Anche questo fine settimana ha riproposto un copione ormai fin troppo conosciuto. Chilometri di code al rientro, traffico paralizzato lungo la strada statale e pesanti rallentamenti in autostrada, dove i lavori per un cambio di carreggiata hanno ulteriormente ridotto la capacità della rete.
Non siamo di fronte a un episodio eccezionale. È il sintomo di una fragilità ormai strutturale del sistema della mobilità valdostana.
La Valle d’Aosta vive di turismo, di pendolarismo e di collegamenti internazionali, ma continua ad affrontare i picchi di traffico senza una strategia condivisa. Il rischio è evidente: un territorio difficile da raggiungere diventa meno competitivo, e le ore trascorse in coda si trasformano in un danno d’immagine con ricadute economiche.
Non basta registrare i disagi o scaricare le responsabilità. Serve cambiare metodo, partendo da una pianificazione che preceda l’emergenza e da un coordinamento stabile tra i soggetti coinvolti. I tavoli tra Regione, concessionaria autostradale, ANAS e Protezione civile esistono, ma devono essere attivati con continuità e soprattutto prima dei momenti critici.
Ogni manifestazione, cantiere o previsione di forte afflusso turistico dovrebbe essere analizzata preventivamente attraverso un confronto tecnico condiviso. In questo quadro è fondamentale recuperare un rapporto istituzionale costruttivo con la SAV, superando contrapposizioni e dichiarazioni pubbliche che non producono soluzioni.
Autostrada e strada statale devono essere considerate come un unico sistema: quando una si blocca, l’altra entra inevitabilmente in crisi.
La politica regionale deve assumere pienamente il proprio ruolo, promuovendo incontri periodici e garantendo la condivisione di dati e programmazione tra tutti gli attori.
La Valle d’Aosta sta affrontando una fase infrastrutturale complessa, tra cantieri, criticità sulla rete e grandi eventi. In questo contesto va letta con favore la notizia dell’imminente affidamento dello studio di fattibilità per la seconda canna del Monte Bianco: un lavoro portato avanti con discrezione da Emily Rini, con il sostegno del ministro Tajani, e annunciato ad Antibes durante il vertice Italia-Francia alla presenza di Macron e Meloni. Un segnale concreto che dimostra come, accanto alle criticità, esistano anche percorsi istituzionali seri per rafforzare le infrastrutture strategiche.
Le code non sono soltanto un fastidio per gli automobilisti: sono un indicatore della qualità del sistema territoriale. Quando diventano la normalità, rischiano di trasformarsi in un freno allo sviluppo turistico, economico e sociale della regione.
La soluzione non passa dalle polemiche, ma da una programmazione seria e condivisa. Perché la mobilità, in una regione alpina come la nostra, è una condizione essenziale per vivere, lavorare e investire in Valle d’Aosta.





