Io, azionista di CVA (senza saperlo)
Cronache semiserie di una partecipazione pubblica che nessuno ha mai spiegato ai cittadini
C'è un momento, nella vita di ogni valdostano, in cui scopre una verità sorprendente: ha comprato una centrale idroelettrica e non lo sapeva. Anzi, più di una. E non da un venditore porta a porta, ma direttamente da ENEL, nel 2001, per la modica cifra di 1.650 miliardi di lire.
La Regione Valle d'Aosta, tramite Finaosta, acquistò gli impianti idroelettrici con capitali propri. Che, tradotto dal linguaggio istituzionale, significa soldi pubblici. E i soldi pubblici, sorpresa, sono soldi della comunità.
Non dei singoli cittadini, certo. Ma della collettività sì. E la collettività, quando compra qualcosa, di solito ne diventa proprietaria.
Il paradosso più serio della Valle d'Aosta
Se la Regione ha comprato gli impianti con risorse pubbliche, allora ogni valdostano ha partecipato, indirettamente ma realmente, all'acquisto. Non ha firmato un assegno, non ha fatto un bonifico, non ha ricevuto una fattura. Ma ha contribuito attraverso quel meccanismo invisibile che si chiama bilancio regionale.
E qui nasce il paradosso: se ho partecipato all'acquisto, allora sono azionista. Allora mi considero un azionista morale, certo. Ma azionista.
E un azionista, anche quello con una sola azione trovata nell'uovo di Pasqua, ha diritto a una cosa: il dividendo.
Il dividendo che non arriva mai
CVA è una delle aziende pubbliche più solide d'Italia. Produce energia, utili, investimenti e ricadute economiche. Ogni anno genera valore che finisce nel bilancio regionale.
Ma il cittadino, quello che ha "partecipato all'acquisto", cosa riceve?
Una bolletta.
Un comunicato stampa.
Una foto di una diga al tramonto.
Il dividendo, quello vero, non arriva. Non arriva in bolletta, non arriva in tasca, non arriva nemmeno come riconoscimento simbolico.
Eppure, se la proprietà è pubblica, il beneficio dovrebbe essere pubblico. Non solo contabile, ma anche percepibile.
La verità istituzionale
Giuridicamente, la Regione è proprietaria. I cittadini non sono azionisti individuali: sono beneficiari collettivi. Il ritorno arriva sotto forma di servizi, investimenti e politiche energetiche.
Tutto corretto. Tutto vero. Tutto scritto nei documenti.
Ma il cittadino non percepisce nulla di tutto ciò. Non vede il ritorno. Non sente il beneficio. Non sa di essere, almeno idealmente, azionista di una delle più grandi aziende idroelettriche del Paese.
E allora la satira diventa un modo per ricordarlo.
Conclusione: io, azionista, chiedo il mio dividendo
Non voglio sedermi nel consiglio di amministrazione. Non voglio una turbina in giardino. Non voglio una spilla con il logo di CVA.
Voglio solo che qualcuno dica, una volta per tutte:
«Sì, l'abbiamo comprata con soldi pubblici. Sì, appartiene alla comunità. Sì, ogni valdostano è, almeno idealmente, un azionista.»
E se sono azionista, allora voglio il mio dividendo. Anche solo simbolico. Anche solo una bolletta che non mi faccia piangere. Anche solo un grazie.
Perché CVA è pubblica. E il pubblico, in Valle d'Aosta, siamo noi.
Post scriptum
Un grido d'aiuto da un azionista: cerco un avvocato disposto a far valere i miei... diritti istituzionali.





