La prevenzione oncologica continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per ridurre mortalità e costi sanitari, ma il sistema italiano mostra ancora profonde fragilità. È quanto emerge dall'analisi della Fondazione GIMBE sugli screening organizzati nel 2024, dalla quale emerge che oltre 7,6 milioni di persone appartenenti alle fasce di età interessate non sono state coinvolte nei programmi gratuiti di prevenzione. Una situazione che, secondo le stime, ha comportato il mancato intercettamento di oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose, compromettendo la possibilità di intervenire nelle fasi iniziali della malattia.
Il quadro nazionale evidenzia come l'adesione ai programmi di screening resti insufficiente: partecipa soltanto una persona su due per lo screening della mammella e per quello della cervice uterina, mentre per il tumore del colon-retto aderisce appena una persona su tre. Numeri che fotografano un sistema ancora incapace di garantire una prevenzione uniforme sull'intero territorio nazionale, con forti differenze tra Regioni sia nella capacità di invitare la popolazione sia nella risposta dei cittadini.
In questo contesto la Valle d'Aosta presenta luci e ombre. Per quanto riguarda lo screening mammografico, l'estensione degli inviti raggiunge soltanto il 58,1% della popolazione target, un dato molto distante dalla media italiana del 97,3%. L'adesione, invece, si attesta al 50,2% della popolazione target, sostanzialmente in linea con la media nazionale del 50%, consentendo alla regione di occupare l'11° posto nella graduatoria italiana.
Anche sul fronte dello screening cervicale emergono alcune criticità. L'estensione degli inviti raggiunge l'83,6% della popolazione interessata, contro una media nazionale del 117,2%, mentre l'adesione si ferma al 41,9%, inferiore al dato italiano del 51%. Un risultato che colloca la Valle d'Aosta al 13° posto tra le Regioni, evidenziando margini di miglioramento sia nella capacità di raggiungere le donne interessate sia nella partecipazione effettiva ai controlli.
Il quadro cambia radicalmente per lo screening del tumore del colon-retto, dove la Valle d'Aosta rappresenta un modello a livello nazionale. L'estensione degli inviti raggiunge il 96,7% della popolazione target, superiore alla media italiana del 94%, ma soprattutto l'adesione arriva al 64,1%, quasi il doppio rispetto al dato nazionale del 33,3%. Un risultato che vale alla regione il 1° posto in Italia e dimostra come, quando il programma funziona e la popolazione risponde, sia possibile ottenere livelli di partecipazione molto elevati.
Le differenze tra i tre programmi di screening suggeriscono che il problema non riguarda esclusivamente la disponibilità del servizio sanitario, ma anche l'organizzazione delle campagne di invito, l'informazione ai cittadini e la capacità di costruire fiducia nei confronti della prevenzione. Dal punto di vista economico, una diagnosi precoce consente di ridurre significativamente i costi delle cure, limitando il ricorso a trattamenti più complessi e aumentando le probabilità di guarigione. Sul piano sociale, invece, una maggiore partecipazione agli screening significa meno diagnosi tardive, una migliore qualità della vita per i pazienti e minori ricadute sulle famiglie e sul sistema sanitario.
I dati della Fondazione GIMBE confermano quindi come la prevenzione rappresenti ancora una delle principali sfide del Servizio sanitario nazionale. La Valle d'Aosta dimostra, con il primato nello screening del colon-retto, che risultati di eccellenza sono possibili anche in un territorio di piccole dimensioni. La sfida sarà trasferire questo modello organizzativo anche agli screening per mammella e cervice uterina, affinché la prevenzione diventi davvero uniforme e capace di offrire a tutti i cittadini le stesse opportunità di diagnosi precoce, indipendentemente dal luogo in cui vivono.





