ATTUALITÀ - 09 giugno 2026, 14:06

Chiusura gallerie Sorreley: opposizione accusa la Giunta. Carrel: «Testolin non è più in grado di guidare la Valle d’Aosta»

Il Consiglio regionale straordinario si trasforma in un duro processo politico sulla gestione della chiusura delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes. Le opposizioni denunciano ritardi, carenza di programmazione e gravi problemi nei rapporti tra Regione e Sav. L’intervento più duro è quello di Marco Carrel, che accusa il presidente Renzo Testolin di aver perso il controllo dei dossier strategici e ne mette apertamente in discussione la permanenza alla guida della Regione

Chiusura gallerie Sorreley: opposizione accusa la Giunta. Carrel: «Testolin non è più in grado di guidare la Valle d’Aosta»

Seduta straordinaria ad alta tensione in Consiglio regionale, dove la discussione sulla chiusura delle gallerie di Côte de Sorreley e Signayes si è rapidamente trasformata in un atto d’accusa politico nei confronti della Giunta.

Le opposizioni hanno puntato il dito contro ritardi nella gestione dei lavori, assenza di una programmazione chiara e difficoltà nei rapporti istituzionali e tecnici tra Regione e Sav. Un quadro che, secondo i gruppi di minoranza, evidenzierebbe una gestione frammentata e poco efficace di un dossier considerato strategico per la viabilità e la sicurezza del territorio.

Nel corso del dibattito, il tono si è ulteriormente alzato con l’intervento di Marco Carrel, che ha scelto una linea di attacco frontale. Il consigliere ha messo in discussione non solo la gestione della vicenda delle gallerie, ma più in generale la capacità di governo dell’esecutivo regionale.

Il passaggio politicamente più pesante arriva quando Carrel afferma: «Testolin non è più in grado di guidare la Valle d’Aosta», arrivando di fatto a chiedere un cambio di passo ai vertici della Regione.

Parole che segnano un salto di livello nello scontro politico in aula, perché non si limitano alla critica amministrativa, ma investono direttamente la leadership del presidente Renzo Testolin, accusato di aver perso il controllo dei principali dossier strategici.

La maggioranza ha difeso l’operato della Giunta, rivendicando la complessità tecnica dell’intervento sulle gallerie e la necessità di coordinamento con i diversi enti coinvolti. Ma il clima resta teso e il caso, con ogni probabilità, è destinato a proseguire anche nelle prossime sedute consiliari, diventando uno dei terreni più sensibili del confronto politico regionale.

IL DIBATTITO

L’intera seduta mattutina del Consiglio Valle, convocato in via straordinaria oggi, martedì 9 giugno 2026, è stata occupata dal dibattito sulla chiusura delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes.

«Noi non contestiamo la necessità dei lavori: la sicurezza degli utenti e dei lavoratori viene prima e gli obblighi normativi vanno rispettati - ha affermato il Capogruppo di Fratelli d'Italia, Alberto Zucchi -. Proprio perché l'intervento è serio e l'impatto sul territorio è enorme e prevedibile, questa Giunta avrebbe dovuto governare il problema per tempo visto che ne era al corrente almeno dall'ottobre 2023. Non lo diciamo noi per polemica, ma lo dicono gli atti e le vostre risposte alle iniziative nei passati Consigli regionali. È credibile sostenere che da giugno 2023, quando il progetto è stato trasmesso al Ministero delle infrastrutture, fino all'autorizzazione ministeriale nel 2025 tutto sia rimasto fermo e nel silenzio perché la Regione non aveva gli elementi per comprendere la portata del dossier? Una tesi impossibile, visto che per oltre due anni si è sviluppato un iter autorizzativo con modifiche e ottimizzazioni, come la riduzione dei tempi del cantiere che non è un miracolo politico dell'ultimo minuto. Anche la richiesta di una valutazione terza commissionata a ridosso della chiusura rischia di apparire non come uno strumento di programmazione, ma come una toppa politica messa all’ultimo momento. Sempre dagli organi di stampa apprendiamo che anche la galleria di Châtillon sarà chiusa: anche su questo dossier la Giunta sta dimostrando di non saper governare la Regione ma di correre per tamponare l'emergenza.»

