ATTUALITÀ ECONOMIA - 30 luglio 2026, 22:16

Bertschy: “Il trasporto è una scelta di futuro per la Valle d’Aosta”. Il nuovo Piano punta a ridisegnare la mobilità regionale

Il Consiglio Valle avvia l’esame del Piano regionale dei trasporti dopo quasi trent’anni dalla legge istitutiva. L’assessore Luigi Bertschy presenta una strategia che intreccia ferrovie, autostrade, mobilità sostenibile e sviluppo dei territori periferici, con l’obiettivo di costruire un sistema più integrato e competitivo

Luigi Bertschy

Luigi Bertschy

Dopo quasi 30 anni dall’approvazione della legge regionale che lo prevede, giungiamo finalmente alla discussione in Consiglio del Piano regionale dei trasporti”. La frase con cui l’assessore ai Trasporti e alla mobilità sostenibile e vicepresidente della Regione Luigi Bertschy ha aperto il suo intervento in aula contiene già il senso politico dell’operazione: il Piano non è soltanto un documento tecnico, ma il tentativo di colmare un vuoto di programmazione che ha accompagnato la Valle d’Aosta per una lunga stagione.

La seduta pomeridiana del 30 luglio 2026 segna quindi un passaggio atteso. Il Piano regionale dei trasporti, presentato dalla Giunta il 10 aprile 2026, arriva in Consiglio Valle come uno strumento destinato a incidere su uno dei nodi più delicati dello sviluppo regionale: la capacità di una piccola regione alpina di garantire collegamenti efficienti senza compromettere ambiente, qualità della vita e attrattività economica.

L’intervento di Bertschy ha avuto il merito di collocare la discussione in una prospettiva ampia. L’assessore non ha presentato il trasporto come un semplice problema di spostamenti, ma come una componente strutturale delle politiche economiche e sociali. In una regione caratterizzata da comuni periferici, dispersione abitativa e forte pressione turistica, la mobilità diventa infatti una questione di equilibrio territoriale: collegare meglio le vallate significa contrastare lo spopolamento, offrire opportunità ai residenti e rendere più competitivo il sistema produttivo.

Bertschy ha ricordato come il percorso di elaborazione sia stato particolarmente complesso, anche perché la prima impostazione del Piano era precedente alla pandemia e alle successive crisi energetiche. Questo passaggio è significativo dal punto di vista politico: la mobilità immaginata prima del 2020 non poteva essere semplicemente riproposta dopo la trasformazione delle abitudini di viaggio, l’aumento dei costi energetici, la maggiore attenzione ambientale e la necessità di rendere le infrastrutture più resilienti.

Il Piano individua cinque obiettivi strategici: migliorare i collegamenti con la rete Ten-T, aumentare efficacia, efficienza, accessibilità e sicurezza del sistema dei trasporti, ridurre lo spopolamento delle aree periferiche, diminuire le emissioni e rafforzare la capacità delle infrastrutture di reagire alle crisi. Una visione che appare coerente con le sfide di una regione alpina, dove ogni scelta infrastrutturale ha conseguenze non soltanto economiche ma anche ambientali e sociali.

Particolarmente centrale è il capitolo ferroviario. Bertschy ha indicato la necessità di proseguire gli interventi per migliorare prestazioni e affidabilità della linea, accompagnandoli con un orario cadenzato e maggiormente coordinato con il trasporto su gomma. È probabilmente uno dei punti più delicati dell’intero Piano: la ferrovia valdostana rappresenta da anni una promessa di sviluppo, ma anche un elemento di frustrazione per molti cittadini a causa dei tempi di percorrenza e dei limiti infrastrutturali. La sfida sarà trasformare il treno da alternativa occasionale a vera dorsale della mobilità quotidiana.

Anche il trasporto pubblico locale viene chiamato a una trasformazione profonda. L’utilizzo di mezzi a basso impatto ambientale, una maggiore accessibilità delle fermate e una politica tariffaria capace di incentivare l’uso del servizio pubblico indicano una direzione precisa: non basta offrire un servizio, occorre renderlo competitivo rispetto all’auto privata. In una regione dove la macchina resta spesso una necessità, il cambiamento richiede però investimenti, continuità e una reale integrazione tra i diversi sistemi.

Interessante è anche la parte dedicata all’autostrada. Bertschy ha evidenziato la necessità di rivedere il rapporto con i concessionari, soprattutto in vista della futura revisione delle concessioni. Il tema ha una forte valenza economica e politica: l’autostrada rappresenta un’infrastruttura strategica per il turismo e per le imprese, ma i costi di percorrenza hanno spesso alimentato discussioni sulla competitività della Valle d’Aosta. L’idea di utilizzare politiche tariffarie per attrarre traffico dalla strada statale 26 alla rete autostradale punta a trovare un equilibrio tra sostenibilità economica della gestione e maggiore funzionalità della viabilità ordinaria.

In questo quadro assume rilievo il progetto del polo di interscambio di Aosta, individuato nell’area del parcheggio della telecabina per Pila. La prospettiva indicata dall’assessore è quella di creare un vero nodo regionale dove ferrovia, autobus, impianti a fune, parcheggi, tangenziale e piste ciclabili possano dialogare. È una scelta che guarda oltre il semplice trasporto: significa immaginare Aosta come porta di accesso della regione e come luogo dove diversi modi di muoversi possano convivere.

Il riferimento alla mobilità ciclistica e all’aeroporto completa un disegno nel quale la mobilità sostenibile non viene contrapposta allo sviluppo economico, ma considerata uno strumento per sostenerlo. La bicicletta viene vista sia come mezzo per gli spostamenti quotidiani sia come elemento di valorizzazione turistica, mentre l’aeroporto viene inserito nell’offerta complessiva regionale attraverso il completamento della nuova aerostazione e la ripresa dei voli charter.

Dal punto di vista politico, l’intervento di Bertschy mostra una scelta precisa della maggioranza regionale: riportare la programmazione al centro delle decisioni pubbliche dopo anni nei quali molte questioni legate ai trasporti sono state affrontate soprattutto attraverso emergenze e interventi puntuali. Il rischio, però, sarà quello tipico dei grandi piani strategici: trasformare una visione condivisibile in una lunga lista di obiettivi difficili da realizzare senza tempi certi, risorse adeguate e una forte capacità di coordinamento con lo Stato, le società concessionarie e gli enti locali.

Il vero banco di prova sarà dunque la fase attuativa. Un Piano dei trasporti non si misura soltanto dalla qualità delle analisi contenute, ma dalla capacità di produrre cambiamenti percepibili nella vita quotidiana dei valdostani: meno isolamento per le vallate, collegamenti più affidabili, maggiore sicurezza sulle strade e un sistema capace di sostenere turismo e imprese.

La discussione iniziata in Consiglio Valle apre quindi una riflessione più ampia sul modello di sviluppo della Valle d’Aosta. In una regione alpina, la mobilità non è solo movimento: è accesso ai servizi, possibilità di restare nei territori, capacità di attrarre persone e investimenti. Il Piano presentato da Bertschy prova a disegnare una Valle più connessa e meno dipendente dalle singole infrastrutture, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità politica di trasformare le linee sulla carta in opere e servizi concreti. Perché una rete di trasporti moderna, come un sentiero di montagna ben tracciato, non elimina la fatica del cammino ma indica la direzione: “un fil conducteur vers l’avenir, où chaque vallée trouve sa place dans le grand paysage alpin”.

pi.mi.

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