C'è una domanda che continua a tornarmi in mente, ostinata come un sasso nella scarpa: siamo davvero sicuri che il Medioevo sia stato "l'età buia" della storia umana? O forse quell'etichetta, comoda e rassicurante, ci serve solo per non guardare troppo da vicino il presente?
Ripenso ai miei maestri delle elementari, ai professori delle superiori, a quel docente di italiano e storia che ripeteva una frase che allora sembrava scontata: «Il tuo futuro lo puoi costruire solo se conosci il tuo passato. Lo studio è la fonte del sapere che ti aprirà tutte le strade».
Povero illuso, verrebbe da dire oggi. Non lui: noi, che gli abbiamo creduto.
Socrate, Seneca, Cicerone. I grandi pensatori che per secoli abbiamo studiato come fondamenta della civiltà occidentale, uomini che discutevano di etica, di giustizia e di governo della cosa pubblica con un rigore che oggi sembra fantascienza.
Se potessero leggere le dichiarazioni di certi ministri, di certi parlamentari, di certi manager chiamati a guidare aziende e istituzioni, probabilmente non si rivolterebbero nella tomba: scapperebbero a gambe levate, terrorizzati dal livello a cui è scesa la classe dirigente.
Abbiamo politici che non sanno usare una calcolatrice ma decidono i bilanci dello Stato. Abbiamo ministri che firmano una legge e due giorni dopo la rinnegano, come se le parole non avessero peso, come se governare fosse un gioco a incastro senza conseguenze. Abbiamo dirigenti che inseguono non la logica, non il dato, non la legge, ma il mal di pancia del cittadino medio e, invece di proporre soluzioni, soffiano sul fuoco. Cavalcano la rabbia, l'ignoranza diffusa, il rancore dei social, perché è più facile raccogliere consenso spaventando la gente che educandola.
Il Medioevo aveva un'attenuante. Noi no.
Qui sta la differenza sostanziale, quella che rende il nostro tempo più inquietante di quello che i libri di scuola ci hanno insegnato a temere.
Nel Medioevo l'oscurantismo nasceva da un'assenza: mancavano le biblioteche, mancava l'accesso all'istruzione, mancavano gli strumenti. La conoscenza era un privilegio di pochi: monaci, nobili, una minoranza che poteva permettersi il lusso di leggere e scrivere. L'ignoranza, allora, aveva una scusa.
Oggi no.
Oggi abbiamo l'intera biblioteca di Alessandria in tasca, dentro uno smartphone. Abbiamo università, corsi online gratuiti, un'informazione teoricamente illimitata a portata di clic. E, nonostante questo, scegliamo l'ignoranza.
La scegliamo attivamente, ogni giorno, quando premiamo con il voto chi urla più forte invece di chi ragiona meglio. La scegliamo quando confondiamo un'opinione gridata sui social con un'analisi competente. La scegliamo quando applaudiamo chi promette soluzioni semplici a problemi complessi, perché la complessità richiede fatica, e la fatica non fa più parte del nostro vocabolario collettivo.
Questo non è oscurantismo per mancanza di mezzi. È oscurantismo per scelta. Ed è, se possibile, ancora più grave.
Il paradosso più amaro è che questa deriva non nasce dal nulla: si nutre di una politica che ha smesso da tempo di investire seriamente nella cultura, nella scuola e nella formazione critica dei cittadini. Una politica che, spesso, ha tutto l'interesse a mantenere un elettorato poco informato, perché un cittadino che non capisce i meccanismi del potere è un cittadino più facile da manovrare. Meno cultura significa meno domande scomode. Meno pensiero critico significa meno resistenza.
E così si chiude il cerchio: politici impreparati che governano un pubblico disabituato a pretendere preparazione, in un circolo vizioso che si autoalimenta elezione dopo elezione.
Che fare, allora?
Non ho la presunzione di avere la soluzione in tasca. Ma un punto di partenza credo sia proprio quello che quel vecchio professore cercava di insegnarci, tra un compito in classe e un'interrogazione: la conoscenza non è un accessorio, è l'unico argine reale contro la manipolazione. Un cittadino informato è più difficile da ingannare. Una comunità che studia, legge e discute con metodo è una comunità più difficile da guidare con la paura e con la pancia.
Il Medioevo aveva le sue tenebre, è vero. Ma erano tenebre imposte dalla mancanza di luce. Le nostre, oggi, sono tenebre scelte in pieno giorno, con la luce accesa e a portata di mano.
E questo, mi permetto di dirlo senza mezzi termini, è molto peggio.