Per la Vicecapogruppo di PD-Federalisti Progressisti VdA, Clotilde Forcellati, «il problema non è la scansione cronologica dei lavori: il Consiglio di oggi è il tentativo di porre un cerotto a un’emergenza che si poteva e si doveva governare mesi fa. Nessuno mette in discussione la necessità dell’opera: l’adeguamento delle gallerie alle norme europee è un atto dovuto, noto da anni e sostenuto da un investimento di 40 milioni di euro. Ciò che contestiamo è il metodo, segnato da ritardi e da un corto circuito nella gestione delle informazioni. Il Presidente della Regione ha dichiarato di aver appreso la notizia solo a metà aprile, mentre l'argomento era stato oggetto di discussione nel CdA della Sav del 5 novembre. Questo apre due scenari: o manca un dialogo efficace con le società partecipate, che non comunicano alla Giunta decisioni capaci di incidere profondamente sulla vita dei valdostani, oppure la situazione era nota e si è scelto di evitare il confronto con il Consiglio e con i Comuni. In entrambi i casi, la responsabilità della mancata comunicazione è politica. Governare significa prevedere e pianificare, non rincorrere gli eventi sperando che i territori subiscano in silenzio. Il nostro ruolo è pretendere trasparenza e programmazione, che devono essere il motore dell’azione amministrativa e non un principio richiamato solo quando l’emergenza è ormai fuori controllo.»

Per il Consigliere della Lega Vallée d’Aoste Corrado Bellora, «il vero problema è che è stato confuso il piano tecnico con quello politico: l’opportunità, la necessità e le modalità di esecuzione dei lavori spettano ai tecnici, ma la gestione delle criticità spetta alla politica. Ed è proprio questo passaggio che è mancato. Inoltre, per legge, i soggetti incaricati dalla Giunta all’interno del Consiglio di amministrazione della Sav sono tenuti a trasmettere al Presidente della Regione l’ordine del giorno delle sedute affinché, in tempo utile, la Giunta possa fornire indicazioni sulla linea programmatica da seguire. È evidente che, in questo caso, qualcosa non ha funzionato: o non vi è stata un’informazione puntuale, oppure eravate a conoscenza della situazione e non siete intervenuti. Dal momento che la chiusura delle gallerie vi era nota da tempo (almeno dal 5 novembre 2025, visto che è stata deliberata in quel CdA), mi sarei aspettato un’informazione corretta a questo Consiglio regionale e ai Sindaci, e che la politica facesse fino in fondo la propria parte, senza limitarsi a portarci i tecnici a spiegare che non esistono alternative. Questo è il vostro ruolo e, su questo, a mio avviso, avete mancato.»

Il Consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra Andrea Campotaro ha chiesto: «Quale ruolo ha avuto la programmazione regionale? Una cosa è affrontare un’emergenza imprevedibile, altra è gestire come emergenza situazioni derivanti da obblighi normativi noti da decenni. La discussione non riguarda solo un cantiere, ma il traffico di attraversamento e il suo impatto sulle comunità locali. La rotatoria dell'ospedale è già oggi uno dei punti più critici del sistema urbano. In quel nodo avremo contemporaneamente la viabilità di emergenza del Parini, i cantieri per l'ampliamento dell'ospedale e la deviazione del traffico della direttrice del Gran San Bernardo. Per questo, il 22 maggio abbiamo chiesto al Presidente Testolin di valutare una limitazione al transito dei mezzi pesanti internazionali senza origine o destinazione in Valle d’Aosta o nel Vallese, mezzi che usano la nostra Valle come mero corridoio di passaggio. Perché le misure da voi proposte, come aree di accumulo e regolazione dei flussi, agiscono sugli effetti e non sulle cause. Oggi la nostra proposta viene definita “irricevibile” senza motivazioni tecniche. Il tema è politico: la Sitrasb è a maggioranza regionale. È comprensibile la tutela dei bilanci della concessionaria, ma la politica deve perseguire l’interesse generale. In una situazione straordinaria che rischia di aumentare congestione e criticità lungo la vallata e ad Aosta, il criterio non può essere solo economico, ma deve riguardare sicurezza, vivibilità e qualità della vita dei cittadini.»

