La trasformazione urbanistica di un’area del quartiere Dora riaccende il confronto sul modello di sviluppo della città di Aosta. Al centro della discussione c’è la variante approvata nei giorni scorsi dal Consiglio comunale che modifica la destinazione dell’area verde compresa tra via Lavoratori Vittime del Col du Mont, via Berthet e via Buthier, inizialmente prevista dal Piano urbanistico di dettaglio per nuove abitazioni, destinandola invece a uso commerciale. Una scelta che apre la strada alla realizzazione di un nuovo supermercato, affiancato da una struttura sanitaria, e che ha provocato la dura reazione della Lega Vallée d’Aoste.
Il partito conferma infatti la propria contrarietà, sostenendo che l’operazione rappresenti un ulteriore passo verso un’espansione della grande distribuzione in una realtà territoriale dove, secondo la Lega, il numero di supermercati è già elevato rispetto alle dimensioni del mercato locale. Il capogruppo della Lega in Consiglio comunale Sylvie Spirli ha ribadito in Aula le ragioni della posizione del movimento: «Facciamo tante riunioni con Confcommercio e associazioni, poi andiamo in senso contrario. La crisi abitativa non è legata solo ai costi elevati, ma anche alla mancanza di immobili e noi ne togliamo altri per fare un favore alla grande distribuzione e non al commercio al dettaglio».
La critica politica si concentra quindi su due fronti: da una parte la tutela del commercio di prossimità, dall’altra l’emergenza abitativa. Secondo la Lega, destinare nuove superfici alla vendita commerciale significa sottrarre potenziali spazi alla costruzione di abitazioni proprio in una fase in cui il mercato degli affitti ad Aosta evidenzia una crescente difficoltà per famiglie, giovani e lavoratori.
La posizione del movimento non nasce soltanto dal caso del quartiere Dora. La Lega Vallée d’Aoste ricorda infatti di aver portato avanti negli ultimi anni una battaglia contro quello che definisce il fenomeno della desertificazione commerciale. Nel dicembre 2022 il gruppo aveva presentato in Consiglio regionale un ordine del giorno dedicato al tema, mentre nell’ottobre 2024 aveva depositato una proposta di legge per limitare l’apertura di nuove grandi strutture di vendita nelle aree vicine ai distretti commerciali. Una proposta che, secondo la Lega, non aveva trovato il sostegno del governo regionale dell’epoca.
Il caso di via Lavoratori Vittime del Col du Mont viene indicato dal partito come esempio concreto della necessità di una programmazione diversa. Nell’area interessata sono già presenti tre punti vendita della grande distribuzione, ai quali si aggiungono le strutture commerciali di via Paravera e di Grand Charrière a Saint-Christophe. La Lega parla complessivamente di due ipermercati e otto supermercati nella cintura urbana di Aosta, numeri che, a suo giudizio, renderebbero non necessario un ulteriore insediamento.
Sul piano economico e sociale, il confronto riguarda il ruolo dei piccoli esercizi commerciali nei quartieri. Per la Lega, i negozi di vicinato non rappresentano soltanto attività economiche, ma anche luoghi di relazione e servizi essenziali per la popolazione, in particolare per anziani e persone con difficoltà negli spostamenti. Da qui il richiamo alla posizione di Confcommercio Valle d’Aosta, che recentemente aveva avviato con il Comune di Aosta un tavolo permanente dedicato alla tutela del commercio di prossimità. Secondo il movimento, l’approvazione della variante sarebbe in contrasto con lo spirito di quel confronto: da una parte si aprono tavoli istituzionali, dall’altra si autorizzano interventi che rischiano di rafforzare ulteriormente la presenza della grande distribuzione.
La Lega annuncia quindi che continuerà a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per contrastare il progetto e chiede un confronto con residenti e associazioni di categoria per individuare una destinazione alternativa dell’area. L’obiettivo indicato è quello di puntare su abitazioni a prezzi accessibili, spazi verdi e servizi di quartiere, anziché su un nuovo polo commerciale.
La vicenda del quartiere Dora riporta così al centro una questione più ampia che riguarda molte città di piccole e medie dimensioni: quale equilibrio costruire tra sviluppo commerciale, qualità urbana e tutela del tessuto sociale. La scelta su un singolo terreno diventa quindi il simbolo di una discussione più generale sul futuro di Aosta, tra la necessità di attrarre investimenti e quella di preservare una città vivibile, con case disponibili e comunità locali ancora capaci di mantenere relazioni e servizi di prossimità.





