ATTUALITÀ ECONOMIA - 22 luglio 2026, 14:28

Supermercato al Quartiere Dora, il M5S affonda il Comune: “Altro che tavolo con i commercianti, si spalanca la porta all'ennesimo supermercato”

La senatrice Elisa Pirro attacca la variante urbanistica che consentirebbe la realizzazione di una nuova struttura della grande distribuzione nell'ultimo prato del quartiere Dora. Una presa di posizione che riaccende lo scontro politico e mette in discussione la credibilità dell'impegno assunto dal Comune appena poche settimane fa con Confcommercio per difendere il commercio di prossimità e governare insieme lo sviluppo economico della città

La senatrice Elisa Pirro

La senatrice Elisa Pirro

Appena un mese fa il Comune di Aosta e Confcommercio annunciavano l'avvio di una collaborazione stabile, con un tavolo permanente destinato a costruire una strategia condivisa per il futuro del commercio cittadino. Si parlava di regole, programmazione, tutela delle attività di vicinato e di una nuova stagione di confronto istituzionale. Oggi, però, quello scenario appare improvvisamente incrinato. La proposta di variante urbanistica che consentirebbe la realizzazione di un nuovo supermercato nel quartiere Dora rischia infatti di trasformarsi nel primo grande banco di prova – e forse anche nella prima clamorosa contraddizione – di quella collaborazione tanto sbandierata.

A puntare il dito è la senatrice Elisa Pirro, coordinatrice regionale del Movimento 5 Stelle Valle d'Aosta, che oggi, 22 luglio 2026, ha diffuso una dura presa di posizione contro il progetto discusso dall'Amministrazione comunale.

Secondo Pirro, la variante rappresenta una scelta incomprensibile sotto molteplici aspetti. Da un lato verrebbe sacrificato quello che il Movimento definisce l'ultimo grande prato del quartiere Dora, un'area verde considerata strategica come fascia di separazione rispetto allo stabilimento Cogne; dall'altro si favorirebbe ancora una volta la grande distribuzione in una zona che, secondo il M5S, presenta già un'offerta commerciale largamente sovradimensionata.

La senatrice parla apertamente di una scelta «inaccettabile», sostenendo che un'area di pregio ambientale venga destinata «all'ennesima attività commerciale della grande distribuzione» invece di essere preservata o valorizzata con funzioni capaci di migliorare realmente la qualità urbana.

L'attacco non riguarda soltanto l'aspetto ambientale. Il Movimento ricorda infatti che i progetti urbanistici originari, elaborati circa 14 anni fa, prevedevano per quell'area la realizzazione di abitazioni e servizi destinati al terziario, interventi pensati per rafforzare il tessuto sociale del quartiere e non semplicemente per incrementare le superfici di vendita.

È proprio questo il punto sul quale la polemica assume inevitabilmente una dimensione politica molto più ampia.

Nelle scorse settimane il Comune aveva infatti costruito con Confcommercio un percorso fondato sulla necessità di proteggere il commercio di prossimità e di regolamentare con maggiore attenzione tutte le iniziative che possono alterare gli equilibri economici del centro cittadino. Durante quell'incontro si era discusso della necessità di evitare forme di concorrenza squilibrata, di programmare gli interventi urbanistici e commerciali e di coinvolgere stabilmente le categorie economiche nelle scelte amministrative.

Oggi, invece, l'Amministrazione si ritrova accusata di fare esattamente il contrario.

Se davvero il commercio di vicinato rappresenta, come dichiarato insieme a Confcommercio, un presidio sociale da difendere, appare difficile spiegare perché una delle prime grandi decisioni urbanistiche riguardi proprio l'insediamento di un nuovo supermercato in un territorio già fortemente presidiato dalla grande distribuzione.

Gli stessi numeri richiamati dal Movimento 5 Stelle alimentano il dibattito. Nell'area urbana sarebbero già presenti due ipermercati e otto supermercati. Nel solo quartiere Dora operano già tre punti vendita, ai quali si aggiungono quelli di via Paravera e di Grand Charrière, nel vicino comune di Saint-Christophe. A questo scenario si sommano inoltre i progetti di ulteriori aperture discussi nel territorio di Sarre, delineando un quadro che molti osservatori definiscono ormai di evidente saturazione commerciale.

È inevitabile chiedersi quale sia la strategia complessiva dell'Amministrazione.

Per anni il dibattito pubblico ha denunciato le difficoltà dei negozi di prossimità, la progressiva desertificazione commerciale di alcune aree urbane e la crescente concorrenza esercitata dalle grandi superfici. Lo stesso Comune aveva riconosciuto la necessità di costruire strumenti condivisi per governare questi fenomeni. Se però, parallelamente, vengono favorite nuove strutture della grande distribuzione, il rischio è quello di svuotare di significato gli impegni assunti ai tavoli istituzionali.

Non meno rilevante è il tema urbanistico e ambientale. La trasformazione dell'ultimo spazio verde disponibile in un quartiere densamente edificato pone interrogativi che vanno oltre il singolo intervento edilizio. In una fase nella quale molte amministrazioni rivendicano politiche di contenimento del consumo di suolo e di adattamento climatico, autorizzare nuove edificazioni su aree verdi rischia di apparire una scelta in evidente controtendenza.

Per questo il M5S chiede che l'Amministrazione ritiri la proposta di variante urbanistica e apra un confronto con il Tavolo delle risorse del quartiere, individuando soluzioni che valorizzino l'area senza comprometterne il valore ambientale e sociale.

La vicenda rischia ora di diventare molto più di una semplice discussione urbanistica. Rappresenta infatti un test di coerenza politica per Palazzo municipale. Da una parte gli impegni assunti pubblicamente con Confcommercio a favore del commercio locale e della programmazione condivisa; dall'altra una scelta che, almeno agli occhi delle opposizioni e di una parte degli operatori economici, sembra rafforzare proprio quel modello di sviluppo fondato sulla grande distribuzione che negli ultimi anni è stato indicato come una delle cause della crisi del piccolo commercio.

La partita, quindi, non riguarda soltanto un supermercato o un prato. Riguarda la credibilità delle politiche economiche del Comune e la capacità dell'Amministrazione di dimostrare che il dialogo avviato con le categorie produttive non fosse soltanto un esercizio di immagine. Se alle dichiarazioni sulla tutela del commercio di prossimità seguiranno decisioni che vanno nella direzione opposta, il tavolo permanente rischierà di perdere autorevolezza ancora prima di produrre i suoi primi risultati concreti. In politica, più delle intenzioni, contano infatti gli atti. E questa variante urbanistica rischia di diventare il primo, vero esame di coerenza per chi governa la città.

pi.mi.

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