«Stiamo parlando di un intervento necessario, prevedibile e noto da tempo: ciò che è incomprensibile è l'assoluta mancanza di programmazione, a testimonianza di come la politica valdostana abbia fallito nel proprio ruolo - ha detto la Capogruppo de La Renaissance Valdôtaine, Eleonora Baccini -. Cosa ha fatto la Regione in questi anni? Perché non sono state valutate prima tutte le possibili alternative? Perché non è stato aperto un confronto con il territorio, con i Sindaci, con le categorie economiche e con i cittadini, quando c'era ancora il tempo per incidere sulle scelte? Perché si rincorre una situazione che avrebbe dovuto essere affrontata con una pianificazione seria e tempestiva? La Regione non può limitarsi a dichiararsi spettatrice di fronte a una situazione che coinvolge direttamente il territorio valdostano, ma ha il dovere di pianificare, coordinare e dialogare con gli enti coinvolti, difendendo gli interessi delle comunità locali. Invece assistiamo, ancora una volta, a una gestione emergenziale. Ancora una volta si chiedono sacrifici ai cittadini senza averli adeguatamente preparati e, ancora una volta, il territorio subisce decisioni sulle quali non ha potuto incidere. Tutto questo è inaccettabile.»

Il Capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel, ha parlato di «triste storia, per la quale il Presidente non ha fatto nulla. Il 5 novembre 2025 il Consiglio di amministrazione della Sav spa sapeva che i lavori sarebbero iniziati. Il Presidente è stato aggiornato dai nostri rappresentanti? O ci racconta delle bugie o non sa cosa sta facendo. Siamo di fronte a questioni serie. Il Presidente ha portato questa Regione da un'isola felice a una condizione di isolamento per incapacità di affrontare i dossier. Testolin gioca a fare il Presidente in attesa dei giudici e dei giudizi, mentre le famiglie e le imprese valdostane aspettano delle risposte. Un Presidente serio avrebbe comunicato mesi fa e condiviso con Sindaci e associazioni prima che il problema assumesse queste dimensioni. Se a questo aggiungiamo l'assemblea della Sav - dove gli hanno detto gentilmente che non era l'indirizzo giusto al quale porre il problema -, la gestione del Casinò, le preoccupazioni per la Cogne, una riflessione è d'obbligo: lei ha dimostrato, con una serie di eventi, che non è più in grado di essere il Presidente di questa Regione. E lo dico a lei e ad ogni membro della sua maggioranza: posi la bacchetta, non è magica e non funziona, e metta al suo posto qualcuno che ha voglia di lavorare, condividere e rilanciare la Valle d'Aosta.»

Il Vicecapogruppo di FdI, Massimiliano Tuccari, ha chiesto al Governo di «valutare attentamente gli impatti della chiusura del raccordo sulla mobilità scolastica, a tutela degli studenti e delle famiglie della Coumba Freida. Tra congestione del traffico, mezzi sgombraneve e rallentamenti sulla viabilità alternativa, molti studenti saranno costretti ad anticipare sensibilmente gli orari di partenza, con disagi che andranno oltre il semplice trasporto. Si potrebbe verificare la fattibilità di sedi scolastiche temporanee decentrate e di una diversa modulazione degli orari, naturalmente previo approfondimento tecnico, organizzativo e normativo da parte degli uffici competenti. Affrontare anche questo aspetto è un dovere del Consiglio nell’esclusivo interesse degli studenti e delle famiglie coinvolte della Coumba Freida e di tutti i protagonisti, loro malgrado, coinvolti per un anno intero.»

