Velina Rossonera e Arcobaleno - 17 giugno 2026, 21:07

Monopattini selvaggi: quante sanzioni?

Aosta, città tranquilla, ordinata, con il suo traffico “a misura d’uomo”… almeno sulla carta. Poi basta guardarsi attorno per scoprire un nuovo ecosistema urbano: il monopattino libero, fluido, senza confini, spesso senza casco, quasi mai con targa, e soprattutto con un rapporto creativo con il codice della strada

Monopattini selvaggi: quante sanzioni?

La domanda dei cittadini è semplice, quasi ingenua: quanti controlli vengono fatti? Quante sanzioni vengono elevate per le violazioni legate ai monopattini elettrici?

Perché la percezione diffusa è molto chiara: in città non se ne vede uno fermo ai box, ma tanti in circolazione tra marciapiedi, corsie improvvisate, attraversamenti “interpretati” e velocità che con la calma alpina hanno poco a che vedere.

Il quadro normativo, almeno sulla carta, non è proprio un’opinione: casco obbligatorio per i minorenni, regole di circolazione precise, limiti di velocità, obbligo di comportamenti compatibili con la sicurezza dei pedoni. Eppure, nella pratica quotidiana, sembra di assistere a una versione urbana del “liberi tutti”.

E allora la domanda diventa inevitabile: chi controlla? E soprattutto, con quale frequenza?

Perché se la sensazione diffusa è quella di una città dove il monopattino è ormai un mezzo “senza regolamento percepito”, qualcuno dovrebbe pur spiegare se i controlli esistono e, se esistono, dove si concentrano. Oppure se, più semplicemente, il fenomeno è stato archiviato nella categoria delle “nuove abitudini urbane” da osservare con filosofia.

I cittadini, nel frattempo, continuano a chiedersi se la Polizia locale sia impegnata in una strategia di controllo mirata o se, più prosaicamente, le priorità operative siano altre e più tradizionali. Domanda legittima, anche se rischia di restare senza risposta chiara.

Perché il punto non è demonizzare il monopattino, che resta un mezzo utile e moderno. Il punto è un altro: se una regola esiste ma non si vede applicata, smette di essere una regola e diventa una raccomandazione facoltativa.

E allora il rischio è doppio: da una parte il caos urbano percepito dai pedoni, dall’altra la sensazione diffusa che il controllo del territorio sia diventato intermittente, selettivo, o semplicemente distratto da altre urgenze. Per non parlare dei limiti di velocità delle auuto lungo le vie cittadine.

La politica, in questi casi, tende a parlare di “educazione stradale”, “responsabilizzazione”, “fase di adattamento”. Ma i marciapiedi raccontano un’altra storia: quella di un equilibrio ancora tutto da trovare tra innovazione della mobilità e rispetto delle regole basilari.

E quindi la domanda resta lì, sospesa, semplice e un po’ scomoda: quante sanzioni sono state elevate, concretamente, per le violazioni legate ai monopattini ad Aosta?

red

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