La domanda dei cittadini è semplice, quasi ingenua: quanti controlli vengono fatti? Quante sanzioni vengono elevate per le violazioni legate ai monopattini elettrici?
Perché la percezione diffusa è molto chiara: in città non se ne vede uno fermo ai box, ma tanti in circolazione tra marciapiedi, corsie improvvisate, attraversamenti “interpretati” e velocità che con la calma alpina hanno poco a che vedere.
Il quadro normativo, almeno sulla carta, non è proprio un’opinione: casco obbligatorio per i minorenni, regole di circolazione precise, limiti di velocità, obbligo di comportamenti compatibili con la sicurezza dei pedoni. Eppure, nella pratica quotidiana, sembra di assistere a una versione urbana del “liberi tutti”.
E allora la domanda diventa inevitabile: chi controlla? E soprattutto, con quale frequenza?
Perché se la sensazione diffusa è quella di una città dove il monopattino è ormai un mezzo “senza regolamento percepito”, qualcuno dovrebbe pur spiegare se i controlli esistono e, se esistono, dove si concentrano. Oppure se, più semplicemente, il fenomeno è stato archiviato nella categoria delle “nuove abitudini urbane” da osservare con filosofia.
I cittadini, nel frattempo, continuano a chiedersi se la Polizia locale sia impegnata in una strategia di controllo mirata o se, più prosaicamente, le priorità operative siano altre e più tradizionali. Domanda legittima, anche se rischia di restare senza risposta chiara.
Perché il punto non è demonizzare il monopattino, che resta un mezzo utile e moderno. Il punto è un altro: se una regola esiste ma non si vede applicata, smette di essere una regola e diventa una raccomandazione facoltativa.
E allora il rischio è doppio: da una parte il caos urbano percepito dai pedoni, dall’altra la sensazione diffusa che il controllo del territorio sia diventato intermittente, selettivo, o semplicemente distratto da altre urgenze. Per non parlare dei limiti di velocità delle auuto lungo le vie cittadine.
La politica, in questi casi, tende a parlare di “educazione stradale”, “responsabilizzazione”, “fase di adattamento”. Ma i marciapiedi raccontano un’altra storia: quella di un equilibrio ancora tutto da trovare tra innovazione della mobilità e rispetto delle regole basilari.
E quindi la domanda resta lì, sospesa, semplice e un po’ scomoda: quante sanzioni sono state elevate, concretamente, per le violazioni legate ai monopattini ad Aosta?





