ATTUALITÀ - 04 luglio 2026, 12:08

Il paradosso del caldo gratis

Una battuta ascoltata nella sala d'attesa del medico diventa lo spunto per riflettere sul teleriscaldamento di Aosta. Tra rincari, monopolio e promesse di risparmio ormai sempre più difficili da dimostrare, resta una domanda: chi beneficia davvero del calore recuperato dall'acciaieria?

Il paradosso del caldo gratis

Sala d'attesa del medico. Davanti a me una coppia di anziani: lei, capelli bianchi, si sventola con un piccolo ventaglio; lui borbotta che fa caldo. Lei, con un sorriso candido: «Zitto e non ti lamentare, questo è caldo gratis. A dicembre ti lamenterai che per scaldare casa devi pagare».

Ho abbassato la testa per nascondere una risata. Ma nel pomeriggio quella battuta mi è tornata in mente e ho pensato che la nonna avesse ragione più di quanto immaginasse.

Tra pochi mesi il freddo busserà di nuovo alla porta. E la mia mente è tornata a qualche anno fa, quando all'inverno si accompagnò una guerra non troppo lontana e il prezzo di gas e gasolio schizzò alle stelle.

Ad Aosta, dove circa il 70% delle abitazioni si scalda con il teleriscaldamento gestito da Telcha, quell'inverno fu segnato da rincari sproporzionati: cittadini che si rivolgevano disperati alle associazioni dei consumatori, ingiunzioni di pagamento che rischiavano di mettere in ginocchio intere famiglie, Telcha costretta a correre ai ripari e a risarcire, almeno in parte, alcuni condomìni.

Ma il problema di fondo è rimasto lì, intatto: Telcha è di fatto un monopolio. Chi si allaccia alla rete non sceglie il fornitore, lo subisce. E chi anni fa passò al teleriscaldamento lo fece perché gli fu promesso un risparmio netto rispetto alla vecchia caldaia a metano. Oggi quel risparmio esiste ancora?

I numeri, non le promesse. Guardiamo la sola componente energia. A settembre 2025 Telcha fattura il primo scaglione di consumo a 0,119 euro/kWh, IVA esclusa, che con l'IVA agevolata al 10% diventa circa 0,130 euro/kWh. Nello stesso periodo il prezzo medio del gas naturale domestico in Italia, imposte incluse, oscillava tra 0,124 e 0,148 euro/kWh, a seconda del semestre.

Sulla carta, dunque, il teleriscaldamento non è né più caro né più conveniente: veleggia nella stessa forbice di prezzo del gas. E non è un caso: il prezzo Telcha è costruito apposta per replicare quello che un condominio spenderebbe con una caldaia tradizionale, un meccanismo che in gergo si chiama "costo evitato". Non per farti risparmiare, ma per non farti accorgere che stai pagando quasi lo stesso.

Ma la quota energia è solo metà della storia.

Nella bolletta del gas la parte fissa — trasporto, distribuzione, gestione del contatore e componente commerciale del fornitore — pesa relativamente poco: qualche decina o poche centinaia di euro l'anno per punto di consegna, indipendentemente dal condominio che ci sta dietro.

Su Telcha, invece, la parte fissa si chiama "quota potenza" e nel 2025 costa 51,95 euro per kW all'anno, moltiplicati non per il numero di contatori ma per la potenza termica teorica impegnata dall'intero edificio. Per un condominio con una potenza contrattuale di 100 kW — una cifra tutt'altro che rara — significa oltre 5.000 euro l'anno di sola quota fissa, prima ancora di consumare un solo kWh.

E questa componente, a differenza della quota consumo, non è agganciata al prezzo del gas ma cresce con l'inflazione: +17% tra il 2021 e il 2025. Inesorabile, che tu abbia isolato il tetto o cambiato gli infissi oppure no.

Il paradosso del calore "gratis". Qui sta il cortocircuito più amaro.

Una parte importante del calore che Telcha vende arriva dal recupero industriale dell'acciaieria Cogne: energia che, in teoria, costa quasi zero. Eppure il prezzo finale al condomino resta ancorato per il 30% all'indice del gas, per il 60% all'inflazione e per il 10% alla CO₂.

Il risultato è che chi ha lasciato la caldaia a metano proprio per affrancarsi dal caro gas si ritrova comunque a pagare in base al prezzo del gas, moltiplicato per una potenza fissa che continua a salire. Il vantaggio degli scarti industriali "gratuiti", in buona parte, non arriva mai in bolletta.

E c'è un'ultima asimmetria, forse la più concreta di tutte. Il gas metano permette di cambiare fornitore quando si vuole, confrontare le offerte, bloccare un prezzo per dodici mesi, negoziare.

Il teleriscaldamento no.

Telcha è l'unico gestore della rete cittadina: chi è allacciato non ha alcuna leva di mercato, nessuna concorrenza a cui appellarsi, nessuna offerta alternativa da mettere sul tavolo. È un fornitore obbligato, per contratto e per infrastruttura. E i condomìni che nel 2021-2022 hanno visto le bollette raddoppiare nel giro di un anno lo sanno bene: contro un aumento del genere, con il gas tradizionale puoi almeno cambiare compagnia. Con Telcha puoi soltanto sperare che intervenga la Regione.

Allora conviene ancora?

Sulla quota energia, oggi, siamo sostanzialmente alla pari. Ma includendo la quota potenza — che per un condominio pesa molto più della parte fissa di una normale bolletta del gas — il risparmio promesso quindici anni fa si è ridotto a un margine sottile, quando non è scomparso del tutto.

Resta, semmai, un vantaggio ambientale reale, legato al recupero del calore industriale. Ma chiamarlo ancora "risparmio economico" per l'utente finale è ormai più un atto di fede che un dato di bilancio.

La nonna nella sala d'attesa aveva ragione su una cosa: il caldo gratis, a dicembre, non esiste per nessuno. Nemmeno per chi aveva creduto di essersene affrancato allacciandosi alla rete.

Quindi?

In una regione come la nostra, dove i mesi in cui bisogna pagare per riscaldarsi sono molti di più di quelli in cui il caldo arriva gratuitamente dal sole, forse la politica dovrebbe cambiare prospettiva. Magari tornando a un principio semplice: è meglio consumare meno, perché ormai abbiamo capito che pagare meno è un concetto sempre più aleatorio.

Allora la domanda è rivolta ai nostri amministratori: non è arrivato il momento di rimettere mano al portafoglio pubblico e aiutare davvero i cittadini valdostani a migliorare l'efficienza energetica dei propri edifici? Sarebbe probabilmente il modo più concreto per abbassare le bollette, qualunque sia il sistema di riscaldamento utilizzato.

Vittore Lume-Rezoli

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