ATTUALITÀ POLITICA - 09 luglio 2026, 15:10

Concessioni idroelettriche, la sfida della sovranità energetica valdostana: “Cva pubblica scelta strategica da valutare fino in fondo”

La proposta di legge regionale presentata oggi da Minelli, Campotaro e Torrione (AVS) punta ad affidare a Finaosta un’istruttoria tecnica sul futuro delle grandi derivazioni idroelettriche. Al centro il ruolo di Cva, la transizione verso una Valle d’Aosta fossil fuel free e la possibilità dell’affidamento diretto a una società totalmente pubblica

Campotaro, Minelli, Torrione firmatari della proposta

Campotaro, Minelli, Torrione firmatari della proposta

C’è un principio di fondo che merita attenzione e che appare condivisibile: l’energia prodotta dalle montagne valdostane non può essere considerata soltanto una risorsa economica, ma rappresenta un patrimonio strategico che riguarda l’autonomia della regione, il futuro ambientale, la competitività del sistema produttivo e la capacità delle istituzioni locali di governare una delle leve più importanti dello sviluppo. È dentro questa prospettiva che si colloca la proposta di legge regionale n. 21, depositata il 7 luglio 2026 dai consiglieri Minelli, Campotaro e Torrione, dedicata all’istruttoria tecnica per l’affidamento delle concessioni idroelettriche a società a totale partecipazione pubblica.

La questione è destinata a diventare uno dei dossier politici più rilevanti dei prossimi anni. Le concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche rappresentano infatti il punto d’incontro tra autonomia regionale, interesse pubblico, mercato dell’energia e tutela di un patrimonio costruito nel tempo dalla comunità valdostana. La scelta che verrà compiuta non riguarderà soltanto chi gestirà le centrali, ma definirà il modello energetico della Valle d’Aosta nel lungo periodo.

La proposta parte da una considerazione precisa: C.V.A. S.p.A., società interamente controllata dalla Regione attraverso Finaosta S.p.A., è oggi lo strumento principale attraverso il quale la Valle d’Aosta esercita una politica energetica autonoma. Secondo i promotori, non è quindi possibile affrontare il futuro delle concessioni senza interrogarsi contemporaneamente sul destino della società pubblica.

Le concessioni idroelettriche e C.V.A. sono realtà profondamente interdipendenti e non possono essere considerate separatamente”, spiegano i consiglieri firmatari, evidenziando come la perdita delle concessioni avrebbe conseguenze non solo industriali, ma anche sul ruolo pubblico attribuito alla società dalla legislazione regionale.

Il tema assume un peso ancora maggiore alla luce dell’obiettivo fissato dalla Regione di diventare “fossil fuel free” entro il 2040, impegno formalizzato con l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale il 18 dicembre 2018 e successivamente sostenuto dalla deliberazione della Giunta regionale n. 151 del 22 febbraio 2021. Una sfida ambiziosa considerando che il fabbisogno energetico valdostano si aggira intorno ai 4.500 GWh annui, mentre la produzione idroelettrica regionale è di circa 3.000 GWh l’anno.

Il ragionamento politico alla base della proposta è dunque chiaro: l’idroelettrico da solo non basta per raggiungere la completa decarbonizzazione, ma rappresenta una componente essenziale di una strategia più ampia fatta di elettrificazione dei consumi, sviluppo delle rinnovabili e maggiore autonomia energetica.

Nel 2025 gli impianti di C.V.A. S.p.A. hanno prodotto complessivamente oltre 3.250 GWh, con una prevalenza della fonte idroelettrica e una progressiva crescita degli investimenti nel settore eolico e fotovoltaico. Numeri che, secondo i promotori della legge, dimostrano il ruolo industriale della società pubblica e la necessità di una valutazione approfondita prima di qualsiasi decisione sulle concessioni.

La proposta non chiede un automatismo, ma un percorso tecnico che consenta alla politica di decidere su basi solide. Per questo viene affidato a Finaosta S.p.A. il compito di elaborare un’istruttoria destinata a verificare se Cva possa assumere la configurazione richiesta dal modello in house, cioè una società totalmente pubblica controllata dalla Regione e operante principalmente nell’interesse dell’ente pubblico proprietario.

Prima di scegliere il modello di affidamento delle concessioni occorre conoscere fino in fondo le conseguenze delle diverse opzioni”, sottolineano i consiglieri proponenti, evidenziando come la scelta non possa limitarsi a un confronto tra gara pubblica e affidamento diretto, ma debba considerare gli effetti economici, occupazionali e strategici per la Valle d’Aosta.

Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio le conseguenze di un eventuale affidamento delle concessioni a soggetti diversi da Cva. La proposta prevede infatti che vengano analizzati gli impatti sulla società, sul patrimonio regionale, sui lavoratori e sulla capacità della Valle d’Aosta di perseguire gli obiettivi di politica energetica.

La dimensione occupazionale è un elemento centrale. Dietro le centrali idroelettriche non ci sono soltanto impianti e bilanci, ma competenze tecniche, professionalità altamente specializzate e posti di lavoro legati a un settore strategico. Una scelta diversa dall’attuale modello pubblico dovrà quindi essere valutata anche rispetto alla stabilità occupazionale e alle ricadute sul territorio.

Sul piano politico la proposta apre inevitabilmente un confronto sul significato stesso dell’autonomia valdostana. La gestione delle acque e della produzione energetica rappresenta da decenni uno dei terreni sui quali la Regione ha rivendicato maggiori capacità decisionali. La possibilità di mantenere sotto controllo pubblico una risorsa fondamentale viene letta dai promotori come una prosecuzione coerente di una storia istituzionale iniziata con l’ordinamento autonomistico e con la scelta di utilizzare le risorse locali per lo sviluppo della comunità.

La produzione energetica deve continuare a generare valore per il territorio valdostano, sostenendo sviluppo economico, qualità della vita e transizione ecologica”, è il principio che accompagna la proposta dei tre consiglieri, richiamando anche la finalità originaria della legge regionale 20/2000, che aveva individuato nella valorizzazione delle fonti energetiche locali uno strumento di crescita sociale ed economica.

Da sn: Elio Riccarand, Capotaro, Minelli, TorrioeLa norma arriva inoltre in una fase particolarmente significativa perché la nuova norma di attuazione dello Statuto speciale in materia di concessioni per derivazioni d’acqua, già approvata dal Consiglio regionale con parere favorevole unanime il 20 maggio 2026 e in attesa del completamento dell’iter nazionale, potrebbe riconoscere alla Valle d’Aosta nuovi strumenti legislativi per disciplinare direttamente il settore.

La strada indicata dalla proposta di legge è quindi quella della preparazione: entro tre mesi dall’entrata in vigore della norma, Finaosta dovrà predisporre un rapporto preliminare destinato alla competente commissione consiliare, per arrivare poi a un documento conclusivo con valutazioni tecniche e un cronoprogramma per garantire la continuità della gestione degli impianti.

La partita delle concessioni idroelettriche rappresenta molto più di una scelta amministrativa. È una decisione che riguarda il modello di sviluppo della Valle d’Aosta nei prossimi decenni: se l’energia prodotta dalle montagne dovrà essere considerata una semplice opportunità di mercato oppure una risorsa strategica da governare nell’interesse della comunità. In un momento storico nel quale energia, ambiente e competitività economica sono strettamente collegati, il confronto sul futuro di Cva diventa inevitabilmente un confronto sul futuro stesso dell’autonomia valdostana.

pi.mi.

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