«Dopo l’intervento del Presidente Testolin è utile riportare la discussione sui fatti, perché il punto non è solo la comunicazione, ma la gestione complessiva della vicenda - ha sottolineato l’Assessore Giulio Grosjacques (UV) -. La Regione, con il 28,72% delle quote, è socio di minoranza e non può incidere sulle scelte operative della società, legate a lavori urgenti e alla sicurezza. Molti interrogativi sono emersi dopo la riunione del 18 maggio, che ha consentito di prendere atto di elementi non precedentemente noti. In quella sede è emersa la scelta della chiusura totale del traffico, rispetto anche a ipotesi alternative con cantierizzazione in presenza parziale. Le decisioni assunte rientrano in procedure formalmente legittime, nel rispetto del Codice dei contratti pubblici e delle norme sulle concessionarie autostradali. Tuttavia, per il ruolo della Regione come socio pubblico, è necessario approfondire alcune scelte gestionali e di affidamento. Come emerso dagli atti, lavori rilevanti sono stati affidati a società collegate nel rispetto delle norme vigenti, ma resta aperto il tema dell’equilibrio tra affidamenti interni e mercato, anche alla luce delle indicazioni Anac. Da oggi il nostro ruolo è esercitare pienamente le prerogative del socio pubblico di minoranza, chiedendo trasparenza, approfondimenti e verifiche puntuali su decisioni che hanno impatti rilevanti sul territorio e sulle infrastrutture.»

Il Vicecapogruppo di AVS, Eugenio Torrione, ha chiesto chiarimenti «sul buco di nove anni - dal 2013, quando sono stati conclusi i primi interventi di sicurezza nelle gallerie, al 2022, quando la Commissione gallerie ha approvato il progetto di adeguamento - rispetto a una scadenza normativa nota fin dal decreto legislativo del 2006. Cosa è stato fatto in quei nove anni? È giusto porre attenzione ai tempi e alle mancanze di comunicazione a partire da settembre 2025, ma rimane il grande dubbio di quello che si sarebbe potuto fare affrontando la questione con molto anticipo, in quei nove anni appunto. Si sarebbe potuto evitare il problema per cui oggi non si può lavorare in galleria in presenza di traffico, come detto chiaramente dalla società Protos Check a Palazzo regionale, trovando delle soluzioni alternative? Magari sdoppiando gli interventi sulle due gallerie, eseguendo prima i lavori su una e poi sull’altra, con un conseguente ovvio raddoppio dei tempi di cantiere.»

Per il Consigliere Corrado Jordan (UV), «il tema non è la necessità dei lavori, ma la gestione della cantierizzazione: si potevano valutare soluzioni tecniche diverse per ridurre l’impatto. Invece la Sav ha gestito non bene questa vicenda, non prevedendo per tempo modalità meno impattanti. Resta la domanda politica: perché i rappresentanti regionali in seno alla società non hanno attivato per tempo i necessari meccanismi di indirizzo e valutazione delle ricadute sul territorio? La Regione è socio di minoranza, ciò non toglie che il socio di maggioranza debba comunque rispettare la comunità e il territorio. Dal mese di febbraio, quando sono venuto a conoscenza del problema, ho espresso le mie forti preoccupazioni e ho cercato, con difficoltà, di trovare soluzioni nonostante i tempi brevissimi. Ora, si chieda conto a chi sapeva per sapere se è stato fatto davvero tutto il possibile per evitare o ridurre i disagi. Ci assumiamo la responsabilità politica come gruppo e come maggioranza, ma lo dico chiaramente: sono profondamente insoddisfatto per come è stata gestita la vicenda e soprattutto per non essere riuscito a trovare una seppur minima soluzione alternativa a tutela del nostro territorio.»

«Siamo di fronte a un problema di governance delle società partecipate e questo significa che in questi anni non è stato fatto nulla da questo punto di vista - ha detto il Consigliere Fulvio Centoz (PD-FP) -. La Regione detiene il 28% nella Sav e il 99,9% nel Casinò, ma in entrambi i casi non sappiamo mai per tempo cosa succede e lo veniamo a sapere da altri. Oggi mi sarei aspettato che il Presidente rendesse edotta l’Aula di ciò che abbiamo letto stamattina sui giornali: la galleria di Châtillon sarà interessata da lavori e quindi ci sarà un ulteriore problema di viabilità, che si aggiungerà alle interruzioni del collegamento con la Francia, della ferrovia e del tunnel del Gran San Bernardo. Io credo che qualcuno debba prendersi la responsabilità politica di quello che sta succedendo.»

