Albert Chatrian torna sulla scena pubblica, ma da un'altra porta. Dopo quasi vent'anni nelle istituzioni regionali, il cinquantunenne maestro di sci di Torgnon, tesserato per il Team Ski Torgnon 2.0, è stato eletto presidente dell'Asiva, il comitato valdostano della Fisi che riunisce circa 4.500 tesserati e una cinquantina di sci club. Candidato unico, ha raccolto 1.996 voti, pari al 77,16% dei voti validi, aprendo così il quadriennio che porterà il movimento degli sport invernali verso le prossime sfide olimpiche. Nel suo intervento all'assemblea elettiva Chatrian non ha presentato un programma tecnico, ma un manifesto valoriale: lo sport come identità della Valle d'Aosta, il merito come unico criterio di crescita degli atleti, il ruolo decisivo delle famiglie e dei club e la volontà di costruire un'ASIVA ancora più unita. Di seguito i passaggi più significativi.
Presidente Chatrian, perché ha deciso di candidarsi alla guida dell'ASIVA dopo aver lasciato la politica?
«La risposta è semplice: perché gli sport invernali sono la mia passione. Da quasi un anno non ricopro più incarichi istituzionali e oggi ho la libertà e il tempo per dedicarmi a ciò che amo davvero. La candidatura è nata quasi spontaneamente, parlando con amici che conoscono quanto la neve abbia accompagnato tutta la mia vita.»
La sua è una storia che attraversa tutto il sistema degli sport invernali valdostani.
«Sì. Sono stato atleta nello Sci Club Torgnon, poi maestro di sci alpino, oggi sono padre di due ragazzi impegnati nell'agonismo nel fondo e nel biathlon. Questo mi permette di conoscere il movimento da prospettive diverse e di essere consapevole della sua importanza per la nostra comunità.»
Lei ha definito gli sport invernali un tratto identitario della Valle d'Aosta. Cosa intende?
«Non sono semplicemente una disciplina sportiva. Sono parte della nostra identità di montagnards, rappresentano un'opportunità educativa per i giovani e costituiscono un patrimonio che attraversa tutta la società valdostana.»
Quali saranno i principi che guideranno il suo mandato?
«L'ASIVA è cresciuta valorizzando gli atleti in modo pulito e meritocratico. È un principio che non deve cambiare: senza se e senza ma contano capacità, impegno, dedizione e resilienza. Sono questi i valori che devono continuare a guidare il nostro movimento.»
Lei ha insistito molto sul ruolo delle famiglie e degli sci club. Perché?
«Perché rappresentano la vera forza del sistema. I club accolgono, formano e fanno crescere i ragazzi con professionalità e passione. Le famiglie affrontano sacrifici enormi per permettere ai figli di conciliare sport e studio. Senza di loro non esisterebbero né l'ASIVA né i grandi risultati della Valle d'Aosta.»
L'anno prossimo l'ASIVA compirà ottant'anni. Quale patrimonio eredita?
«Un patrimonio straordinario. Dal 1947 la Valle d'Aosta ha scritto pagine importanti nella storia degli sport invernali italiani. Dietro ogni campione ci sono società, allenatori, dirigenti e volontari che hanno costruito un modello capace di rinnovarsi generazione dopo generazione.»
Che messaggio ha voluto lanciare al movimento?
«Prima di tutto un grande grazie a chi ha lavorato fino a oggi, a partire dal presidente uscente Marco Mosso, al direttivo, ai tecnici, al personale e agli atleti. Ma soprattutto il messaggio è che il futuro si costruisce insieme. Nessuno vince da solo.»
Ha chiuso citando Pietro Mennea. È il manifesto della sua presidenza?
«Assolutamente sì. Mennea diceva che il talento non basta: servono lavoro e sacrificio, del singolo e della squadra. È il principio con cui voglio guidare l'ASIVA. Per questo ho concluso dicendo: "Viva la squadra ASIVA. Vive la Vallée d'Aoste".»
L'ultima immagine che lascia è quella di una squadra.
«Perché è così che immagino il futuro dell'ASIVA: un movimento unito, capace di valorizzare ogni atleta e ogni club, con l'orgoglio di rappresentare una Valle d'Aosta piccola nelle dimensioni, ma grande nella cultura dello sport e della montagna.»

Alberte Chatrian imberbe





