FEDE E RELIGIONI - 26 giugno 2026, 10:00

Leone XIV, il nuoto è una occasione di crescita spirituale, basta pensare all'acqua del Battesimo

L'udienza del Papa ai dirigenti della Federazione Italiana Nuoto e i partecipanti agli Internazionali di Nuoto – 62° Trofeo Sette Colli.

Leone XIV, il nuoto è una occasione di crescita spirituale, basta pensare all'acqua del Battesimo

Ieri mattina a Roma non si è parlato solo di vasche, cronometri e medaglie. L’incontro tra Leone XIV e la delegazione della Federazione Italiana Nuoto ha messo al centro una lettura dello sport che va molto oltre l’agonismo: una dimensione quasi esistenziale, direi.

Il Papa, infatti,  ha ricevuto i dirigenti della Federazione Italiana Nuoto e gli atleti impegnati nei Internazionali di Nuoto – 62° Trofeo Sette Colli, uno degli appuntamenti storici del nuoto internazionale che ogni anno trasforma Roma in una sorta di capitale mondiale dell’acqua veloce.

E il messaggio è stato molto chiaro: lo sport non è solo prestazione, ma formazione della persona.

Il passaggio più suggestivo del discorso riguarda proprio il nuoto. Leone XIV ha detto che lo sport è anche “un’opportunità di crescita spirituale” e che il nuoto, in particolare, ha qualcosa di unico perché si svolge immersi in un elemento che avvolge completamente la persona: l’acqua.

Da qui il salto simbolico è potente: l’acqua come richiamo alla vita prenatale, al grembo materno, ma anche – per i cristiani – al Battesimo e alla “vita nuova in Cristo”. Non è solo retorica religiosa: è una lettura antropologica dello sport come esperienza totale, fisica e interiore insieme.

C’è poi un altro punto interessante, più “laico” se vogliamo. Il Papa ha insistito sul fatto che nello sport l’essere umano esercita la forza di volontà, ma questa forza esiste davvero solo se è sostenuta da motivazioni profonde.

E qui arriva una frase chiave:
la differenza tra gli sportivi non sta solo nel talento o nell’allenamento, ma nella qualità delle motivazioni.

Tradotto: non basta voler vincere, bisogna capire perché si fa fatica, perché si insiste, perché si torna in vasca ogni giorno. È una lettura che sposta lo sport dal piano del risultato a quello della costruzione personale.

Il terzo asse del discorso è quello che forse più si presta a una lettura politica e sociale. Leone XIV ha sottolineato come eventi come il Sette Colli siano già, di per sé, un messaggio al mondo.

Atleti che arrivano da Paesi diversi, lingue diverse, culture diverse, ma che si ritrovano nello stesso luogo, con le stesse regole e la stessa passione. Una sorta di “laboratorio di convivenza” pacifica.

Il Papa lo ha detto senza giri di parole: questa dimensione internazionale dello sport è un segno di speranza e un contributo concreto alla fraternità tra i popoli.

Questo tipo di interventi rischia sempre di scivolare nella retorica se lo si legge in superficie. Ma in realtà qui c’è un messaggio abbastanza netto: lo sport non è neutro.

È educativo, è culturale, è perfino politico nel senso alto del termine, perché costruisce abitudini di convivenza, rispetto delle regole e confronto con l’altro.

Il nuoto, usato come metafora, funziona bene proprio perché è uno sport “isolato” ma non individualista: si è soli in corsia, ma dentro un contesto condiviso e regolato.

Il discorso di Leone XIV al Trofeo Sette Colli prova a rimettere al centro una cosa semplice ma spesso dimenticata: lo sport non serve solo a fare campioni, serve a formare persone.

E se lo si prende sul serio, diventa davvero – come ha detto lui – un luogo dove si impara a stare al mondo.

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