La politica valdostana vive spesso di due velocità. Da una parte ci sono le emergenze, quelle che non aspettano riunioni, commissioni e tempi burocratici: gli eventi calamitosi, la carenza di personale sanitario, le difficoltà dei Comuni. Dall’altra c’è la programmazione, quella fatta di osservatori, studi, piani strategici e nuove visioni del futuro. La riunione della Giunta regionale di questa settimana mette insieme entrambe le dimensioni, con provvedimenti che guardano al presente ma provano anche a disegnare qualche linea per gli anni che verranno.
Il capitolo più consistente riguarda il bilancio e arriva dalla Protezione civile. La Regione ha approvato una variazione del bilancio di previsione 2026/2028 per iscrivere le risorse assegnate dallo Stato attraverso il Dipartimento nazionale della Protezione civile. Si tratta di 3.541.842,84 euro, destinati a rimborsare le spese sostenute dopo gli eventi calamitosi e, in particolare, a finanziare il programma straordinario di interventi per i Comuni colpiti dall’alluvione dell’aprile 2025.
Una cifra importante, che arriva a integrare quanto già previsto dalla legge regionale n. 12/2025. Tradotto dal linguaggio amministrativo: dopo l’emergenza arriva il conto, e il conto deve essere pagato. La macchina pubblica spesso viene criticata quando rallenta, ma quando finalmente arrivano risorse per territori feriti il tema diventa un altro: riuscire a trasformare gli stanziamenti in cantieri, opere e sicurezza reale. Perché in Valle d’Aosta la memoria delle frane e delle alluvioni non è una fotografia d’archivio: è un problema che può ripresentarsi alla prossima perturbazione.
Sul fronte dell’identità regionale, la Giunta ha confermato il sostegno al mondo delle corali e dei gruppi folkloristici. Attraverso la legge regionale 69/1993 è stato approvato il piano di riparto dei contributi per il 2026, con una spesa complessiva di 51.100 euro destinata a 26 corali e 12 gruppi folkloristici. Un investimento relativamente contenuto dal punto di vista economico, ma significativo dal punto di vista culturale: in una regione piccola, la tutela delle tradizioni passa spesso più dalle associazioni che dai grandi eventi.
Sempre in ambito culturale arriva anche il contributo alla Film Commission Vallée d’Aoste, con un finanziamento per il 2026 pari a 890.000 euro. Il cinema viene visto sempre più come strumento di promozione territoriale: non solo pellicole e produzioni, ma anche immagine, turismo e ricadute economiche. Resta però la sfida di capire se questi investimenti riusciranno davvero a generare valore sul territorio oppure se resteranno semplicemente una bella vetrina con qualche fotografia panoramica sullo sfondo.
La sanità, come ormai accade da anni, occupa un capitolo centrale. La Giunta ha individuato l’Azienda USL della Valle d’Aosta come soggetto incaricato di organizzare un corso di formazione di base sull’Health Technology Assessment per i dispositivi medici. Il costo dell’iniziativa è di appena 1.966 euro, ma il significato è più ampio: formare personale capace di valutare tecnologie e strumenti sanitari significa provare a spendere meglio le risorse disponibili.
La partita più delicata, però, riguarda il personale. Per rispondere al fabbisogno delle professioni sanitarie, dall’anno accademico 2026/2027 saranno istituiti 30 posti riservati a studenti residenti in Valle d’Aosta nel corso di laurea triennale in infermieristica di Aosta. A questi si aggiungeranno 5 posti nei corsi universitari delle professioni sanitarie dell’Università degli Studi di Torino: logopedia, tecniche audiometriche, tecniche della prevenzione, tecniche di laboratorio biomedico e tecniche di radiologia medica.
Una scelta che prova ad affrontare uno dei nodi strutturali della sanità valdostana: formare in casa i professionisti per evitare di inseguirli sul mercato del lavoro nazionale. Perché il problema non è soltanto avere ospedali e servizi, ma trovare persone disposte a lavorarci. Anche qui, più che gli annunci, conterà la capacità di trattenere questi giovani dopo la laurea.
Infine il turismo, settore che per la Valle d’Aosta rappresenta una vera industria. La Giunta ha assegnato al direttore generale dell’Office régional du tourisme gli obiettivi per il 2026, tra cui la progettazione di un Osservatorio regionale del turismo e un’analisi comparativa dei modelli organizzativi adottati in altre realtà montane.
L’idea è costruire una governance più moderna, basata sui dati e sul confronto con altre destinazioni alpine. Un passaggio quasi obbligato in un mercato dove non basta più avere montagne, castelli e panorami: bisogna sapere chi arriva, cosa cerca, quanto spende e perché sceglie una località invece di un’altra. Anche se, va detto con un pizzico di ironia, in Valle d’Aosta gli osservatori rischiano talvolta di diventare una specie particolare: strumenti molto bravi a osservare, un po’ meno veloci a decidere.
La fotografia complessiva della Giunta racconta quindi una Regione impegnata su più fronti: riparare i danni del passato, sostenere le proprie radici culturali, rafforzare la sanità e preparare il turismo del futuro. Sono tutti tasselli necessari, ma la vera sfida sarà trasformare una lunga lista di delibere in risultati percepibili dai cittadini.
Perché alla fine la politica regionale non viene giudicata dal numero di provvedimenti approvati in una seduta, ma dalla capacità di cambiare concretamente la vita quotidiana delle persone. In una terra autonoma come la Valle d’Aosta, l’autonomia non si misura soltanto nelle competenze scritte sulle carte: si misura nella capacità di usarle bene. E questa, più di ogni altra, resta la partita decisiva.





