Salute in Valle d'Aosta - 06 giugno 2026, 21:08

La peridurale non aumenta il rischio di parto cesareo: la ricerca valdostana ribalta le certezze

«Chi viene prima, l’analgesia o il travaglio complicato?» è la domanda provocatoria al centro dello studio dell’Azienda USL Valle d’Aosta pubblicato su una rivista scientifica internazionale. «Non è la peridurale a determinare il cesareo, ma i travagli più complessi a portare più spesso alla richiesta di analgesia», emerge dai dati raccolti su oltre 1.900 primipare al Beauregard

I tre autori principali, da sx, Emanuele Koumantakis e Christine Rollandin (statistici della scuola di specializzazione in Statistica Medica dell'università degli studi di Torino) e Enrica Delfino (anestesista rianimatore dell'Ausl Valle d'Aosta)

I tre autori principali, da sx, Emanuele Koumantakis e Christine Rollandin (statistici della scuola di specializzazione in Statistica Medica dell'università degli studi di Torino) e Enrica Delfino (anestesista rianimatore dell'Ausl Valle d'Aosta)

Uno studio condotto presso l’Ospedale Beauregard di Aosta e firmato da un’équipe dell’Azienda USL Valle d’Aosta approda su una delle riviste internazionali più accreditate del settore, il Journal of Anesthesia, Analgesia and Critical Care, e riaccende — con un cambio di prospettiva — uno dei dibattiti più sensibili dell’ostetricia moderna: il rapporto tra analgesia epidurale in travaglio e ricorso al parto cesareo.

Il lavoro porta un titolo volutamente provocatorio, costruito attorno a un paradosso quasi da “uovo e gallina”: «Chi viene prima, l’analgesia o il travaglio complicato?». Una domanda che sintetizza l’obiettivo della ricerca: mettere in discussione l’idea, finora diffusa in parte della letteratura scientifica, secondo cui la peridurale possa essere associata a un aumento del rischio di parto cesareo.

Secondo i risultati dello studio valdostano, la relazione non sarebbe causale. Al contrario, sarebbe il travaglio più complesso e doloroso a determinare una maggiore richiesta di analgesia, e non l’analgesia a favorire l’esito chirurgico. Un ribaltamento interpretativo che incide direttamente sulla lettura clinica di molti dati osservazionali finora pubblicati.

La ricerca nasce come sviluppo di un’idea della Dott.ssa Elena Boris e si è poi strutturata in un’analisi retrospettiva ampia, che copre oltre tredici anni di attività del punto nascita regionale. Il campione comprende 1.905 donne primipare che hanno richiesto analgesia epidurale durante il travaglio.

La Dott.ssa Enrica Delfino, anestesista e primo autore, sintetizza così lo spirito del lavoro: «Questo lavoro nasce dall’osservazione della nostra esperienza clinica quotidiana accanto alle donne in travaglio e dalla volontà di approfondire scientificamente un tema spesso oggetto di timori e convinzioni radicate. I risultati ottenuti confermano come l’analgesia epidurale, condotta sapientemente, rappresenti uno strumento sicuro ed efficace per accompagnare le donne nel percorso nascita, senza alterare la fisiologia del travaglio».

Un punto centrale riguarda proprio l’interpretazione dei dati: gli studi precedenti, osservando una maggiore incidenza di cesarei nelle donne sottoposte a peridurale, avevano suggerito una possibile correlazione diretta. La nuova analisi propone invece una lettura inversa del fenomeno, spostando il focus dalla causa all’indicazione clinica.

Il servizio di analgesia del parto in Valle d’Aosta è attivo da anni con un’équipe dedicata 24 ore su 24, con l’obiettivo di garantire alle partorienti un controllo efficace del dolore nel rispetto della fisiologia del parto.

Il parto cesareo urgente o emergente resta invece un intervento necessario nei casi in cui insorgano complicazioni per la madre o per il neonato. Comprendere correttamente il ruolo dell’epidurale in questo contesto ha quindi un impatto diretto non solo scientifico, ma anche organizzativo e culturale.

Il Direttore sanitario dell’Azienda USL, Dott. Mauro Occhi, sottolinea la portata del risultato: «La logistica è un fattore penalizzante per chi lavora in Valle d’Aosta, ma non per la produzione e la diffusione delle idee. La pubblicazione di questo studio su una rivista internazionale rappresenta un importante riconoscimento per i professionisti della nostra Azienda e dimostra come anche una realtà territoriale possa contribuire in modo significativo alla produzione scientifica e all’innovazione clinica. Ricerca, assistenza e qualità delle cure devono procedere insieme, e questo risultato ne è un esempio concreto».

Sulla stessa linea l’Assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali Carlo Marzi: «Questo risultato valorizza il livello professionale e scientifico presente nella sanità valdostana e testimonia l’importanza di continuare a investire nella formazione, nella ricerca e nelle reti di collaborazione con i principali centri nazionali e internazionali. Offrire servizi avanzati e basati sull’evidenza scientifica significa garantire alle donne e alle famiglie valdostane un percorso nascita sempre più qualificato, sicuro e vicino ai bisogni delle persone».

Dietro la pubblicazione si muove un lavoro corale che ha coinvolto anestesisti, statistici e accademici di più università. Fondamentale il contributo della Scuola di Specializzazione in Statistica Medica dell’Università degli Studi di Torino e il supporto nell’elaborazione dei dati da parte delle Professoresse Milena Maule e Lorena Charrier.

Determinante anche il lavoro organizzativo del Dott. Roberto Giorgio Wetzl, oggi docente alla Scuola Europea di Anestesia Ostetrica, insieme al contributo di altri specialisti e strutture universitarie e ospedaliere coinvolte nella gestione e supervisione del progetto.

Un mosaico di competenze che restituisce l’immagine di una ricerca nata in un contesto periferico ma capace di inserirsi nel dibattito scientifico internazionale con un risultato netto: la peridurale, secondo questi dati, non sarebbe un fattore di aumento del rischio di parto cesareo, ma una risposta clinica a condizioni di travaglio già più complesse.

je.fe.

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