EVENTI E APPUNTAMENTI - 12 luglio 2026, 09:23

Dominio e coesistenza: il Gran Paradiso Film Festival apre una 29ª edizione tra cinema, natura e grandi domande del presente

Cogne si prepara a trasformarsi, ancora una volta, in un grande schermo a cielo aperto. Dal 27 luglio al 9 agosto 2026 torna il Gran Paradiso Film Festival, giunto alla sua 29ª edizione, che porterà nel cuore del versante valdostano del Parco del Gran Paradiso cinema, scienza, arte e riflessioni sul rapporto tra uomo e natura

Un momento della presentazione

Un momento della presentazione

Un festival che non si limita a proiettare film, ma costruisce un paesaggio culturale diffuso tra Cogne, Introd, Rhêmes-Notre-Dame, Valsavarenche, Villeneuve, Rhêmes-Saint-Georges e Aymavilles. In tutto 102 eventi, 80 proiezioni e 244 film iscritti, con 14 prime italiane, 3 prime assolute, un titolo premiato ai César e una regista già premio Oscar.

L’idea di fondo resta quella che ha accompagnato la crescita della manifestazione sin dall’inizio: osservare la natura per interrogare il presente.

Il filo conduttore di quest’anno è “Dominio e coesistenza”. Due parole che, più che uno slogan, sembrano una lente attraverso cui leggere non solo la vita animale, ma anche quella umana.

Predatori e prede, territori e migrazioni, equilibri fragili e adattamenti continui diventano così una metafora più ampia: quella dei sistemi sociali, delle relazioni tra comunità, della convivenza tra sviluppo e conservazione.

Il Festival invita il pubblico a guardare al mondo vivente non come a uno sfondo decorativo, ma come a una rete di relazioni complesse, dove ogni elemento influenza l’altro.

A dare il via al Concorso Internazionale sarà “Le Chant des Forêts” di Vincent Munier, che aprirà il Festival lunedì 27 luglio a Cogne. Un film che è già stato riconosciuto in Francia con il César 2026 come miglior documentario e miglior sonoro, oltre alla Genziana d’oro al Trento Film Festival.

Un’opera che lavora sul silenzio e sull’attesa, portando lo spettatore nelle foreste dei Vosgi, dove la natura non si concede subito, ma si lascia scoprire con pazienza.

Tra gli appuntamenti più attesi anche “Pangolin: Kulu’s Journey” di Pippa Ehrlich, già premio Oscar per “My Octopus Teacher”. Il film segue la storia di un giovane pangolino salvato dal traffico illegale a Johannesburg e restituisce un racconto di cura, fragilità e possibile rinascita.

Accanto a questi titoli, il concorso attraversa geografie e specie diverse: dalle foreste europee agli ecosistemi marini, dagli orsi ai giaguari, dalle orchidee agli uccelli migratori. Un atlante cinematografico della biodiversità che diventa, inevitabilmente, anche un atlante delle fragilità del pianeta.

Il Festival apre però anche uno spazio dedicato alle nuove generazioni valdostane. Il progetto Cordata 4061 porta sullo schermo il racconto di 15 giovani alpinisti che hanno vissuto un’esperienza in alta quota tra bivacchi, creste e ghiacciai del Gran Paradiso, trasformandola in tre cortometraggi.

È una narrazione che restituisce la montagna non solo come scenario, ma come luogo di formazione, prova e immaginario contemporaneo.

Accanto a questo percorso, trova spazio anche “Prima dell’Aurora” di Chiara Zoja, giovane regista aostana. Il film racconta la figura della partigiana Lola, intrecciando archivi, interviste e animazione tra Villeneuve e Cogne, e riporta al centro il tema della memoria della Resistenza in chiave contemporanea.

Uno dei tratti distintivi del Festival resta il De Rerum Natura, sezione che porta nel Gran Paradiso economisti, giuristi, scienziati e filosofi per affrontare le grandi questioni del presente.

Tra gli ospiti di questa edizione Carlo Cottarelli, Giuliano Amato e Marta Cartabia, Fabiola Gianotti e Luigi Boitani, fino a Elena Loewenthal.

Non semplici conferenze, ma incontri pensati come dialoghi aperti sul futuro: dalla democrazia alla scienza, dal rapporto con i grandi predatori alle trasformazioni economiche e sociali.

Il GPFF si conferma anche un festival diffuso. Cogne resta il centro simbolico e organizzativo, ma le proiezioni e gli eventi si estendono lungo tutta la valle del Gran Paradiso.

Villaggi, parchi, centri visitatori e spazi culturali diventano sale cinematografiche temporanee. Un modello che punta a intrecciare cultura e territorio, turismo e comunità locali.

Il Festival non evita il confronto con le questioni ambientali più attuali. Dalla presenza dei grandi predatori alla tutela della biodiversità, fino al tema delle specie invasive, il filo conduttore resta quello della coesistenza.

Un equilibrio difficile, che nel contesto alpino assume un valore ancora più concreto.

A rendere il Festival partecipato è anche il ruolo della Giuria del Pubblico, chiamata a assegnare lo Stambecco d’Oro e gli altri premi, sia in presenza sia attraverso la piattaforma online GPFF Online, attiva dal 2 al 7 agosto.

Una scelta che amplia la platea e rafforza l’idea di un Festival che non parla solo al pubblico, ma con il pubblico.

Tutti gli eventi del Gran Paradiso Film Festival sono gratuiti e aperti su prenotazione. Un appuntamento che, anno dopo anno, continua a costruire un modo diverso di raccontare la montagna: non come cartolina, ma come sistema vivo, complesso e interconnesso.

E forse è proprio qui che il titolo di quest’anno trova il suo senso più profondo: dominare o coesistere non è una domanda astratta, ma una scelta quotidiana.

pi.mi.

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