Dalla parte dei cittadini - 24 giugno 2026, 20:03

Segreto di sicurezza nazionale sul CPR di Trento: negati i documenti. Il Coordinamento impugna il rifiuto: “Si detengono esseri umani, non sono infrastrutture di guerra sottratte al controllo pubblico”

La rete locale e Cittadinanzattiva depositano l'istanza di riesame per ottenere le carte urbanistiche e ambientali del progetto

Segreto di sicurezza nazionale sul CPR di Trento: negati i documenti. Il Coordinamento impugna il rifiuto: “Si detengono esseri umani, non sono infrastrutture di guerra sottratte al controllo pubblico”

La battaglia per la trasparenza non si ferma: il 15 giugno 2026 è stata depositata una formale richiesta di riesame per ottenere l'apertura dei documenti sul progetto del CPR (Centro di Permanenza per i Rimpatri, la struttura detentiva per l'espulsione di cittadini stranieri) previsto a Trento. L'iniziativa nasce per contrastare il muro di gomma eretto dalle istituzioni: di fronte a una richiesta di accesso agli atti, il Ministero dell’Interno, il Commissariato del Governo e la Provincia Autonoma di Trento hanno infatti opposto un rifiuto totale, nascondendo l'intero progetto dietro l'etichetta di "opera destinata alla difesa e alla sicurezza nazionale". La richiesta di riesame contesta l'illegittimità di questo diniego che viola il principio di proporzionalità: anche in presenza di informazioni sensibili, la legge impone di oscurare solo le singole parti a rischio, non di secretare in blocco interi fascicoli. 

Questa azione legale è l'espressione diretta di una forte mobilitazione locale e di un vasto lavoro di rete sul territorio. A promuovere in prima linea l'istanza sono Cittadinanzattiva APS (Associazione di Promozione Sociale) e l'Assemblea Antirazzista Trento, affiancate da un team legale d'eccezione composto dagli avvocati Gennaro Santoro, Antonello Ciervo, Salvatore Fachile e da Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva. A supportare politicamente e socialmente la richiesta vi è l'intero Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR, una coalizione che unisce oltre 50 realtà del territorio. La cittadinanza esige trasparenza perché le carte richieste, in particolare quelle urbanistiche, edilizie e ambientali, riguardano direttamente la sicurezza e la salute pubblica. L'area scelta a Maso Visintainer, nel quartiere di Piedicastello, è infatti stretta tra la tangenziale, l'autostrada del Brennero e un metanodotto ad alta pressione. I cittadini hanno il diritto di accedere a questi dati, che non contengono "segreti militari", ma riguardano cruciali fattori di rischio strutturale, acustico e atmosferico. 

La vicenda che ha portato a questa richiesta di riesame si è sviluppata attraverso precise tappe:

23 aprile 2026: viene presentata un'istanza di accesso civico generalizzato tramite lo strumento del FOIA (Freedom of Information Act, la normativa sulla trasparenza per l'accesso agli atti pubblici). L'obiettivo è ottenere la documentazione integrale sulla progettazione e realizzazione del CPR.

19 maggio 2026: Il Ministero dell’Interno, il Commissariato del Governo e la Provincia Autonoma di Trento rispondono negativamente. Si appellano al D.L. 124/2023, che classifica i CPR come opere di sicurezza nazionale, opponendo un diniego totale e indifferenziato a tutte le richieste.

15 giugno 2026: Cittadinanzattiva deposita la formale richiesta di riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza per sbloccare i documenti. A sostegno, i legali richiamano una solida giurisprudenza: il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio e il Consiglio di Stato hanno già escluso in passato l'applicabilità del segreto militare ai dati di localizzazione e all'impatto territoriale di queste strutture. 

Sostenuta da tutta la rete mobilitata, l'associazione chiede ai Responsabili della trasparenza la trasmissione integrale di tutti i documenti originariamente richiesti: «I CPR non sono basi militari, sono luoghi in cui si detengono esseri umani, e per questo ci aspettiamo che siano aperti al controllo pubblico, non schermati dietro una norma che li equipara a infrastrutture di guerra», dichiara il Coordinamento NO CPR. «Pretendiamo che vengano quantomeno desecretati gli atti urbanistici, ambientali e quelli relativi alle modalità di affidamento e gestione della struttura, oppure che venga fornita una motivazione dettagliata per ogni singolo documento negato. In assenza di risposta entro i 20 giorni previsti dalla legge, avvieremo un ricorso giurisdizionale in tribunale. Continueremo a chiedere trasparenza».

red

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