Il Comitato Ripartire dalle Cime Bianche torna a puntare il dito contro il progetto del collegamento funiviario tra Ayas e Breuil-Cervinia, chiudendo con un'analisi dedicata alla Val d'Ayas un percorso di approfondimento che negli ultimi anni aveva già interessato i territori di Gressoney, Alagna, Valtournenche e Zermatt.
A firmare il documento è il presidente Marcello Dondeynaz, che ripercorre oltre dieci anni di dibattito pubblico su quella che definisce "la grande illusione" delle Cime Bianche.
Secondo il Comitato, dal primo studio di fattibilità del 2015 il confronto tecnico e scientifico avrebbe fatto emergere con sempre maggiore chiarezza i limiti dell'opera, che continua però a essere sostenuta dalla società Monterosa e dall'attuale Governo regionale.
A rafforzare questa posizione vengono richiamate anche le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi a La Stampa dalla presidente dell'ANEF, Valeria Ghezzi, che ha definito il collegamento di Cime Bianche particolarmente problematico proprio perché interesserebbe un territorio ancora vergine.
Secondo Ghezzi, infatti, "si dovrebbe andare verso un ampliamento di una zona già esistente e non toccare territori assolutamente vergini", un'affermazione che il Comitato considera particolarmente significativa perché arriva dalla massima rappresentante nazionale degli esercenti funiviari.
L'analisi si concentra sulla Val d'Ayas, descritta come una delle vallate alpine che hanno saputo mantenere un equilibrio tra turismo, ambiente e attività tradizionali.
La testata della valle, dominata dal massiccio del Monte Rosa, viene definita uno dei pochi grandi ecosistemi ancora integri dell'arco alpino occidentale, tanto da essere inserita nella rete europea Natura 2000.
Proprio questo patrimonio naturale rappresenterebbe, secondo il Comitato, il principale motivo per rinunciare al nuovo collegamento.
La critica entra poi nel merito dell'utilità dell'infrastruttura.
Secondo il documento, il Vallone delle Cime Bianche non offrirebbe nuove possibilità sciistiche perché non consentirebbe di raggiungere quote superiori rispetto agli impianti già esistenti sul versante di Breuil.
Anche dal punto di vista estivo il progetto viene giudicato privo di reale attrattiva. Gli stessi estensori ricordano come lo studio di fattibilità riconosca che la prevista stazione intermedia di Gavine sarebbe facilmente raggiungibile già oggi da Frachey attraverso i sentieri esistenti.
Neppure il collegamento tra le vallate rappresenterebbe, secondo il Comitato, un beneficio concreto, dal momento che l'impianto non servirebbe alcun centro abitato né ridurrebbe in maniera significativa i tempi di percorrenza tra Ayas e Valtournenche.
Ampio spazio viene dedicato alle conseguenze sul territorio.
Nel documento si parla del taglio di circa ottocento alberi, della realizzazione di grandi piloni - tra cui uno previsto all'alpe Vardaz alto 47 metri - oltre alle interferenze con la fauna, in particolare con l'avifauna, e alla necessità di importanti opere di cantiere in un'area ritenuta di elevatissimo pregio naturalistico.
Il Comitato sostiene che l'intervento altererebbe in modo irreversibile il paesaggio della testata della Val d'Ayas, trasformando un ambiente incontaminato in un corridoio infrastrutturale.
Non manca la critica ai costi.
Secondo il Comitato il collegamento arriverebbe oggi a sfiorare i 200 milioni di euro, risorse che, a suo giudizio, dovrebbero invece essere destinate all'ammodernamento degli impianti già esistenti nel comprensorio Monterosa Ski e sul versante di Breuil-Cervinia.
L'opera viene definita una "divoratrice di soldi pubblici", anche considerando gli investimenti aggiuntivi necessari per parcheggi e infrastrutture accessorie.
Per gli ambientalisti i benefici sarebbero limitati.
Il nuovo collegamento, sostengono, favorirebbe soprattutto il marketing di un grande carosello sciistico, contribuendo all'aumento del valore immobiliare della zona e offrendo a una clientela facoltosa la possibilità di raggiungere comodamente il Piccolo Cervino.
Un vantaggio marginale potrebbe riguardare soltanto i periodi di maggio e novembre, quando gli impianti del Monterosa Ski sono chiusi e Frachey potrebbe diventare un punto di accesso alternativo per chi vuole sciare a Cervinia.
Il Comitato non si limita però alla contestazione.
Nel documento vengono avanzate alcune proposte per lo sviluppo della Val d'Ayas, puntando su un turismo distribuito durante tutto l'anno.
Tra gli interventi suggeriti figurano il potenziamento dei percorsi escursionistici e culturali, l'estensione del servizio di navette estive, il rinnovo della seggiovia Belvedere-Ciarcerio, un nuovo collegamento tra Crest e Belvedere e la realizzazione di un percorso pedonale sicuro a Frachey.
Per eventuali futuri sviluppi del comprensorio sciistico, il Comitato indica come più sostenibile un'espansione verso il Colle del Rothorn, sul versante di Gressoney.
La conclusione del documento guarda oltre il dibattito sugli impianti.
Per il Comitato il Vallone delle Cime Bianche rappresenta un patrimonio storico, geologico, botanico e culturale ancora poco valorizzato, strettamente legato anche alla storia della colonizzazione Walser.
Da qui la proposta di istituire il Parco del Monte Rosa e di dotare la Val d'Ayas di un centro dedicato alla ricerca, alla documentazione e alla valorizzazione del territorio, affinché il futuro della valle sia costruito sulla tutela delle sue peculiarità piuttosto che sulla realizzazione di nuove infrastrutture funiviarie.





