Ultim'ora - 03 luglio 2026, 12:32

Bebe Vio: "Il Premio Fair Play è un riconoscimento a tutta la Fondazione Art4sport'

Bebe Vio: "Il Premio Fair Play è un riconoscimento a tutta la Fondazione Art4sport'

(Adnkronos) - "Sono estremamente orgogliosa di ricevere Il Premio Fair Play, proprio per il motivo specifico per il quale me l'hanno dato, che non è tanto a livello sportivo, per i risultati sportivi, ma per quello che facciamo nello sport paralimpico. Il premio è stato dato a me in rappresentanza della Fondazione Art4sport: siamo un gruppo di cinquantacinque ragazzi di tutte le età, tutti un po' amputati a pezzettini diversi e facciamo tutti sport, quindi è un onore poter essere qui per poter rappresentare la nostra squadra". Lo ha detto Bebe Vio, campionessa paralimpica, mondiale ed europea di fioretto individuale paralimpico, che ieri sera a Firenze, durante una cerimonia al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, ha ricevuto il Premio internazionale Fair Play Menarini per la categoria "Lo Sport oltre lo Sport". 

A proposito della Fondazione Art4sportche, Bebe Vio ha osservato: "Ormai siamo diventati una realtà abbastanza grande. Fino all'anno scorso eravamo un'associazione, mentre adesso siamo una fondazione: è bellissimo perché stiamo crescendo insieme ai ragazzi.. Crediamo profondamente che lo sport faccia davvero bene". "Per i nostri ragazzi, che praticano tutti sport paralimpici - ha sottolineato - lo sport è un luogo speciale: è il posto in cui ci si sente bene, dove la disabilità diventa qualcosa di cui essere fieri e attraverso cui rappresentare il mondo paralimpico e lo sport in generale. Per noi lo sport è un luogo magico. Lo consideriamo una fonte di felicità, non solo per noi, ma anche per le squadre, per i fratelli e le sorelle dei ragazzi amputati e per le loro famiglie. Alla fine si crea una grande comunità, in cui famiglia e squadra diventano quasi un'unica cosa". 

Riguardo al grande cambiamento da lei affrontato, passando dalla scherma all'atletica leggera, ai giornalisti Bebe Vio ha detto che "lasciare la scherma non è stato semplice. E Gli Assoluti sono il suo prossimo obiettivo: "Dopodomani, infatti, ho già un po' d'ansia. Oggi ho preparato la valigia per la mia prima gara di atletica: stavo mettendo dentro diciotto magliette, pantaloni e ogni genere di cosa. A un certo punto mi hanno detto: 'Guarda che non è una gara di scherma che dura tutta la giornata. Qui devi gareggiare per meno di quindici secondi. Direi che una maglietta può bastare!'. Mi sono fatta mille paranoie: cercavo persino i fioretti e non sapevo dove metterli. Però c'è una certezza: il mio vecchio commissario tecnico della scherma verrà anche a questa gara". 

 

Come ti stai trovando in questa nuova specialità? Hai dovuto sviluppare molto di più la parte inferiore del corpo?, hanno chiesto i cronisti. "In realtà non ho mai usato le gambe in vita mia. Nella scherma in carrozzina, ovviamente, non vengono utilizzate e, a dire il vero, non mi è mai piaciuto particolarmente camminare. Sono piuttosto comoda da quel punto di vista - ha risposto - Per questo usare le gambe è una novità assoluta, ma mi sto divertendo tantissimo. Questa è la mia prima gara ed è anche la prima volta che posso andarci senza pensare al risultato. Per una volta non interessa a nessuno come andrà, ed è una sensazione bellissima. Anche se arrivassi ultima, andrebbe bene così. La cosa più bella, però, è un'altra: sto entrando piano piano nel mondo dell'atletica e il gruppo dei giovani è formato da tanti ragazzi della nostra fondazione. Sono bambini che ho visto crescere. Mi sento un po' la più anziana, perché loro sono molto più giovani di me, ma sono proprio loro a spiegarmi come funzionano le gare, le protesi da corsa, la partenza… Mi spiegano che non si parte 'al via', ma ci sono i comandi, lo sparo e tutta una procedura diversa. È bello perché mi trovo in un gruppo che conosco già e, in un certo senso, mi sto lasciando guidare dai miei 'pupetti'". 

A un certo punto la campionessa paralimpica ha detto: "Io senza fare niente non ci so stare. Qualcosa devo fare". "Sì, è proprio così - ha commentato Bebe Vio - non ce l'avrei mai fatta a stare ferma. Lo sport è parte della mia vita: mi sveglio la mattina e sento il bisogno di fare attività fisica. In questo momento l'atletica era l'unico sport che poteva farmi bene anche dal punto di vista fisico". 

Quanto alle Olimpiadi di Los Angeles può essere considerato un obiettivo concreto? "Siamo ancora a metà del percorso, c'è tempo. Adesso voglio iniziare, divertirmi e poi vedere dove mi porterà questa esperienza. La mia fortuna più grande - ha detto - è che il mio preparatore atletico mi ha seguita nel passaggio dalla scherma all'atletica. Continua naturalmente a lavorare anche nella scherma, ma non potevo immaginare di affrontare questo percorso senza di lui: ci conosciamo benissimo. In più sono riuscita a convincere l'attuale commissario tecnico della velocità a seguirmi. È il migliore che ci sia in Italia e poter lavorare con una squadra di professionisti così competenti è il mio più grande punto di forza in questo momento. Anche la Polizia continua a sostenermi, quindi ho tutte le carte in regola per provare a costruire qualcosa di importante. Adesso tocca a me: devo mettere in campo il fisico e sperare che lui continui a credere in questo progetto". E infine qual è la storia di fair play che Bebe Vio porta nel cuore? "Ce ne sono davvero tantissime. Ho avuto la fortuna di crescere nel mondo paralimpico, che ogni giorno ti regala esempi straordinari di sportività e umanità. Nella scherma ne ho vissuti moltissimi e non vedo l'ora di scoprire anche quelli che mi regalerà il mondo dell'atletica. Magari già dopodomani arriverà una nuova storia da raccontare". 

 

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