ATTUALITÀ POLITICA - 06 giugno 2026, 13:04

Si Può Fare: manifesto per una sinistra unita e vincente in Valle d’Aosta di Alleanza Verdi e Sinistra

Un documento politico che rilancia l’idea di una sinistra valdostana unita, alternativa agli attuali equilibri regionali, tra accuse al sistema di governo e appello a una nuova fase fondata su coraggio, contenuti e organizzazione. Ma quanto è davvero praticabile questa “unità indistruttibile” evocata nel testo?

Si Può Fare: manifesto per una sinistra unita e vincente in Valle d’Aosta di Alleanza Verdi e Sinistra

Il “manifesto per una sinistra unita e vincente in Valle d’Aosta” arriva con un tono netto, quasi programmatico, e non si limita a fotografare la situazione politica: la giudica senza mezzi termini. Già l’impianto iniziale è esplicito, quando gli autori del comunicato scrivono che “la sinistra valdostana ha davanti a sé un dovere storico: ergersi a punto di riferimento saldo e credibile per una comunità che reclama, a gran voce, un’azione di governo regionale lungimirante”.

L’impostazione è chiara: non una semplice riflessione interna, ma una chiamata alle armi politica e culturale.

Il testo non risparmia nessuno. La Regione viene descritta come bloccata da logiche di potere più che da visioni di governo. Gli autori parlano di “straordinarie prerogative e risorse garantite dall’Autonomia” che però sarebbero state tradite da una gestione definita implicitamente miope e opportunistica.

La critica si fa poi esplicita verso gli schieramenti.

Da un lato, le forze di destra: “la destra regionale (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia) palesa un’evidente inconsistenza programmatica”. Un giudizio duro, che le riduce a soggetti percepiti come incapaci di rappresentare un’alternativa credibile: Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia

Dall’altro lato, il centro autonomista viene descritto con ancora più severità: “L’Union Valdotaine e gli alleati centristi si muovono secondo logiche puramente opportunistiche”. L’accusa è pesante: capacità di raccogliere consenso e gestire il potere, ma assenza di visione: Union Valdotaine. È un passaggio che colpisce perché non si limita alla critica politica, ma punta direttamente alla cultura di governo.

Il cuore del documento di Alleanza Verdi e Sinistra è però la proposta: non solo opposizione, ma costruzione di una nuova centralità politica.

Gli autori scrivono: “In questo scenario, il compito della sinistra è tracciare una rotta alternativa. Una svolta che sia prima di tutto ideale, culturale e programmatica”. Qui il lessico cambia: non più denuncia, ma progetto.

Il riferimento politico organizzativo è esplicito verso l’area ecologista e progressista: “Alleanza Verdi e Sinistra è in campo per tessere, con pazienza e determinazione, un’alleanza ancora più vasta”.

È un passaggio chiave, perché prova a mettere ordine in un panorama spesso frammentato, evocando una funzione federatrice.

Interessante anche la parte in cui il manifesto tenta di dimostrare che questa sinistra non è minoritaria, ma già esistente nella società.

Gli autori sostengono infatti che “esiste in Valle d’Aosta un popolo della sinistra composto da migliaia di cittadini”, richiamando anche strumenti concreti come il “sostegno attraverso il 2 per mille” e l’esito del referendum sulla magistratura, letto come conferma di una posizione diffusa.

È una narrazione tipica dei documenti di rilancio politico: trasformare una base potenziale in una comunità già strutturata. La parte più “programmatica” arriva in chiusura, dove il testo si cristallizza in una sorta di manifesto operativo: “coraggio politico, studio rigoroso, contenuti qualificanti e unità indistruttibile”.

È qui che emerge la vera scommessa – forse la più difficile: l’unità. Perché il documento non si limita a chiedere collaborazione, ma la definisce come condizione di sopravvivenza politica. “Occorre, tutti insieme, superando steccati e personalismi, dare una casa comune”, scrivono gli autori.

Detto fuori dai toni del manifesto, il punto vero è questo: la diagnosi è chiara, condivisibile o meno, ma politicamente molto aggressiva. Il rischio, però, è quello classico della politica valdostana e non solo: trasformare l’unità evocata in un’ennesima somma di sigle più che in una reale sintesi.

La forza del testo sta nella sua chiarezza identitaria. La debolezza potenziale sta nella sua attuazione: mettere insieme mondi, culture politiche e storie diverse non è mai un esercizio teorico.

Eppure la chiusura è volutamente netta, quasi performativa: “Si può fare, si può unire, si può vincere”.

La domanda vera è se questa triplice affermazione sia già un programma politico o ancora una dichiarazione di intenzioni.

pi.mi.

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