A volte la scienza riesce a rispondere a domande che sembravano destinate a restare senza soluzione. Altre volte, invece, riesce soltanto a restringere il campo dei dubbi. È quanto emerge dal comunicato diffuso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cuneo sul procedimento relativo al disastro aereo del 25 aprile 1966, nel quale persero la vita il senatore valdostano Corrado Gex, Edy Tillot, Giuseppe Chiavenuto, Giuseppe Andorno, Wilma Andorno, Maruska Zagari, Plinio Maglione e Marie Coudre.
Dopo anni di lavoro e approfondimenti scientifici, il collegio di consulenti nominato il 21 giugno 2021, composto dalla professoressa Cristina Cattaneo, dal professor Domenico di Candia e dalla dottoressa Debora Mazzarelli, ha depositato la relazione conclusiva sugli accertamenti effettuati sui resti riesumati nell'ambito dell'indagine.
La prima conclusione appare solida. Secondo gli esperti, i reperti esaminati sono riconducibili a un individuo di sesso maschile, di età compresa tra 27 e 48 anni, di provenienza biogeografica europea e compatibile con il profilo del parlamentare valdostano nato ad Arvier il 12 aprile 1932. Nella relazione si afferma infatti che i resti devono essere identificati in Corrado Gex, mettendo così un punto fermo su un aspetto che per decenni aveva alimentato interrogativi e ricostruzioni.
Gli specialisti segnalano inoltre la presenza di pochi frammenti ossei appartenenti a un secondo individuo, rappresentato esclusivamente da parti di un avambraccio destro. Un elemento che conferma la complessità delle operazioni svolte su reperti recuperati oltre mezzo secolo dopo la tragedia.
Le condizioni dei resti raccontano con crudezza la violenza dell'incidente. I consulenti descrivono diffuse alterazioni provocate dal calore, con la perdita delle estremità degli arti e di gran parte del cranio. Sono state inoltre rilevate lesioni di natura meccanica e contusiva, compatibili per morfologia e distribuzione con l'impatto del velivolo.
Tuttavia, proprio il lungo tempo trascorso e lo stato di conservazione dei reperti impediscono di andare oltre. Nella relazione si precisa che non è possibile stabilire l'esatta causa della morte né accertare se le lesioni individuate siano state prodotte quando la vittima era ancora in vita oppure successivamente al decesso. Un limite che gli stessi consulenti riconoscono apertamente e che impedisce qualsiasi ricostruzione definitiva degli ultimi momenti prima dello schianto.
L'aspetto più delicato dell'intera vicenda riguarda però gli esami tossicologici. Nei tessuti biologici attribuiti a Gex sono state infatti individuate tracce coerenti con la presenza di Isopropyl S-2-diisopropylaminoethyl methylphosphonothiolate, sostanza appartenente alla famiglia dei nervini di classe V2, comunemente associata al cosiddetto VX, uno degli agenti neurotossici più potenti mai sviluppati.
(Quella formula complicata — Isopropyl S-2-diisopropylaminoethyl methylphosphonothiolate — in realtà è una delle denominazioni chimiche del VX, cioè un agente nervino di tipo V.
In pratica: il VX è una sostanza chimica estremamente tossica che agisce sul sistema nervoso. Blocca un enzima fondamentale (l’acetilcolinesterasi), che serve a “spegnere” i segnali tra nervi e muscoli. Quando questo blocco avviene, il corpo va in sovrastimolazione continua: i muscoli restano contratti, si perde il controllo delle funzioni vitali e si arriva rapidamente a insufficienza respiratoria.
È stato sviluppato negli anni ’50 come arma chimica. È tra i più pericolosi mai creati perché:
- basta una quantità minuscola per essere letale
- può essere assorbito facilmente attraverso pelle, occhi o vie respiratorie
- è molto persistente (non evapora facilmente e può contaminare superfici)
Per questo è classificato tra le armi chimiche proibite dalla Convenzione sulle Armi Chimiche).
Si tratta di un elemento destinato inevitabilmente a riaccendere il dibattito attorno a una delle pagine più enigmatiche della storia valdostana del dopoguerra. Ma la stessa Procura invita alla cautela. Nel comunicato si sottolinea infatti che il risultato non può essere considerato dotato della stessa forza probatoria di un'identificazione ottenuta secondo standard certificati. Le ragioni sono molteplici: la concentrazione rilevata è estremamente bassa, i campioni risultano fortemente degradati, la complessità delle matrici biologiche è elevata e mancano marcatori secondari derivanti dalla degradazione della sostanza che possano confermare con certezza il dato.
Per questo motivo gli esperti raccomandano una valutazione prudente delle evidenze raccolte. La relazione conclude che, rispetto all'ipotesi di una correlazione tra l'eventuale esposizione di Gex alla sostanza e l'incidente aereo, «non è possibile esprimersi in termini di certezza», poiché non è dato conoscere quale fosse l'eventuale concentrazione del principio attivo in circolo al momento del sinistro.
Le conclusioni rese pubbliche dalla Procura non archiviano quindi il mistero che per decenni ha accompagnato la morte di Corrado Gex. Sul piano scientifico e giudiziario viene raggiunto un risultato importante: l'identificazione dei resti. Sul piano storico e politico, invece, restano aperte domande che probabilmente continueranno ad alimentare studi, dibattiti e riflessioni.
Per la Valle d'Aosta la figura di Corrado Gex conserva infatti un valore che va ben oltre il ruolo istituzionale ricoperto. Parlamentare, autonomista convinto, protagonista di una stagione decisiva per il consolidamento dell'autonomia speciale, Gex rappresenta ancora oggi uno dei simboli più significativi della politica valdostana del Novecento. La sua morte improvvisa privò la regione di una delle personalità più influenti della sua generazione.
A sessant'anni dalla tragedia, la scienza riesce dunque a illuminare alcuni aspetti della vicenda senza riuscire a dissiparne completamente le ombre. E forse è proprio questo il significato più profondo delle conclusioni diffuse dalla Procura: la ricerca della verità può avanzare anche dopo decenni, ma non sempre riesce a trasformare ogni dubbio in certezza. Rimane però il dovere della memoria, soprattutto quando la storia di una persona si intreccia con quella di un'intera comunità.





