Quando un'intera comunità decide di mobilitarsi per difendere il proprio territorio, la politica non può limitarsi a osservare. È da questa considerazione, che appare largamente condivisibile, che prende le mosse la presa di posizione di Valle d'Aosta Futura, che esprime il proprio sostegno al neonato comitato "La Voix du Pays – Comité pour la sauvegarde du territoire et des peuples", nato per contrastare il progetto di una torre per telecomunicazioni alta oltre 30 metri prevista ad Arpuilles, su un terreno non edificabile sottoposto a tutela paesaggistica.
Il movimento ricorda come la propria attenzione al tema dell'inquinamento elettromagnetico non sia episodica, ma rappresenti una battaglia portata avanti da anni attraverso iniziative pubbliche e campagne di sensibilizzazione dedicate ai possibili effetti dell'espansione della rete 5G. Per questo la mobilitazione dei residenti di Arpuilles, Entrebin ed Excenex viene definita non soltanto legittima, ma anche meritevole del pieno sostegno politico.
Nel documento diffuso dal coordinamento viene richiamata una delle affermazioni contenute nella nota del comitato: «Le grandi scelte che incidono sul territorio devono essere guidate dall'interesse pubblico e condivise con le comunità locali». Un principio che, secondo Valle d'Aosta Futura, dovrebbe rappresentare il fondamento di qualsiasi decisione riguardante infrastrutture destinate a modificare in modo permanente il paesaggio e la qualità della vita delle persone.
La presa di posizione assume inevitabilmente anche un significato politico. Da luglio 2024, infatti, le competenze relative ai siti e alle postazioni di telecomunicazione pubbliche sono passate dagli enti locali alla Regione Valle d'Aosta. Una scelta che, secondo il movimento, attribuisce all'Amministrazione regionale una responsabilità ancora maggiore nella valutazione di progetti che incidono direttamente sul territorio. «Chi governa una regione – sostiene il coordinamento – deve avere come priorità la tutela della salute della popolazione, della fauna, della flora e dell'ambiente», chiedendosi se determinate infrastrutture rappresentino realmente un vantaggio per la collettività oppure «un esclusivo beneficio per le multinazionali del settore».
Da qui l'invito rivolto alla Giunta regionale ad affrontare la questione con maggiore sensibilità, tenendo conto degli studi scientifici e dei rapporti tecnici internazionali dedicati agli effetti dell'esposizione ai campi elettromagnetici. Il movimento richiama inoltre il principio di precauzione e cita il D.Lgs. 214/2023, che ha modificato i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, ricordando anche come in Italia, già dal Decreto-Legge 179/2012, le misurazioni vengano effettuate sulla media delle 24 ore anziché sui 6 minuti di massimo traffico giornaliero, scelta che continua ad alimentare un acceso dibattito tra esperti e associazioni.
Tra le richieste figura anche l'istituzione di un osservatorio regionale indipendente incaricato di monitorare nel tempo lo stato di salute della popolazione, della fauna, della flora e dell'ambiente attraverso dati epidemiologici, rilevazioni ambientali e analisi scientifiche. L'organismo, nelle intenzioni del movimento, dovrebbe coinvolgere istituzioni amministrative e sanitarie, esperti indipendenti e rappresentanti dei cittadini, diventando uno strumento stabile di conoscenza e trasparenza.
Un altro passaggio riguarda il ruolo dei sindaci. Pur ricordando che la Legge n. 120 del 2020, il cosiddetto Decreto Semplificazioni, ha fortemente limitato i poteri dei Comuni nel bloccare o restringere le installazioni delle infrastrutture 5G, Valle d'Aosta Futura invita comunque le amministrazioni comunali a esercitare pienamente le competenze urbanistiche ancora disponibili. L'obiettivo è individuare aree non idonee, pretendere tavoli di confronto preventivi con i gestori e le Tower Company e richiedere controlli costanti da parte dell'ARPA per verificare il rispetto dei limiti previsti dalla normativa vigente. «I sindaci – osserva il movimento – continuano a rappresentare la massima autorità sanitaria locale e hanno il dovere di tutelare la salute dei cittadini».
Dietro la vicenda di Arpuilles emerge così una questione più ampia che riguarda il rapporto tra sviluppo tecnologico, tutela ambientale e partecipazione democratica. La realizzazione di una torre alta oltre 30 metri non viene presentata soltanto come un intervento tecnico, ma come una scelta destinata a incidere per decenni sul paesaggio, sull'identità dei luoghi e sulla fiducia tra cittadini e istituzioni.
Il coordinamento conclude rilanciando la richiesta di un confronto aperto prima di qualsiasi decisione definitiva. «In una democrazia il cittadino non è soltanto un elettore, ma protagonista del bene comune attraverso il dialogo, il civismo e la collaborazione», si legge nella nota.
Una posizione che riporta al centro una domanda destinata ad accompagnare sempre più spesso il dibattito pubblico valdostano: fino a che punto l'innovazione tecnologica può procedere senza un coinvolgimento reale delle comunità locali? La risposta non riguarda soltanto il futuro di Arpuilles, ma il modello di sviluppo che la Valle d'Aosta intende costruire nei prossimi anni, cercando un equilibrio tra progresso, tutela del paesaggio, salute pubblica e partecipazione dei cittadini.