«Io ho fatto parte della Giunta regionale fino alla fine dello scorso ottobre - ha aggiunto il Capogruppo del PD-FP, Jean-Pierre Guichardaz - e non ricordo che né in Giunta né nelle riunioni di maggioranza sia mai stata rappresentata una situazione tale da lasciare immaginare una chiusura di questa portata e, soprattutto, la necessità di predisporre per tempo misure straordinarie per affrontarne le conseguenze. Chi ha esperienza di governo sa perfettamente che, quando emerge una criticità importante, la si condivide, e in questo caso sarebbe stato opportuno. Per questo, faccio fatica ad accettare la conclusione che oggi rischia di emergere: che la responsabilità sia semplicemente della Sav. Se ci fermiamo lì stiamo dicendo una cosa molto più grave: stiamo dicendo che una società partecipata può maturare per anni una decisione destinata ad avere conseguenze enormi sul territorio e arrivare alla chiusura per oltre un anno di un’infrastruttura strategica, mentre la politica può soltanto prenderne atto quando tutto è ormai deciso

Per il Consigliere Laurent Viérin (UV), «questa vicenda non è solo tecnica, ma politica e riguarda i rapporti tra la Regione e la società Sav, che incide direttamente sul nostro territorio. Il Consiglio regionale avrebbe dovuto poter discutere prima questa situazione, perché al di là dell’esito, era importante esprimere una posizione che parta dal Consiglio Valle. Oggi emerge con forza la necessità di un rapporto più equilibrato tra la Regione e le società concessionarie: la Valle d’Aosta non può essere considerata un soggetto marginale rispetto a decisioni che hanno ricadute pesanti sulla viabilità, sull’economia e sulla vita quotidiana dei cittadini. Serve maggiore trasparenza, più confronto istituzionale e un ruolo più incisivo dei rappresentanti della Regione nelle società partecipate. Questa vicenda dimostra che i flussi decisionali e informativi devono essere migliorati, anche nei rapporti con il livello internazionale e con i soggetti coinvolti nella gestione dei grandi assi viari alpini. Non è una battaglia ideologica, ma una questione di comunità e di tutela delle prerogative del nostro territorio. Da qui in avanti il Consiglio deve essere maggiormente coinvolto e messo in condizione di esercitare pienamente il proprio ruolo su dossier così rilevanti.»

«Questa gestione ritardataria e superficiale non è una novità: è figlia di un modus operandi che affronta i problemi all’ultimo momento, anche quando si potrebbe intervenire per tempo, e gli esempi sono tanti - ha sottolineato la Capogruppo di AVS, Chiara Minelli -. Ancora una volta si pone un problema di credibilità istituzionale: ci chiediamo che cosa facciano i rappresentanti della Regione in Sav se non trasmettono informazioni. Siamo sempre gli ultimi a sapere le cose e poi, per poterle discutere, dobbiamo arrivare a chiedere un Consiglio straordinario. Per noi, la chiusura delle gallerie non deve essere soltanto un problema complesso da gestire oggi, ma anche un’occasione per andare verso un diverso modello di mobilità delle merci. Abbiamo proposto una misura concreta: vietare per 370 giorni il traffico dei Tir che trasportano merci che non hanno origine e destinazione in Valle d'Aosta. Lo può fare il Presidente nelle sue funzioni prefettizie. Noi siamo per un progressivo spostamento del traffico delle merci dalla gomma alla rotaia. Se per un anno una quota del traffico internazionale dei mezzi pesanti può essere deviata verso altri corridoi e verso modalità di trasporto più sostenibili, non dobbiamo considerarlo un danno da evitare a ogni costo, ma una possibilità da valutare seriamente nell’interesse delle comunità locali.»

