ISTRUZIONE E FORMAZIONE - 10 luglio 2026, 16:00

Smartphone a scuola, il CNDDU: «Il divieto sia l’inizio di una nuova educazione alla cittadinanza digitale»

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rilancia il dibattito dopo la circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito del 16 giugno 2025: limitare l’uso degli smartphone durante le lezioni è una misura necessaria, ma deve essere accompagnata da un percorso nazionale di formazione su diritti, responsabilità, intelligenza artificiale e competenze digitali

Prof. Romano Pesavento

Prof. Romano Pesavento

La scuola si trova oggi davanti a una delle sfide educative più rilevanti della contemporaneità: non soltanto stabilire quando e come utilizzare uno smartphone, ma soprattutto insegnare ai giovani a vivere consapevolmente dentro un mondo digitale che ormai rappresenta una parte integrante della loro quotidianità. È questo il punto di partenza della nuova riflessione del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che interviene nuovamente sul tema dopo la circolare ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025, con cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha esteso alle scuole secondarie di secondo grado il divieto di utilizzo dello smartphone durante l’intero orario scolastico.

Il Coordinamento, guidato dal presidente prof. Romano Pesavento, sottolinea come il tema non possa essere affrontato soltanto sul piano disciplinare o organizzativo, ma debba essere inserito in una riflessione più ampia sul ruolo della scuola nella formazione dei cittadini del futuro. Un percorso già avviato dal CNDDU attraverso numerosi interventi dedicati all’educazione civica, alla cittadinanza digitale, alla prevenzione del cyberbullismo, alla tutela dei minori negli ambienti virtuali e alle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale.

Secondo il Coordinamento, le ragioni alla base della scelta ministeriale trovano fondamento nelle evidenze scientifiche richiamate anche da organismi internazionali come OCSE, Organizzazione Mondiale della Sanità e Istituto Superiore di Sanità, che hanno evidenziato i rischi legati a un uso eccessivo e non regolato degli smartphone tra gli adolescenti, con possibili conseguenze sul benessere psicofisico, sulla qualità delle relazioni e sulla capacità di concentrazione.

Tuttavia, il CNDDU invita a una lettura più articolata del fenomeno. Le stesse ricerche, infatti, non indicano nella tecnologia un problema in sé, ma richiamano la necessità di sviluppare competenze di autoregolazione, spirito critico e consapevolezza nell’utilizzo degli strumenti digitali. «Non è il dispositivo a determinare la qualità dell’apprendimento – osserva il Coordinamento – ma la competenza professionale del docente e la capacità della scuola di inserirlo all’interno di percorsi educativi rigorosi».

In questa prospettiva, il divieto dello smartphone viene considerato una misura organizzativa legittima per migliorare il clima scolastico e favorire l’attenzione degli studenti, ma non può diventare l’unica risposta educativa. La scuola, richiamando i principi costituzionali sanciti dagli articoli 2, 3, 9, 33 e 34 della Costituzione, deve continuare a svolgere la propria funzione fondamentale: accompagnare la crescita della persona, formando cittadini capaci di esercitare diritti e libertà con senso di responsabilità.

Lo smartphone, infatti, è ormai il principale strumento attraverso cui le nuove generazioni accedono all’ecosistema digitale. Attraverso questi dispositivi gli studenti comunicano, cercano informazioni, producono contenuti, utilizzano servizi pubblici e privati, interagiscono con piattaforme di intelligenza artificiale e costruiscono progressivamente la propria identità digitale. Per il CNDDU, ignorare questa realtà significherebbe rinunciare a educare proprio nello spazio in cui si sviluppa una parte importante della cittadinanza del XXI secolo.

La tecnologia, se inserita in una progettazione didattica consapevole, può diventare invece una risorsa educativa significativa. Lo smartphone può essere utilizzato per attività di verifica delle fonti, ricerca documentale, produzione di podcast e contenuti multimediali, realtà aumentata, apprendimento collaborativo, accessibilità, personalizzazione dei percorsi e utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale generativa. Un approccio che si collega anche ai framework europei DigComp e DigCompEdu, orientati allo sviluppo delle competenze digitali di cittadini e insegnanti.

Per questo il CNDDU propone al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, l’istituzione di una Settimana nazionale dell’Educazione alla Cittadinanza Digitale, all’Intelligenza Artificiale e all’Uso Consapevole delle Tecnologie, da collocare nella prima fase dell’anno scolastico e da realizzare nel rispetto dell’autonomia delle singole istituzioni scolastiche.

L’iniziativa, secondo la proposta, dovrebbe coinvolgere tutte le classi delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Per gli studenti delle classi prime potrebbe rappresentare una nuova forma di accoglienza educativa, dedicata alla conoscenza delle regole della convivenza civile anche negli ambienti digitali; per gli studenti degli anni successivi diventerebbe invece un momento annuale di aggiornamento e consolidamento delle competenze, necessario in un settore in continua evoluzione.

Il progetto ipotizzato dal Coordinamento prevede due ore giornaliere di attività interdisciplinari. Gli aspetti giuridici, costituzionali ed economici potrebbero essere affidati ai docenti della classe di concorso A-46 – Scienze giuridico-economiche, attraverso moduli su cittadinanza digitale, privacy, tutela dei dati personali, responsabilità civile e penale online, cyberbullismo, diritto d’autore, identità digitale, educazione finanziaria digitale e normativa europea sull’intelligenza artificiale.

La parte più laboratoriale potrebbe invece coinvolgere i docenti della classe di concorso A-41 – Scienze e tecnologie informatiche e, nella scuola secondaria di primo grado, i docenti di Tecnologia A-60, con attività dedicate alla cybersicurezza, alla gestione degli account, al riconoscimento delle fake news e dei deepfake, al fact-checking, alla produzione di contenuti digitali, al coding, alla collaborazione in cloud e all’utilizzo consapevole degli strumenti di intelligenza artificiale.

Un simile percorso permetterebbe, secondo il CNDDU, di valorizzare professionalità già presenti nella scuola italiana e di rafforzare il ruolo dell’Educazione civica, collegandosi alle strategie del Piano Nazionale Scuola Digitale, alle progettualità del PNRR e agli indirizzi europei sulle competenze digitali.

Un capitolo centrale riguarda anche il rapporto con le famiglie. Il Coordinamento evidenzia infatti che l’educazione digitale non può essere affidata esclusivamente alla scuola, ma deve coinvolgere l’intera comunità educante attraverso un rafforzamento del Patto educativo di corresponsabilità. L’obiettivo è accompagnare i ragazzi verso un uso equilibrato, responsabile e rispettoso delle tecnologie, dentro e fuori dagli ambienti scolastici.

La questione dello smartphone a scuola diventa così il simbolo di una trasformazione più ampia: il rapporto tra educazione, innovazione e diritti fondamentali. Limitare l’utilizzo dei dispositivi durante le lezioni può essere necessario per garantire attenzione e qualità dell’apprendimento, ma la vera sfida è formare giovani capaci di comprendere gli algoritmi, utilizzare criticamente l’intelligenza artificiale, difendere la propria identità digitale e riconoscere i rischi della disinformazione.

Educare ai diritti umani oggi significa anche educare alla cittadinanza digitale. La scuola, insieme alle famiglie e alle istituzioni, è chiamata a trasformare la rivoluzione tecnologica da possibile fonte di disorientamento in una concreta opportunità di crescita culturale, civile e democratica per le nuove generazioni.

pi.mi.

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