L'accesso alla casa per i giovani è uno dei temi destinati a pesare sempre di più nel dibattito politico valdostano. Mutui, precarietà lavorativa, affitti sempre più difficili da sostenere e mobilità delle nuove generazioni sono questioni reali, che meritano risposte strutturate e non soltanto slogan. Per questo l'interpellanza presentata dal gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA ha riportato l'attenzione su un problema concreto. Resta però inevitabile una riflessione politica: molte delle criticità denunciate oggi erano già presenti quando lo stesso schieramento sedeva in maggioranza fino allo scorso settembre, contribuendo alle scelte di governo della Regione. È quindi difficile proporsi come forza di opposizione senza fare i conti con le responsabilità maturate negli anni precedenti.
Illustrando l'iniziativa, la vicecapogruppo Clotilde Forcellati ha osservato che «la misura, pur con tassi d'interesse contenuti, rischia di essere poco accessibile ai giovani con redditi instabili o contratti precari». Ha quindi evidenziato le difficoltà che incontrano gli iscritti all'Aire, spiegando che «permangono criticità sul piano del riconoscimento dell'Isee e dei redditi esteri, sia sull'effettivo accesso al credito tramite Finaosta».
Da qui la richiesta di affiancare ai mutui agevolati un fondo di garanzia regionale destinato ai giovani precari, di rendere più flessibili i vincoli di residenza e di semplificare il riconoscimento della documentazione fiscale prodotta all'estero. Forcellati ha inoltre sollecitato «interventi urgenti per incentivare la locazione a lungo termine per gli under 35, anche attraverso nuove forme di co-housing e un aggiornamento complessivo della normativa regionale».
La risposta della Giunta è stata netta. È stato spiegato che un fondo di garanzia pubblico ha senso quando serve a consentire l'accesso al credito a categorie che ne sarebbero escluse, ma che, dopo le verifiche effettuate da Finaosta, tale soluzione risulta incompatibile con il sistema dei mutui regionali già agevolati. È stato inoltre precisato che i finanziamenti oggi disponibili presentano tassi compresi tra lo 0,5% e l'1,70% e che «un eventuale fondo regionale non offrirebbe condizioni più favorevoli ai beneficiari». In caso di insolvenza, infatti, il fondo anticiperebbe semplicemente le somme alla banca per poi rivalersi sul mutuatario.
Anche sul vincolo della residenza la posizione della Giunta è rimasta ferma. È stato ricordato che l'obbligo di destinare l'immobile ad abitazione principale è stato introdotto nel 2023, dopo una sentenza del Tar, per evitare utilizzi speculativi dei mutui pubblici. Al tempo stesso è stato evidenziato che «il mutuo agevolato può essere estinto in qualsiasi momento senza penali, facendo decadere ogni vincolo».
Quanto ai cittadini residenti all'estero, la Giunta ha chiarito che non sono previste procedure semplificate, poiché la normativa bancaria impone gli stessi controlli sul merito creditizio per tutti i richiedenti, attraverso dichiarazioni fiscali, documentazione reddituale ed estratti conto.
Sono stati quindi forniti anche alcuni numeri significativi. Dal 1° gennaio 2026 sono state presentate 198 domande di mutuo, di cui 86 da parte di giovani con meno di 35 anni. Un dato ritenuto positivo, tanto da motivare il rifinanziamento del fondo di rotazione con ulteriori 7 milioni di euro nel prossimo assestamento di bilancio. Parallelamente è stato annunciato il lavoro sulla nuova legge regionale che dovrà sostituire la ormai datata normativa del 2013, affrontando anche i temi emersi durante il confronto consiliare.
Nella replica, Forcellati ha espresso insoddisfazione. «C'è una chiusura sia sul fondo di garanzia che sulla riduzione del vincolo trentennale di residenza», ha affermato, osservando che «un giovane dipendente a 1.000-1.300 euro al mese non può permettersi di estinguere anticipatamente il mutuo». Ha inoltre invitato a non fermarsi ai numeri: «Sono contenta che 86 giovani under 35 abbiano richiesto il mutuo agevolato ma non basta il dato quantitativo: sono famiglie? Sono giovani dipendenti a tempo indeterminato? Quali garanzie hanno portato?». Da qui la conclusione: «La legge del 2013 va assolutamente rivista: è oggi più che mai necessario superare interventi parziali e affrontare in modo strutturale la normativa regionale in materia di politiche abitative».
Il tema resta dunque aperto e va ben oltre lo scontro tra maggioranza e opposizione. Il diritto alla casa rappresenta una delle condizioni essenziali per trattenere i giovani in Valle d'Aosta e favorire nuovi progetti di vita. Proprio per questo il confronto politico acquista credibilità soltanto se accompagnato dalla coerenza. È legittimo chiedere oggi una svolta nelle politiche abitative, ma chi ha condiviso il governo della Regione fino a pochi mesi fa difficilmente può presentarsi con i piedi immacolati, come se le criticità denunciate fossero nate soltanto con il cambio di legislatura.





