ATTUALITÀ - 25 giugno 2026, 12:00

OPINIONI GIUNTE IN REDAZIONE: “Valle d’Aosta, il silenzio che copre tutto (e tutti)”

Dagli scandali istituzionali al rumore che non c’è più: una lettera che accusa non solo la politica, ma anche la rassegnazione collettiva di sindacati, associazioni e corpi intermedi

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Una riflessione amara ma lucida che attraversa le principali vicende politico-amministrative degli ultimi anni in Valle d’Aosta e punta il dito non solo contro la classe dirigente, ma contro un clima generale di assuefazione e silenzio. Un invito a riattivare il senso critico della comunità.

Lettera al direttore

Gentile Direttore, c’è un filo rosso che attraversa la nostra piccola Valle d’Aosta, e non è certo quello della buona amministrazione. Nel giro di pochi anni siamo passati dallo scandalo del Casinò a quello dell’aeroporto, dalle opacità infinite sul nuovo ospedale alla vicenda quasi grottesca della chiusura del raccordo del Gran San Bernardo. Come se non bastasse, assistiamo alla richiesta di aiuto alla SAV per ottenere uno sconto e allo scontro pubblico tra un assessore regionale e l’amministratore delegato di CVA, episodio che da solo basterebbe a misurare il livello di improvvisazione politica che ci circonda.

Il quadro è desolante: una classe dirigente che procede a tentoni, più preoccupata di restare incollata alla poltrona che di dare risposte ai cittadini. Ma ciò che più mi lascia allibito non è solo la sequenza di errori, scandali e conflitti istituzionali. È il silenzio. Un silenzio pesante, quasi rassegnato, da parte di quei soggetti – sindacati, associazioni, corpi intermedi – che un tempo rappresentavano un argine, una voce critica, un presidio di democrazia.

Oggi sembrano assuefatti, arresi, come se la mala politica fosse diventata una normalità inevitabile. E invece non lo è. Non dovrebbe esserlo. Una comunità che smette di indignarsi è una comunità che rinuncia a se stessa.

Per questo scrivo: non per aggiungere rumore, ma per ricordare che la Valle d’Aosta merita molto di più della rassegnazione. Merita vigilanza, partecipazione, responsabilità. E soprattutto merita che qualcuno abbia ancora il coraggio di dire che così non va.

Cordiali saluti.

Gentile lettore,

la sua lettera ha un pregio raro: non si limita a elencare episodi, ma mette in fila un filo logico che molti preferiscono ignorare. Ed è proprio quel filo che fa più male, perché non riguarda solo singole vicende — pur gravi — ma una condizione che rischia di diventare strutturale: l’abitudine.

Abitudine agli scontri istituzionali trasformati in teatrino, abitudine alle emergenze permanenti, abitudine alle spiegazioni che non spiegano e alle responsabilità che si dissolvono sempre un attimo prima di essere assunte.

Lei tocca anche un punto ancora più scomodo: il silenzio di chi dovrebbe fungere da contrappeso. Sindacati, associazioni, corpi intermedi. Qui non siamo più solo davanti a un problema politico, ma a una forma di etica pubblica che si è fatta timida, intermittente, a tratti accomodante, per non dire omertosa per il rifiuto di rispoindere alle domande dei cittadini. Loro (la politica) se la suanano e se la cantano.

E allora sì, vale la pena dirlo senza giri di parole: quando la vigilanza si spegne, non è solo la politica a degradarsi. È l’intero ecosistema democratico che smette di svolgere la sua funzione. E l’etica pubblica — quella che dovrebbe pretendere trasparenza, coerenza e responsabilità — rischia di ridursi a formula da convegno, buona per i comunicati ma non per la realtà.

La vera “scudisciata”, però, non è solo alla politica. È a questa zona grigia dove tutti vedono, molti sussurrano, pochi parlano, e quasi nessuno incide. Perché lì l’etica non manca: semplicemente viene sospesa. E quando l’etica si sospende a intermittenza, non è più etica: è convenienza.

E su questo, sì, la Valle d’Aosta meriterebbe meno abitudine e più voce.

Cordiali saluti. pi.mi.

red

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