Quando si parla della Cogne Acciai Speciali, non si parla soltanto di un'azienda. Si parla del cuore industriale della Valle d'Aosta, di una realtà che da decenni rappresenta un pilastro dell'economia regionale e che insiste su un'area di proprietà della Regione. Una realtà che, nel corso degli anni, ha beneficiato del sostegno pubblico proprio per garantire occupazione, sviluppo e stabilità. Per questo motivo, davanti ai primi segnali di una vertenza che rischia di avere pesanti ripercussioni sociali, sorprende soprattutto l'atteggiamento della maggioranza regionale, che continua a muoversi con estrema lentezza, quasi fosse spettatrice di una vicenda che non la riguarda direttamente.
I timori espressi dal capogruppo di POUR L'AUTONOMIE – PER L'AUTONOMIA (PlA), Marco Carrel, durante l'ultimo Consiglio regionale hanno trovato puntuale conferma. La governance della Cogne Acciai Speciali ha infatti annunciato una significativa riduzione dei contratti integrativi, una scelta che ha immediatamente provocato uno stato di agitazione tra i circa 1.200 dipendenti dello stabilimento e acceso forti preoccupazioni anche tra le numerose imprese dell'indotto.
Per PlA, la questione non può essere archiviata come una normale trattativa sindacale. Il segretario politico Aldo Di Marco interviene con toni netti, affermando che «non è accettabile che una realtà produttiva sostenuta anche dalla comunità regionale risponda con un arretramento di diritti e tutele». Un richiamo che pone al centro il rapporto tra impresa e territorio, ricordando come il sostegno pubblico comporti inevitabilmente anche precise responsabilità nei confronti dei lavoratori e della collettività.
Da qui la richiesta, rivolta direttamente alla Giunta regionale, di convocare con la massima urgenza un tavolo istituzionale che coinvolga azienda, sindacati e parti sociali. Secondo PlA, la Regione ha il dovere di vigilare sull'utilizzo di un bene pubblico e di pretendere che chi ne beneficia operi nel rispetto del principio di responsabilità sociale. Non si tratta di interferire nelle scelte industriali dell'azienda, ma di esercitare quel ruolo di indirizzo politico che le istituzioni non possono abdicare quando è in gioco uno dei principali poli produttivi valdostani.
Ed è proprio sul piano politico che emergono le maggiori criticità. Di fronte a una vicenda che interessa direttamente 1.200 lavoratori e altrettante famiglie, oltre a un indotto fondamentale per l'economia regionale, dalla maggioranza non è arrivata alcuna iniziativa concreta. Nessuna convocazione, nessun confronto pubblico, nessuna assunzione di responsabilità. Ancora una volta prevale un immobilismo che rischia di trasformarsi in complicità passiva. Se la Regione è pronta a rivendicare il proprio ruolo quando si tratta di sostenere economicamente il sistema produttivo, dovrebbe dimostrare la stessa determinazione quando occorre difendere il lavoro e la coesione sociale.
La vicenda della Cogne Acciai Speciali rappresenta infatti molto più di una controversia sugli integrativi aziendali. È il banco di prova della credibilità della politica regionale, chiamata a dimostrare se intenda esercitare davvero il proprio ruolo di garante dell'interesse pubblico oppure limitarsi ad assistere agli eventi. Attendere che il confronto si consumi esclusivamente tra azienda e sindacati significherebbe rinunciare a quella funzione di mediazione e di indirizzo che spetta alle istituzioni.
Il futuro della Cogne Acciai Speciali coincide con il futuro di 1.200 lavoratori, delle loro famiglie e di una parte significativa dell'economia valdostana. Per questo il tempo delle dichiarazioni prudenti e dell'attesa dovrebbe essere finito. La maggioranza regionale è chiamata a uscire dall'immobilismo e ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. Perché quando vacilla il principale stabilimento industriale della Valle d'Aosta, non è in gioco soltanto il destino di un'azienda, ma quello dell'intera comunità regionale.





