Salute in Valle d'Aosta - 24 luglio 2026, 12:15

Al Parini dinAostacreato il Team degli Accessi Vascolari: più sicurezza nelle terapie e cure sempre più vicine ai pazienti

L’Azienda USL della Valle d’Aosta potenzia un gruppo multidisciplinare dedicato alla gestione dei dispositivi che consentono terapie endovenose, prelievi e trattamenti complessi. Il progetto, guidato dalla Dott.ssa Roberta Netto, punta a ridurre complicanze, ricoveri impropri e disagi per i pazienti, rafforzando il collegamento tra ospedale, territorio e assistenza domiciliare

Da sx: l'infermiere Stefano Piccinno, la dott.ssa Roberta Netto, la dott.ssa Alessandra Cena e l'infermiera Federica Guidetti

Da sx: l'infermiere Stefano Piccinno, la dott.ssa Roberta Netto, la dott.ssa Alessandra Cena e l'infermiera Federica Guidetti

Garantire una terapia più sicura, ridurre il dolore e i disagi legati alle ripetute venipunture e accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura. È questo l’obiettivo del nuovo progetto avviato dall’Azienda USL della Valle d’Aosta per il potenziamento del Team aziendale per gli Accessi Vascolari, una struttura specialistica composta da medici e infermieri con competenze dedicate alla valutazione, all’impianto, alla gestione e al monitoraggio dei dispositivi utilizzati per la somministrazione di farmaci e terapie endovenose.

Alla guida del progetto è stata individuata la Dott.ssa Roberta Netto, medico della Struttura complessa Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale regionale “Umberto Parini” di Aosta, professionista con una formazione specifica nel settore degli accessi vascolari. Il gruppo multidisciplinare comprende inoltre la Dott.ssa Alessandra Cena e gli infermieri Federica Guidetti e Stefano Piccinno.

«Un accesso vascolare – spiega la Dott.ssa Roberta Netto, responsabile del progetto – è un dispositivo medico che permette di raggiungere in modo sicuro il sistema venoso e, in situazioni particolari, quello arterioso. È il canale attraverso il quale possiamo somministrare farmaci, liquidi, nutrizione artificiale, trasfusioni e chemioterapia, oltre a consentire, quando possibile, alcuni prelievi senza sottoporre il paziente a continue punture».

La responsabile del progetto sottolinea come dietro un gesto apparentemente tecnico si nasconda un elemento centrale dell’assistenza sanitaria: «La scelta del dispositivo più appropriato non può essere standardizzata, ma deve tenere conto delle condizioni cliniche della persona, del tipo di terapia prevista, della sua durata e del luogo in cui verrà effettuata. Un accesso vascolare adeguato significa maggiore sicurezza, meno complicanze e una migliore continuità delle cure».

La necessità di disporre di percorsi specialistici nasce anche dai cambiamenti demografici ed epidemiologici degli ultimi anni. L’aumento dell’aspettativa di vita, la crescita delle patologie croniche e la presenza di pazienti con più problemi di salute contemporaneamente hanno infatti determinato un incremento delle persone che necessitano di trattamenti prolungati e che presentano difficoltà nell’accesso venoso.

«Non si tratta solamente di competenze tecniche – evidenzia il Direttore sanitario dell’Azienda USL, Dott. Mauro Occhi – ma della capacità di inserire nella cultura aziendale un capitolo fondamentale dell’umanizzazione delle cure. Rendere meno faticosi i percorsi di chi convive con malattie di lunga durata significa prendersi cura della persona nella sua globalità. Nella memoria di chi è stato curato rimangono anche quei professionisti che hanno saputo ridurre i disagi quotidiani, oltre naturalmente alla terapia ricevuta».

Il nuovo Team avrà un ruolo strategico nella prevenzione delle complicanze legate ai cateteri, come infezioni, problemi trombotici o malfunzionamenti meccanici. Una gestione più specialistica permette infatti di diminuire le interruzioni delle terapie, evitare ricoveri non necessari e favorire la prosecuzione dei trattamenti in contesti diversi dall’ospedale, come i day hospital, le strutture territoriali e il domicilio del paziente.

Il modello organizzativo prevede una presa in carico completa: dalla valutazione della richiesta alla scelta del dispositivo più adatto, dall’impianto alla gestione delle eventuali criticità, fino ai controlli periodici e al monitoraggio nel tempo. Un approccio che punta a rendere più uniformi e rapidi i percorsi assistenziali, soprattutto per persone affette da patologie oncologiche, croniche o sottoposte a terapie infusionali di lunga durata.

Il progetto prevede anche un rafforzamento delle attività di consulenza rivolte ai reparti ospedalieri, ai servizi territoriali, alle strutture residenziali e all’assistenza domiciliare. Parallelamente saranno sviluppati programmi di formazione rivolti agli operatori sanitari, ai pazienti e ai familiari chiamati a gestire quotidianamente questi dispositivi.

L’iniziativa rappresenta l’evoluzione di un’attività nata all’interno dell’Azienda USL già nel 2009, inizialmente grazie all’impegno volontario di medici e infermieri della Struttura di Anestesia e Rianimazione. Nel corso degli anni il servizio è cresciuto in modo significativo: dagli 138 impianti effettuati nel 2009 si è passati ai 712 del 2025, un aumento che testimonia sia l’acquisizione di nuove competenze specialistiche sia la crescente necessità da parte dei reparti ospedalieri e dei servizi territoriali.

Il Team valdostano aderisce inoltre alla Rete PICC Italia, una collaborazione che consente ai pazienti portatori di cateteri centrali a inserzione periferica di poter contare su supporto e consulenza anche quando si trovano lontani dalla struttura sanitaria di riferimento.

Un ulteriore passo avanti è stato compiuto dal 2023, quando, in collaborazione con la Struttura di Oncologia, sono stati introdotti gli impianti dei PICC-Port, dispositivi totalmente impiantabili attraverso una vena periferica che permettono di individuare soluzioni personalizzate per i pazienti oncologici, in relazione al tipo e alla durata delle terapie previste. Nel biennio 2023-2024 sono stati formati sulla gestione degli accessi vascolari oltre 200 infermieri impegnati sia in ambito ospedaliero sia sul territorio.

Sul piano organizzativo il progetto prevede anche l’aggiornamento delle procedure aziendali, la costruzione di percorsi condivisi per la scelta dei dispositivi, la creazione di una banca dati dedicata agli impianti e alle complicanze e una progressiva estensione delle attività fuori dall’ospedale.

La nascita di un Team strutturato sugli Accessi Vascolari rappresenta quindi un tassello della trasformazione della sanità valdostana verso un modello sempre più integrato. In una regione caratterizzata da una popolazione distribuita anche in aree periferiche e montane, avvicinare la competenza specialistica al luogo di vita del paziente significa non soltanto migliorare l’efficienza del sistema, ma anche rafforzare il principio di una cura accessibile, continua e costruita intorno ai bisogni delle persone.

pi.mi.

SU