Il Capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis, ha dichiarato: «Non è vero che chi rappresenta la Regione nei Consigli di amministrazione non conta nulla. Ci sono delle incombenze precise e una legge regionale che disciplina le nomine e i rapporti con la Regione. Ma in questa vicenda qualcosa non ha funzionato e il Governo è venuto a sapere troppo tardi di una situazione sulla quale non si poteva più porre rimedio. Cerchiamo di fare tesoro di questa esperienza affinché, per il futuro, tutte le situazioni che ci troveremo a dover gestire vengano affrontate con una pianificazione condivisa tra tutti gli enti e soggetti interessati, in modo da mitigare l’impatto sulla mobilità dei valdostani, del traffico turistico e del traffico pesante.»

«Oggi è venuto meno qualsiasi rapporto di fiducia con la Sav - ha detto il Capogruppo dell’Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz -. Nel momento in cui si costruisce un dossier per l’affidamento in house dei lavori, il cerchio è già chiuso, ma questo tipo di affidamento può rappresentare un danno per la società, perché senza gara non si beneficiano dei ribassi d’asta. È qui che i nostri Consiglieri di amministrazione potrebbero dire la loro: basta con gli affidamenti in house, che peraltro escludono le imprese del nostro territorio. Se tutto è costruito per alimentare le società del gruppo, è evidente che la Sav non è più una società che mette al centro il territorio, ma il gruppo. Oggi la constatazione è chiara: la soluzione individuata non è condivisibile.»

Il Capogruppo Marco Viérin ha espresso l’insoddisfazione del Centro Autonomista rispetto alla situazione: «La risposta di Sav alle nostre sollecitazioni è stata netta: chiusura totale, l’unica soluzione possibile era la loro. Una risposta che non ci convince per niente. Sav non è un soggetto lontano da noi e la Regione ne è azionista: proprio per questo il confronto non deve essere un passaggio formale, ma un percorso reale, fondato su dati e condiviso, perché tra soci ci si parla e ci si ascolta, cosa che non è avvenuta in questo frangente. Per noi non è un momento di chiusura della vicenda, ma una fase che ci fa riflettere, essendo venuta meno la fiducia nella società. In scelte di questa portata il territorio va coinvolto prima, non dopo le decisioni: qui siamo di fronte a una questione non seguita con la dovuta attenzione. Anche i nostri rappresentanti nel CdA non possono restare silenti: devono esercitare un controllo serio e, soprattutto, informare. Se l’informazione non arriva, qualcosa non funziona. I rapporti con Sav devono cambiare e oggi questo messaggio deve arrivare chiaramente da questo Consiglio.»

«Questo Consiglio ha solo un difetto: è tardivo. Avrebbe dovuto svolgersi nel 2024 o nel 2025, se si fossero avute per tempo le informazioni da parte dei rappresentanti della Regione nel CdA della Sav - ha affermato il Consigliere Massimo Lattanzi (FdI) -. Dalla maggioranza è arrivato un invito: da adesso in avanti saremo durissimi con la Sav. Io ho dei dubbi su questa strategia: non credo che, con il 28% delle quote, battendo i pugni sul tavolo, risolveremo il problema della chiusura delle gallerie prevista per dopodomani. Riterrei più opportuno dialogare con la Sav affinché questi 56 milioni di investimenti non ricadano sulle tariffe autostradali dei valdostani. Anche l’invito lanciato alle minoranze di restare uniti e mandare un segnale forte da questo Consiglio mi lascia perplesso: quando ci sono i problemi bisogna rimanere uniti, ma quando ci sono le nomine da fare è solo una questione di maggioranza. Questo dibattito serve solo a chiarire che la vicenda è stata gestita male. Noi, con il 28%, potevamo far sentire la nostra voce due anni fa, quando l’idea di questi lavori ha iniziato a essere validata anche dagli studi di consulenza. Come consiglieri, chiediamo di essere messi prima al corrente delle cose.»

red.

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