L'approvazione del nuovo Piano regionale dei trasporti apre una delle più profonde fratture politiche degli ultimi anni sul tema della mobilità valdostana. Dopo un iter iniziato nel 2018 e concluso nell'ultima adunanza del Consiglio Valle, la maggioranza ha dato il via libera al documento che dovrà orientare le politiche dei trasporti regionali per i prossimi anni. Un voto che, però, non è stato unanime: Alleanza Verdi e Sinistra è stata infatti l'unica forza politica ad opporsi, trasformando la discussione sul Piano in uno scontro politico che va ben oltre gli aspetti tecnici e investe direttamente il modello di sviluppo della regione.
Secondo AVS, il documento approvato rappresenta una netta inversione di marcia rispetto agli indirizzi adottati dalla Regione tra il 2016 e il 2021, quando la linea ferroviaria Aosta–Pré-Saint-Didier veniva considerata un'infrastruttura da recuperare e valorizzare. Ora, invece, il Piano prevede l'acquisizione di circa un terzo della rete ferroviaria valdostana con l'obiettivo di procedere al suo smantellamento, sostituendo i 32 chilometri di ferrovia con un sistema di autobus ad alta capacità, il cosiddetto Bus Rapid Transit (BRT).
Nel comunicato diffuso al termine della seduta, il movimento parla di una scelta politica precisa e afferma che il Piano sia "metodologicamente debole, tecnicamente incoerente" e fondato sull'abbandono della ferrovia, una decisione che il partito giudica in aperto contrasto con le strategie di mobilità sostenibile adottate nel resto d'Europa.
La critica di AVS non si limita però alla questione ferroviaria. Nel mirino finiscono anche alcune delle principali opere stradali inserite nel Piano, tra cui l'ampliamento dell'autostrada tra Montjovet e Quincinetto, il raddoppio della galleria tra Hône e Donnas e quello del Tunnel del Monte Bianco. Secondo il movimento, si tratta di interventi che presentano costi elevati, impatti ambientali significativi e, in alcuni casi, dubbi sulla reale fattibilità. Il risultato, evidenzia il partito, è un Piano che aggiunge 35 chilometri di infrastrutture dedicate alla mobilità su gomma mentre rinuncia a 32 chilometri di ferrovia esistente.
Uno dei punti più contestati riguarda proprio il progetto di sostituzione della linea ferroviaria con il BRT. Per AVS, la soluzione proposta non sarebbe stata supportata da adeguati approfondimenti tecnici né condivisa con ANAS, mentre rimarrebbero irrisolti aspetti fondamentali come il punto di immissione dei mezzi sulla SS26, indicato alternativamente a Sarre o a Villeneuve. Il movimento sottolinea inoltre come gli stessi estensori del Piano riconoscano che il Bus Rapid Transit nasce per servire corridoi privi di ferrovia e non per sostituire una linea ferroviaria già esistente e potenzialmente riattivabile.
Durante il dibattito consiliare, riferisce ancora AVS, sarebbe inoltre emersa una visione secondo la quale il territorio "soffre" i vincoli imposti dalla presenza della ferrovia. Un'affermazione che il partito interpreta come il segnale di una volontà di sacrificare un'infrastruttura strategica per eliminare limiti urbanistici. Di segno opposto la proposta avanzata dai Verdi e Sinistra, che chiedono un progetto di rilancio della linea attraverso la revisione del servizio, la soppressione dei passaggi a livello mediante sottopassi e sovrappassi e l'individuazione di nuove fermate per migliorare la capillarità del trasporto pubblico.
Lo scontro assume inevitabilmente anche una dimensione politica. Per AVS il Piano approvato dalla maggioranza rappresenta una scelta di campo che privilegia il trasporto su gomma rispetto al ferro, allontanando la Valle d'Aosta dai modelli adottati in territori alpini come il Trentino-Alto Adige e la Svizzera, dove la ferrovia continua a rappresentare l'asse portante della mobilità sostenibile. Sul piano economico, il partito avverte inoltre che l'uscita di scena di RFI potrebbe comportare la perdita degli investimenti statali destinati all'ammodernamento e alla riattivazione della linea ferroviaria, con conseguenze anche sul sistema turistico e sulla competitività del territorio.
Da qui la richiesta politica più forte contenuta nel comunicato: indire un referendum regionale sul destino della ferrovia Aosta–Pré-Saint-Didier. AVS richiama i precedenti delle consultazioni popolari del 1992 sul progetto olimpico e del 2012 sull'inceneritore, sostenendo che, di fronte a una scelta destinata a incidere per decenni sulla mobilità valdostana, "l'ultima parola spetta al popolo valdostano".
Il confronto, dunque, non si chiude con il voto del Consiglio Valle. Al contrario, l'approvazione del Piano regionale dei trasporti sembra destinata ad aprire una nuova stagione di dibattito pubblico, nella quale il futuro della ferrovia diventa il simbolo di una scelta più ampia: decidere quale modello di sviluppo, di mobilità e di autonomia la Valle d'Aosta intenda costruire per le prossime generazioni.





