La vertenza della Cogne Acciai Speciali entra in una fase sempre più delicata e, mentre cresce la preoccupazione tra centinaia di lavoratori e delle loro famiglie, la politica valdostana viene chiamata ad assumersi responsabilità che, secondo le opposizioni di sinistra, finora sono rimaste lettera morta. La decisione dell'azienda di disdire il Contratto integrativo 2023-2026 viene infatti letta come il segnale di una crisi che rischia di produrre effetti pesantissimi sul piano occupazionale, economico e sociale, in un momento in cui dalla Regione continuano ad arrivare soprattutto silenzi.
L'alleanza Uniti a Sinistra, composta da Area Democratica Gauche Autonomiste, Movimento 5 Stelle, Partito della Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista, esprime infatti "piena solidarietà alle lavoratrici, ai lavoratori della Cogne Acciai Speciali e alle loro famiglie", definendo la scelta aziendale "gravissima" perché apre "una fase di forte incertezza e una crisi aziendale dalle conseguenze potenzialmente molto pesanti sul piano occupazionale e sociale".
Il sostegno va anche allo sciopero proclamato dalle organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm, considerato dagli esponenti della sinistra "una mobilitazione necessaria per impedire che i costi della crisi vengano ancora una volta scaricati esclusivamente sui lavoratori, mentre chi ha beneficiato dei risultati economici si sottrae alle proprie responsabilità".
Nel documento politico emerge anche una critica di carattere economico che va oltre la singola vertenza. Per l'alleanza, infatti, è "inaccettabile un modello in cui si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite", un principio che viene indicato come una delle principali distorsioni dell'attuale gestione industriale.
Ma l'attacco più duro è rivolto alle istituzioni e, in particolare, alla maggioranza regionale. Di fronte a quella che rappresenta probabilmente la più importante emergenza industriale della Valle d'Aosta, la politica di governo appare imbalsamata, incapace di anticipare gli eventi e di esercitare quel ruolo di regia che ci si aspetterebbe dall'azionista pubblico della programmazione economica regionale. Da settimane il dibattito si trascina tra dichiarazioni prudenti e attese, mentre l'incertezza cresce all'interno dello stabilimento e tra le famiglie che da esso dipendono. In una regione dove la Cogne Acciai Speciali costituisce uno dei principali poli produttivi e occupazionali, il tempo delle osservazioni sembra essersi ormai esaurito.
Per questo Uniti a Sinistra chiede un intervento immediato di tutte le istituzioni. L'appello è rivolto al Governo, alla Regione Valle d'Aosta e al Comune di Aosta, affinché "si attivino con urgenza per tutelare l'occupazione, garantire la continuità produttiva e costruire un percorso condiviso che salvaguardi il futuro dell'azienda e dei suoi dipendenti".
L'alleanza assicura inoltre che continuerà a essere "al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori in questa difficile vertenza", impegnandosi a sostenere ogni iniziativa utile per difendere "il lavoro, la dignità delle persone e il futuro industriale del territorio".
La vicenda della Cogne Acciai Speciali, tuttavia, supera ormai i confini di una normale trattativa sindacale. Essa rappresenta un banco di prova per la credibilità della politica regionale e per la sua capacità di governare le grandi crisi industriali. Se la Valle d'Aosta vuole davvero continuare a definirsi una regione capace di difendere il proprio tessuto produttivo, non potrà limitarsi ad assistere agli eventi. Servono iniziative concrete, una strategia industriale e una classe dirigente capace di assumersi responsabilità. Perché quando vacilla il principale stabilimento siderurgico valdostano non è soltanto il destino di un'azienda a essere in discussione, ma una parte significativa del futuro economico e sociale dell'intera comunità regionale.





