ATTUALITÀ - 25 giugno 2026, 15:21

Tra protocolli perfetti e cani che muoiono: le spiegazioni di Marzi non chiudono tutti i conti

Nel dibattito in Consiglio regionale del 25 giugno 2026, l’interrogazione della Lega Vallée d’Aoste riaccende il caso dei decessi al canile e gattile regionale. L’assessore alla sanità Carlo Marzi difende protocolli, controlli e gestione veterinaria, parlando di 14 decessi tra il 1° luglio 2024 e il 16 giugno 2025, in calo rispetto ai 18 dell’anno precedente. Ma tra parvovirosi, vaccinazioni, outsourcing delle cure e segnalazioni dei volontari, restano diverse zone d’ombra e alcune contraddizioni politiche e operative che non si chiudono con le sole rassicurazioni istituzionali

Tra protocolli perfetti e cani che muoiono: le spiegazioni di Marzi non chiudono tutti i conti

La vicenda dei decessi al canile e gattile regionale torna in aula con il passo pesante delle questioni sanitarie, ma anche con un sottofondo politico che va ben oltre la gestione degli animali. A sollevare il caso è il gruppo della Lega Vallée d’Aoste, con un’interrogazione firmata dal capogruppo Andrea Manfrin, che punta il dito su possibili criticità nella gestione dei protocolli sanitari, soprattutto in relazione alla comparsa di focolai di parvovirosi e alla catena di responsabilità tra gestione, veterinari e appalto.

Il punto di partenza è netto: verificare se le procedure siano state rispettate davvero, soprattutto quelle che dovrebbero garantire assistenza veterinaria continuativa 24 ore su 24, la gestione post-operatoria e post-sedazione, e la tenuta complessiva del sistema di prevenzione delle malattie infettive. Una griglia di domande molto tecnica, che però fotografa un dubbio politico preciso: il sistema regge davvero, o sta mostrando crepe strutturali?

La risposta dell’assessore alla sanità Carlo Marzi si muove su un registro difensivo e rassicurante. Marzi mette subito in fila i numeri: 14 decessi tra il 1° luglio 2024 e il 16 giugno 2025, contro i 18 del periodo precedente. Un dato che, nella lettura dell’assessorato, dovrebbe dimostrare un miglioramento. Ma proprio qui nasce la prima frizione: il calo quantitativo viene presentato come indicatore positivo, mentre l’interrogazione non discute la statistica in sé, ma la natura dei decessi e le condizioni in cui avvengono.

Marzi insiste sul rispetto dei protocolli sanitari e sul sistema di vigilanza integrato che coinvolge la Struttura di sanità animale dell’USL Valle d'Aosta, il direttore sanitario e il gestore della struttura. Viene ribadito che il veterinario è reperibile h24 e che le cure più complesse vengono svolte in strutture convenzionate esterne, con rientro degli animali solo dopo stabilizzazione clinica.

Ed è proprio qui che si apre una seconda contraddizione, più sostanziale che formale: da un lato si rivendica una sorveglianza continua e capillare, dall’altro una parte significativa della gestione clinica viene di fatto spostata fuori dalla struttura. Un modello “integrato”, come viene definito, che però inevitabilmente frammenta la responsabilità operativa tra canile, veterinari interni e strutture esterne.

Sulla parvovirosi, Marzi ricostruisce il caso con una sequenza molto lineare: vaccinazioni sistematiche, isolamento del cane infetto, utilizzo di dispositivi di protezione, disinfezione degli accessi. Eppure, nonostante tutto questo, il contagio si sarebbe comunque verificato, con la diffusione a un altro animale già vaccinato. Il punto politicamente sensibile non è solo il fatto che il virus sia arrivato, ma che sia riuscito a muoversi lungo percorsi interni “comuni”. Una dinamica che apre interrogativi sulla reale efficacia delle barriere fisiche e organizzative.

Sul piano clinico, l’assessore esclude “nessi epidemiologici tra i decessi” e li riconduce a “condizioni specifiche, tra cui infezioni virali o patologie autoimmuni”. Una formula che chiude il quadro sanitario, ma che non scioglie del tutto il nodo politico: se non esiste correlazione tra i casi, perché la percezione pubblica e le segnalazioni interne parlano invece di una criticità diffusa nella gestione?

Altro passaggio delicato riguarda il giudizio complessivo sulla gestione: secondo Marzi, non solo non emergerebbero criticità strutturali, ma il nuovo modello introdotto da luglio 2025 avrebbe migliorato il servizio, con la presenza di un istruttore cinofilo e una maggiore attenzione ai percorsi di adottabilità. Una narrazione di miglioramento che coesiste però con una serie di decessi ravvicinati e con episodi infettivi che hanno richiesto isolamento e misure straordinarie.

Infine, la questione dei volontari. L’assessore riconosce il loro ruolo, ma il dibattito si accende quando Manfrin sottolinea che le segnalazioni pubbliche non dovrebbero mai tradursi in conseguenze negative per chi le fa. È un passaggio politico non secondario: il tema non è solo sanitario, ma anche di trasparenza e clima interno alla gestione della struttura.

Nel complesso, la risposta dell’assessore costruisce un impianto difensivo coerente: protocolli rispettati, controlli attivi, numeri in miglioramento, nessun allarme sistemico. Ma l’interrogazione della Lega e le stesse ricostruzioni tecniche lasciano aperta una domanda che resta sospesa tra aula e opinione pubblica: è sufficiente la correttezza formale delle procedure per garantire che un sistema complesso, fatto di animali fragili, contagio possibile e gestione esternalizzata, funzioni davvero senza zone grigie?

E forse il punto politico più vero sta proprio qui: non nello scontro tra “colpe” e “innocenze”, ma nella distanza tra la narrazione della perfetta tenuta del sistema e la percezione di chi, dentro e fuori la struttura, continua a vedere episodi che chiedono spiegazioni più profonde di un semplice elenco di protocolli rispettati.

pi.mi.

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