ATTUALITÀ POLITICA - 07 luglio 2026, 11:24

Trasporti, AVS attacca il Piano regionale: «Più autostrade e meno ferrovia, così si tradisce la mobilità sostenibile»

Secondo Alleanza Verdi e Sinistra Valle d'Aosta, la bozza del nuovo Piano regionale dei trasporti della Giunta Testolin e dell'assessore Bertschy punta sul potenziamento della viabilità stradale e rinuncia alla ferrovia Aosta-Pré-Saint-Didier. Il movimento denuncia un'impostazione «assurda e dannosa», parla di mancata pianificazione e chiede una radicale revisione delle scelte infrastrutturali regionali

Testolin (sn) Bertscky. Foto archivio

Testolin (sn) Bertscky. Foto archivio

La mobilità valdostana torna al centro dello scontro politico. A intervenire è Alleanza Verdi e Sinistra Valle d'Aosta, che dedica un duro documento alla bozza del nuovo Piano regionale dei trasporti, individuando nella strategia della Giunta Testolin e dell'assessore ai Trasporti Luigi Bertschy un cambio di rotta ritenuto profondamente sbagliato rispetto agli obiettivi della mobilità sostenibile. Al centro delle critiche c'è quella che il movimento definisce una scelta di privilegiare ancora una volta la gomma rispetto al ferro, in aperto contrasto con gli indirizzi europei e con le esigenze ambientali del territorio.

La nota si apre con una riflessione sulle difficoltà che stanno caratterizzando la viabilità valdostana. Secondo AVS, «molti decenni di politica inadeguata (oppure miope) della mobilità nazionale e regionale hanno portato la Valle d'Aosta all'attuale situazione negativa con un eccesso di traffico e giornate nere», una condizione che, sostiene il movimento, è diventata ormai strutturale e che nelle ultime settimane si è tradotta in «code e situazioni di grave disagio» lungo le principali direttrici di accesso alla regione.

L'affondo non riguarda soltanto il presente, ma investe l'intera programmazione regionale. AVS osserva infatti che la Valle d'Aosta «non ha mai svolto un'azione di programmazione della mobilità» e ricorda come il Piano regionale dei trasporti previsto dalla legge regionale del 1987 non sia mai stato definitivamente approvato. Una mancanza che, secondo il movimento, avrebbe impedito di costruire negli anni una vera strategia di sviluppo del sistema dei trasporti.

Nel mirino finisce soprattutto il principio della cosiddetta «cura del ferro», cioè la scelta di considerare la ferrovia come infrastruttura portante della mobilità pubblica, indicata anche dalle raccomandazioni dell'Unione europea. Secondo AVS, tale impostazione sarebbe «completamente ignorata dalla bozza attuale di Piano Regionale dei Trasporti» che la Giunta intende sottoporre all'approvazione del Consiglio regionale.

Per sintetizzare la propria critica, il movimento ricorre a due numeri destinati a diventare lo slogan dell'iniziativa politica: «35 chilometri in più di autostrade e tunnel stradali, 32 chilometri in meno di ferrovia». Una formula che riassume, secondo gli estensori del documento, l'intera filosofia del nuovo Piano.

La contestazione più netta riguarda il futuro della linea ferroviaria Aosta-Pré-Saint-Didier, lunga 32 chilometri. Nella lettura proposta da AVS, il Piano regionale «prevede che la ferrovia Aosta-Pré-Saint-Didier sia definitivamente abbandonata e smantellata», nonostante esista «una legge regionale di iniziativa popolare, approvata all'unanimità dal Consiglio regionale, che ne prevede l'ammodernamento e la riattivazione». Una scelta che il movimento considera incomprensibile anche sotto il profilo politico e istituzionale.

Al suo posto verrebbe sviluppato un sistema di Bus Rapid Transit. Una prospettiva che AVS respinge con decisione, sostenendo che il trasporto pubblico tra Aosta e l'Alta Valle verrebbe affidato ad autobus destinati a percorrere prevalentemente la strada statale. Per il movimento si tratta di «un'impostazione del tutto inaccettabile», poiché la linea ferroviaria potrebbe invece «essere ammodernata, riattivata e rappresentare un importante asse di trasporto pubblico sia per la mobilità nella Plaine di Aosta sia per tutta l'Alta Valle».

Le critiche investono anche gli interventi previsti sulla rete autostradale. Il Piano, osserva AVS, ipotizza l'allargamento del tratto Montjovet-Quincinetto, pari a 23 chilometri, con una nuova galleria a doppia canna tra Hône e Donnas. Un progetto che il movimento definisce «costosissimo, di improbabile realizzazione» e che rappresenterebbe «l'espressione di un'impostazione che bisognerebbe correggere e modificare». Nel documento viene inoltre sottolineato come anche la società concessionaria SAV, nelle proprie osservazioni al Piano, avrebbe espresso «forti perplessità» sull'intervento.

Non meno severo il giudizio sull'ipotesi di raddoppio del Tunnel del Monte Bianco, pari a ulteriori 12 chilometri di infrastruttura. Secondo AVS, il Piano giustifica l'opera con esigenze di sicurezza, ma «pur sapendo che possono essere affrontate con scelte diverse, più rapide e con un minor impatto economico ed ambientale». Sommando i diversi interventi, il movimento arriva così alla conclusione che il nuovo Piano comporterebbe «35 chilometri in più per la mobilità su gomma», aggravando «un'impostazione della mobilità che già è ai limiti della sostenibilità».

Dubbi vengono espressi anche sul sistema di Bus Rapid Transit previsto nel fondovalle e nelle vallate laterali. Per AVS il progetto sarebbe «in realtà irrealizzabile», poiché richiederebbe corsie riservate agli autobus «che non sono possibili né sulla strada statale né nelle valli laterali».

La presa di posizione si conclude con un giudizio politico senza attenuanti. AVS manifesta infatti «netta contrarietà» nei confronti di un Piano definito «palesemente assurdo e dannoso, totalmente sbagliato nella sua impostazione ed estremamente peggiorativo rispetto alla bozza del 2021-2022».

Il documento rilancia così uno dei temi destinati a caratterizzare il confronto politico sulla mobilità valdostana nei prossimi mesi. Al di là delle singole opere, la questione riguarda infatti il modello di sviluppo che la Regione intende perseguire: da un lato chi ritiene necessario rafforzare la rete stradale per rispondere ai flussi di traffico e alle esigenze economiche, dall'altro chi chiede di invertire la rotta investendo con decisione sul trasporto ferroviario e sul trasporto pubblico. Una scelta che non riguarda soltanto infrastrutture e cantieri, ma anche la qualità della vita, la competitività del territorio e la sostenibilità ambientale della Valle d'Aosta per i prossimi decenni.

NdR: Indipendentemente da tutte le considerazioni di parte, che fine ha fatto la ferrovia Aosta-Pré-Saint-Didier?

pi.mi.

SU