La questione della lingua torna al centro del dibattito pubblico in Valle d’Aosta. Dopo le reazioni suscitate dall’editoriale dedicato alla campagna di comunicazione della “Stella di Pila”, promossa con una comunicazione esclusivamente in inglese, alcuni cittadini hanno voluto allargare la riflessione a un fenomeno che, a loro giudizio, sarebbe più ampio e riguarderebbe anche la comunicazione quotidiana delle istituzioni locali.
Nella rubrica “I cittadini chiedono” arriva infatti una segnalazione che pone una domanda precisa alla classe politica e amministrativa valdostana: che fine ha fatto il francese nelle locandine e nei materiali promozionali delle manifestazioni organizzate dai Comuni? Il riferimento è soprattutto agli eventi locali, quelli più vicini alla popolazione, dove tradizionalmente la presenza della lingua francese rappresentava non soltanto un obbligo istituzionale, ma anche un elemento distintivo della storia e della cultura della comunità.
Un cittadino osserva: “Avete notato che anche nelle locandine delle manifestazioni, cose semplici, di Comuni a guida UV e alleati, la lingua francese è scomparsa?”. Una critica che non si limita alla scelta di una singola campagna pubblicitaria, ma che punta il dito contro una tendenza percepita come progressiva perdita di attenzione verso uno degli elementi fondanti dell’autonomia valdostana. Lo stesso intervento aggiunge un giudizio molto duro sulla classe dirigente, definita “senza basi, senza rispetto”, pur riconoscendo “le dovute eccezioni”.
Al di là dei toni della denuncia, la questione solleva interrogativi politici e culturali importanti. La Valle d’Aosta è una regione autonoma il cui Statuto speciale riconosce la parità tra italiano e francese e tutela il patrimonio linguistico francoprovenzale. La presenza del francese nella vita pubblica non è quindi soltanto una scelta estetica o comunicativa, ma è parte del modello istituzionale su cui si fonda l’autonomia regionale.
Il tema assume anche una dimensione economica e turistica. Negli ultimi anni molte realtà valdostane hanno scelto di utilizzare sempre più spesso l’inglese per rivolgersi ai mercati internazionali, nella convinzione che sia lo strumento più efficace per attrarre visitatori stranieri. Una scelta comprensibile dal punto di vista commerciale, soprattutto in un settore competitivo come quello turistico, ma che apre una domanda: è possibile promuovere la Valle d’Aosta nel mondo senza indebolire i suoi tratti identitari?
La sfida, secondo molti cittadini, non sarebbe quindi quella di contrapporre francese e inglese, ma di trovare un equilibrio. Una comunicazione rivolta ai turisti internazionali può certamente utilizzare la lingua inglese, ma senza cancellare il francese, che rappresenta una delle caratteristiche che rendono la Valle d’Aosta diversa rispetto ad altre destinazioni alpine.
La protesta dei cittadini richiama anche una responsabilità politica. Le forze autonomiste, in particolare quelle che storicamente hanno fatto della difesa della cultura valdostana uno dei propri pilastri, sono chiamate a interrogarsi sul modo in cui questi valori vengono tradotti nelle scelte quotidiane delle amministrazioni. La tutela dell’identità, infatti, non passa soltanto attraverso le grandi dichiarazioni di principio, ma anche attraverso i dettagli: un manifesto, una locandina, un evento di paese, un messaggio rivolto alla comunità.
La domanda posta dai cittadini resta dunque aperta: la progressiva riduzione dell’uso del francese nella comunicazione pubblica è soltanto un effetto della globalizzazione e dei nuovi linguaggi promozionali oppure rappresenta un segnale di un cambiamento culturale più profondo?
La discussione riguarda in realtà il futuro stesso dell’autonomia valdostana. In una società sempre più aperta e internazionale, difendere una specificità non significa chiudersi al mondo, ma presentarsi al mondo con una propria voce riconoscibile. La Valle d’Aosta può parlare molte lingue, ma il rischio denunciato da alcuni cittadini è che, nel tentativo di essere compresa ovunque, finisca per dimenticare quella che per decenni è stata una delle sue voci più autentiche.





