Condividere una tradizione significa darle un futuro. È questo il messaggio più autentico emerso dalla celebrazione del Corpus Domini organizzata domenica 7 giugno dall'Unità parrocchiale della Valle del Lys, che riunisce le comunità di Fontainemore, Issime, Gaby e Lillianes. Una celebrazione che non si è limitata a riproporre un'antica processione, ma ha voluto trasformare una memoria secolare in un'esperienza viva di fede, capace di parlare anche alle nuove generazioni.
La processione si è svolta lungo il percorso devozionale della Via Crucis del santuario di Vourry, piccolo borgo montano immerso nei boschi sopra l'abitato di Gaby, nel cuore della Valle del Lys. Il santuario, dedicato alla Madonna delle Grazie, rappresenta da secoli uno dei luoghi più significativi della spiritualità locale, meta di pellegrinaggi e di profonde manifestazioni di devozione popolare. Da questo balcone naturale sulla vallata, la comunità ha voluto rinnovare uno dei riti più solenni della tradizione cattolica.
Ad aprire la processione sono stati i bambini, protagonisti di un gesto semplice ma ricco di significato: spargere petali di fiori davanti al Santissimo Sacramento portato in ostensorio dal parroco, creando un vero tappeto floreale lungo il cammino. Un'immagine che richiama una tradizione antichissima, simbolo dell'accoglienza e dell'onore tributati alla presenza reale di Cristo nell'Eucaristia.
Il parroco dell'Unità parrocchiale della Valle del Lys, don Marian Benchea, spiega il senso profondo dell'iniziativa: «Abbiamo voluto rinnovare la memoria storica delle processioni del Corpus Domini che hanno plasmato per secoli la pietà, l'arte, la musica, l'architettura e la vita dei nostri paesi anche attraverso i canti, la cura degli altari e degli ostensori.»
Parole che ricordano come, soprattutto nelle vallate alpine, il Corpus Domini non fosse soltanto una festa religiosa, ma un autentico evento comunitario. Le famiglie preparavano gli altari lungo le strade, le confraternite indossavano gli abiti tradizionali, le cantorie accompagnavano il passaggio della processione e l'intero paese partecipava a un momento che univa fede, identità e appartenenza.
Don Benchea invita però a non fermarsi alla nostalgia: «Ben oltre il ricordo nostalgico, in un momento di una certa aridità spirituale diventa invece un invito per l'oggi che coinvolge la vita personale di fede, le relazioni tra le parrocchie che ormai camminano insieme, fino alla costruzione del futuro pastorale.» Un riferimento evidente al cammino intrapreso dalle parrocchie della Valle del Lys, sempre più chiamate a condividere risorse, iniziative e progettualità pastorali in un territorio montano dove la collaborazione rappresenta ormai una necessità oltre che una scelta ecclesiale.
Il parroco guarda soprattutto ai più giovani: «Si spera che la religiosità che da secoli anima questi paesi della nostra benedetta Valle non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi. Soprattutto un sostegno per la fede che inizia a crescere nei cuori dei nostri ragazzi.»
È un'immagine particolarmente efficace: le tradizioni non come reperti da conservare dietro una teca, ma come strumenti capaci di educare ancora oggi al senso della comunità, della solidarietà e della spiritualità.
Nel suo messaggio, don Benchea richiama anche le parole pronunciate da Papa Leone XIV durante la recente celebrazione del Corpus Domini, sottolineando che la fede autentica si misura nella capacità di tradursi in gesti concreti verso gli altri: «Una scuola che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo, perché nessuno può inginocchiarsi davanti al Signore e disprezzare il fratello; una scuola che ci insegna la gratuità dell'amore che si fa dono, perché circoli tra di noi e spezzi le catene di ogni egoismo; una scuola da cui apprendiamo che Dio è presenza reale e anche noi siamo chiamati ad essere presenti nelle situazioni e nelle sfide della società, a non fuggire, a impegnarci in prima persona per la costruzione del bene comune.»
Un richiamo che supera il significato puramente liturgico della festa e diventa un invito alla responsabilità civile e sociale, tema particolarmente sentito anche nelle piccole comunità alpine, dove il volontariato, il mutuo aiuto e il senso di appartenenza continuano a rappresentare valori fondamentali.
Ad accompagnare la celebrazione sono stati i canti della cantoria di Gaby, alternati ai momenti di silenzio lungo il percorso verso Vourry, contribuendo a creare un clima di intensa partecipazione spirituale.
La riflessione conclusiva del parroco riassume il significato dell'intera giornata: «Nei canti sostenuti dalla cantoria di Gaby e nei momenti di silenzio abbiamo fatto per un attimo questa esperienza: un'altra strada per costruire un mondo più umano non c'è.»
In una società sempre più veloce e frammentata, la processione del Corpus Domini celebrata nella Valle del Lys ha così ricordato come le tradizioni religiose possano ancora rappresentare un ponte tra passato e futuro, custodendo la memoria delle comunità e offrendo, allo stesso tempo, una proposta di speranza, fraternità e condivisione che continua a parlare anche alle nuove generazioni.












