” e dai familiari e amici di Michel Belli, capaci di trasformare una vicenda dolorosa in un momento di riflessione collettiva e di speranza.
Il nuovo programma regionale prevede un insieme articolato di azioni. Tra queste figura un progetto di analisi, studio e formazione per approfondire il fenomeno suicidario in Valle d’Aosta e migliorare gli strumenti di prevenzione; un evento pubblico di informazione e restituzione dei risultati delle attività svolte dal Tavolo interistituzionale; una ricerca-azione realizzata con l’Università della Valle d’Aosta rivolta ai genitori di adolescenti e ai contesti lavorativi, coinvolgendo anche i datori di lavoro; un Forum giovani previsto per il 2027; infine, la creazione di un logo identificativo del Tavolo interistituzionale per rendere maggiormente riconoscibile il percorso regionale.
La scelta di investire sulla prevenzione nasce dalla consapevolezza che il suicidio non può essere ricondotto a una singola causa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera infatti il fenomeno il risultato dell’interazione di numerosi fattori biologici, psicologici, sociali, culturali e ambientali. Per questo motivo la risposta non può limitarsi all’ambito sanitario, ma deve coinvolgere scuola, famiglie, servizi sociali, mondo del lavoro, associazioni e istituzioni.
Dal 2022, con l’avvio del Progetto regionale per la prevenzione del suicidio, la Valle d’Aosta ha costruito un modello basato sul Tavolo interistituzionale, una rete permanente che mette in relazione competenze diverse e favorisce un coordinamento tra settore sanitario, sociale, educativo e territoriale. Un’impostazione che punta a intercettare precocemente le situazioni di fragilità e a creare una cultura dell’ascolto.
«Una prevenzione efficace non è solo sanitaria, ma passa attraverso la capacità di tutta la comunità nel saper intercettare precocemente il disagio e sostenere le persone nelle diverse fasi della vita», ha evidenziato Carlo Marzi, ricordando come lo stigma rappresenti ancora un ostacolo importante. Considerare il suicidio come un segnale di debolezza significa infatti ignorare la complessità delle condizioni personali e sociali che possono portare una persona a vivere una situazione di sofferenza estrema.
Proprio su questo fronte assume particolare rilievo il lavoro dell’associazione “Il Mandorlo Fiorito”, che attraverso le esperienze dirette dei familiari contribuisce a rendere il tema più visibile e affrontabile. Come ricordato dall’assessore, l’idea che parlare di suicidio possa incoraggiare il gesto è stata smentita dalle evidenze scientifiche: al contrario, creare spazi sicuri di confronto e permettere alle persone di esprimere il proprio dolore rappresenta uno degli strumenti fondamentali della prevenzione.
Sul piano istituzionale, la strategia regionale punta anche al rafforzamento dei servizi di salute mentale. In collaborazione con l’Azienda USL della Valle d’Aosta sono stati avviati interventi di potenziamento organizzativo: con il nuovo Atto aziendale la struttura semplice del SERD è stata trasformata in Struttura Complessa e la Psichiatria è stata rafforzata attraverso la creazione del Centro di salute mentale, con l’obiettivo di migliorare la presa in carico multidisciplinare dei pazienti e delle loro famiglie.
La formazione rappresenterà uno degli elementi centrali del nuovo biennio. Sono previsti protocolli condivisi e validati dai diversi soggetti coinvolti, con l’obiettivo di uniformare le modalità di intervento, migliorare la capacità di riconoscimento del disagio e garantire percorsi di cura più efficaci per le persone coinvolte in situazioni di rischio.
La Valle d’Aosta si propone così come laboratorio di un modello comunitario nel quale la prevenzione del suicidio diventa responsabilità collettiva. Non soltanto una questione sanitaria, ma una sfida sociale che riguarda la qualità delle relazioni, la capacità delle istituzioni di collaborare e il valore dell’ascolto. In un territorio dove le dimensioni ridotte possono diventare una risorsa, costruire reti solide significa trasformare la vicinanza delle persone in uno strumento concreto di tutela e di speranza.





