C'è una parola che sembra accompagnare l'inizio della nuova legislatura comunale di Aosta: attendere. Attendere studi, approfondimenti, confronti, commissioni e decisioni che sembrano sempre collocate in un futuro indefinito. La discussione sulla mozione presentata dalla consigliera Katia Foletto, Alleanza Verdi Sinistra Reti Civiche, sulla valorizzazione della tratta ferroviaria urbana ne è stata l'ennesima dimostrazione. Non si tratta di una questione nuova né di un argomento comparso improvvisamente nell'agenda politica cittadina. Al contrario, il tema richiama un ordine del giorno approvato all'unanimità nel 2017, quando il Consiglio comunale aveva già individuato nel potenziamento delle fermate urbane e nell'integrazione dei diversi sistemi di trasporto una delle direttrici strategiche per il futuro della mobilità cittadina. Sono trascorsi nove anni e quella visione continua a rimanere sospesa tra dichiarazioni di principio e mancanza di decisioni operative.
La mozione di Katia Foletto (nella foto) aveva il merito di riportare l'attenzione su una delle poche infrastrutture già esistenti che potrebbero contribuire a cambiare concretamente il modo di muoversi all'interno della città. L'elettrificazione della linea ferroviaria rappresenta infatti un'occasione irripetibile per ripensare il ruolo della ferrovia urbana e per trasformarla in una vera dorsale di mobilità sostenibile capace di collegare quartieri, centro storico, stazione ferroviaria, telecabina per Pila e principali poli di attrazione cittadini. In altre parole, non si parlava di costruire opere faraoniche, ma di valorizzare ciò che già esiste e che potrebbe diventare uno strumento importante per ridurre traffico, congestione e inquinamento.
La risposta della maggioranza guidata dal sindaco Rocco è stata tuttavia quella di rifugiarsi nell'astensione. Diciannove consiglieri hanno scelto di non sostenere la proposta e di non respingerla apertamente, producendo un risultato che appare soprattutto come una scelta di rinvio. Una posizione che trova conferma nelle parole dell'assessore Luca Tonino, il quale ha ricordato come il tema sia già presente negli indirizzi programmatici dell'amministrazione e nelle osservazioni formulate dal Comune al Piano regionale dei trasporti. «La tutela e il rafforzamento delle fermate urbane rappresentano un obiettivo imprescindibile», ha affermato l'assessore, ribadendo inoltre che il superamento della rottura di carico ferroviaria costituisce una priorità per l'amministrazione comunale.
Fin qui il ragionamento appare condivisibile. Il problema emerge quando alle dichiarazioni di principio non segue alcuna indicazione concreta sulle scelte da compiere. È infatti lo stesso assessore a precisare che «siamo comunque in una fase in cui è opportuno attendere elementi più definiti prima di assumere impegni puntuali su soluzioni ancora oggetto di approfondimento». Una frase che rischia di diventare il manifesto di un modo di amministrare fondato più sulla prudenza che sulla capacità di indicare una direzione. Perché se dopo anni di studi, progetti, osservazioni, confronti istituzionali e dibattiti pubblici si sostiene ancora che servono ulteriori approfondimenti prima di assumere una posizione politica, il rischio è che l'attesa diventi un alibi permanente.
Colpisce soprattutto ciò che nel dibattito non è stato detto. Nelle parole dell'assessore Tonino non compare alcun riferimento all'interramento della ferrovia nel tratto urbano di Aosta, una prospettiva che negli anni è stata evocata da urbanisti, tecnici e amministratori come una delle possibili chiavi per trasformare profondamente la città. Certo, si tratta di un progetto complesso e costoso, che richiederebbe il coinvolgimento di Regione, Stato e Rete Ferroviaria Italiana. Ma proprio per questo sarebbe necessario iniziare a discuterne seriamente e a inserirlo in una visione di lungo periodo. Le grandi città che hanno saputo rigenerarsi urbanisticamente hanno spesso avuto il coraggio di immaginare interventi ambiziosi decenni prima della loro realizzazione. Aosta, invece, sembra ancora ferma alla fase preliminare della riflessione.
Ancora più sorprendente appare il silenzio su una questione molto più concreta e immediata: il sottopasso ferroviario di via Chamolé. Da anni quel passaggio rappresenta uno dei principali punti critici della viabilità cittadina. È un vero e proprio tappo di bottiglia che rallenta la circolazione, crea code e limita i collegamenti tra diverse aree della città. Chiunque utilizzi quotidianamente quella direttrice sa perfettamente che il problema non è teorico ma reale e percepibile ogni giorno. Eppure, anche in una discussione dedicata al futuro della mobilità urbana, non emerge alcuna indicazione sull'eventuale allargamento del sottopasso o sulla sua integrazione in un progetto più ampio di riqualificazione della rete viaria cittadina. È difficile parlare di mobilità sostenibile senza affrontare contemporaneamente i nodi infrastrutturali che ostacolano la fluidità degli spostamenti.
La sensazione complessiva è che l'amministrazione continui a muoversi senza una visione organica del futuro della città. Si parla delle fermate urbane, della rottura di carico, dei piani regionali e delle commissioni consiliari, ma manca un quadro generale capace di collegare questi elementi in una strategia coerente. In questo senso la posizione di Katia Foletto appare condivisibile almeno nel tentativo di riportare il confronto sul terreno delle scelte politiche. La consigliera non chiedeva di aprire cantieri il giorno successivo né di stanziare risorse immediatamente disponibili. Chiedeva semplicemente che il Consiglio comunale esprimesse una volontà politica chiara sul ruolo della ferrovia urbana e sul modello di mobilità che si intende costruire nei prossimi anni.
La disponibilità dell'assessore Tonino a convocare la commissione competente e a proseguire il confronto è certamente positiva. Nessuno mette in discussione l'utilità di approfondire i dossier e di acquisire tutti gli elementi necessari. Tuttavia la politica non può limitarsi a organizzare tavoli di discussione permanenti. Prima o poi occorre assumersi la responsabilità di decidere e di indicare una prospettiva. I cittadini hanno il diritto di sapere quale sarà il futuro della ferrovia urbana, se esiste una strategia per superare la barriera fisica dei binari, come si intende affrontare il nodo di via Chamolé e quale idea di città guida realmente le scelte dell'amministrazione.
Per il momento, invece, la risposta che arriva dalla maggioranza sembra essere sempre la stessa: attendere. E quando l'attesa si prolunga per anni, il confine tra prudenza e immobilismo diventa sempre più sottile.





