La qualità dell'aria entra ufficialmente nel dibattito politico valdostano con il via libera della terza Commissione consiliare al Piano regionale per la qualità dell'aria 2025-2031. Un documento tecnico, certamente, ma anche profondamente politico, perché destinato a influenzare scelte future in materia di mobilità, energia, attività produttive e gestione del territorio.
Il parere favorevole espresso dalla Commissione "Assetto del territorio" è arrivato a maggioranza, con l'astensione di AVS e AdC. Un esito che conferma una sostanziale condivisione dell'impianto generale del Piano, ma che evidenzia anche sensibilità diverse su come affrontare le sfide ambientali dei prossimi anni.
A rivendicare il lavoro svolto è stato il presidente della Commissione, Corrado Jordan, che ha voluto sottolineare il lungo percorso di approfondimento compiuto prima dell'approvazione.
«Nel corso degli ultimi mesi la Commissione ha approfondito i contenuti del Piano, condividendone l'impostazione generale. Le numerose audizioni svolte hanno consentito di acquisire un quadro completo ed esaustivo delle implicazioni concrete che deriveranno dalla sua adozione.»
Parole che raccontano un metodo basato sul confronto e sull'ascolto, ma che rappresentano anche una risposta preventiva a chi teme che la pianificazione ambientale possa trasformarsi in un esercizio teorico distante dalla realtà.
Jordan, però, affonda il colpo soprattutto quando richiama un dato spesso ignorato nel dibattito pubblico.
«È importante sottolineare che la Valle d'Aosta è attualmente l'unica Regione italiana a non essere soggetta a procedure di infrazione in materia di qualità dell'aria.»
Un'affermazione che merita attenzione. Mentre molte aree del Paese continuano a confrontarsi con contestazioni europee legate al superamento dei limiti degli inquinanti atmosferici, la Valle d'Aosta si presenta come una sorta di eccezione virtuosa. Un risultato che, secondo il presidente della Commissione, non deve però trasformarsi in un punto d'arrivo.
«Con serietà e concretezza le misure previste dal Piano consentiranno di migliorare ulteriormente questo risultato, preparandoci con largo anticipo all'entrata in vigore delle nuove direttive europee, che introdurranno limiti alle emissioni ancora più restrittivi rispetto a quelli attuali.»
Ed è probabilmente qui il cuore politico del ragionamento. Non limitarsi a difendere una situazione favorevole, ma prepararsi per tempo a norme che inevitabilmente imporranno standard sempre più severi. Una visione che appare condivisibile perché evita di inseguire le emergenze e prova invece a programmare il futuro.
Jordan lega inoltre il tema ambientale alla qualità della vita dei cittadini, sottraendolo alla tradizionale contrapposizione tra ecologia e sviluppo.
«La qualità dell'aria e, più in generale, le tematiche ambientali sono fondamentali per migliorare la qualità della vita dei cittadini valdostani. Per questo motivo continuano a essere al centro dell'attività della terza Commissione e del dibattito politico all'interno del Consiglio regionale.»
Una posizione che riflette una crescente consapevolezza istituzionale: l'ambiente non rappresenta più un settore specialistico della politica, ma un elemento trasversale che condiziona sanità, economia, trasporti e pianificazione territoriale.
Non tutti, tuttavia, ritengono sufficiente l'ambizione del Piano.
Per Chiara Minelli, capogruppo di AVS, il documento avrebbe dovuto spingersi oltre.
Minelli e Torrione
«Il Piano Aria dovrebbe porsi obiettivi più ambiziosi visto che la Regione ha previsto di diventare Fossil fuel free entro il 2040. Occorre operare per una transizione energetica accompagnata da un miglioramento più sensibile della qualità dell'aria.»
Una critica coerente con la visione ambientalista del gruppo, che chiede una maggiore accelerazione nel percorso di decarbonizzazione.
Minelli lamenta inoltre che le osservazioni presentate durante l'esame in Commissione siano rimaste sostanzialmente inascoltate.
«Abbiamo pertanto presentato in Commissione varie osservazioni in questo senso, che nella sostanza non sono state recepite, e ci dispiace perché molte delle nostre proposte erano realmente costruttive e volte a migliorare il Piano stesso.»
Più orientata sugli aspetti economici e attuativi appare invece la riflessione del capogruppo di AdC, Marco Carrel, che sceglie di interrogare il Piano sul terreno della concretezza.

Marco Carrel
«I piani, e quindi anche il Piano per la qualità dell'aria, servono a definire obiettivi coerenti con la normativa vigente, che devono però essere coordinati con gli altri strumenti di pianificazione elaborati dalla Regione.»
Carrel pone una serie di interrogativi che toccano direttamente il rapporto tra sostenibilità ambientale e sviluppo economico.
«Come possiamo raggiungere questi obiettivi valorizzando il nostro patrimonio boschivo? Come possiamo conseguirli valorizzando le nostre industrie e attività produttive? Quali investimenti saranno necessari? Quali politiche dovranno essere attuate?»
Domande che richiamano il rischio, spesso denunciato dalle categorie produttive, di costruire strategie ambientali senza chiarire costi, strumenti e benefici.
Da qui la conclusione critica del consigliere.
«Senza una risposta chiara e quantificata a queste domande, rimane un Piano di cui, allo stato attuale, è difficile valutare le effettive ricadute sul territorio.»
Il confronto politico appare dunque destinato a proseguire in Aula a metà luglio. Se da una parte emerge una maggioranza convinta che il Piano rappresenti un passaggio necessario per consolidare il buon posizionamento della Valle d'Aosta rispetto agli standard europei, dall'altra le opposizioni chiedono maggiore coraggio o maggiore chiarezza.
In ogni caso il messaggio lanciato dalla Commissione è chiaro: l'aria che si respira non è più soltanto una questione ambientale. È ormai diventata una questione politica, economica e sociale. E proprio per questo il confronto promette di essere molto più acceso di quanto possa far pensare il titolo apparentemente tecnico di un piano regionale.





