FEDE E RELIGIONI - 03 giugno 2026, 08:00

Leone XIV: lo sport come scuola di fraternità e via di pace

Nel video per le intenzioni di preghiera di giugno, Leone XIV rilancia una visione dello sport come spazio di incontro, solidarietà e costruzione della pace. Un messaggio che si inserisce in un percorso già tracciato dal Pontefice su Olimpiadi, competizione e rischio della “dittatura della performance”, mentre il mondo sportivo si prepara a grandi eventi internazionali

Leone XIV: lo sport come scuola di fraternità e via di pace

Lo sport non come arena di guerra mascherata da gioco, ma come palestra di umanità. È questa, in sintesi, la traiettoria del messaggio diffuso da Leone XIV nel video delle intenzioni di preghiera per il mese di giugno, dedicato proprio ai “valori dello sport”.

Un messaggio semplice nella forma, ma piuttosto netto nella sostanza: lo sport deve essere “scuola di fraternità, strumento di pace, spazio d’incontro e non di esclusione”. E soprattutto: mai ridursi a terreno di violenza simbolica o reale, né a competizione tossica che annulla l’altro.

Il Pontefice, attraverso la campagna promossa dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione, costruisce una preghiera che suona quasi come un manifesto civile:

“Signore della vita, ti ringraziamo per il dono dello sport… per le amicizie che nascono sul campo… per la gioia di giocare in squadra”.

E qui il punto politico-culturale è evidente: lo sport viene letto come linguaggio universale, capace di superare confini, ideologie e appartenenze. Non è solo intrattenimento o prestazione, ma un luogo dove si impara – o si dovrebbe imparare – a stare insieme.

Interessante anche la lettura proposta da chi collabora con il progetto, come il gesuita Cristóbal Fones, che insiste su un concetto semplice ma spesso dimenticato: nessuno vince davvero da solo. Dietro ogni atleta, squadra o impresa sportiva c’è sempre una rete di relazioni, fatica condivisa, fallimenti e ripartenze.

Ed è proprio qui che il messaggio del Papa diventa meno “devozionale” e più attuale: lo sport come antidoto all’individualismo esasperato, alla logica del “o vinco o non valgo”.

Una posizione che, volendo essere sinceri, suona quasi controcorrente rispetto a molta cultura sportiva contemporanea, sempre più ossessionata da record, ranking e prestazione assoluta.

Non è un’uscita isolata. Leone XIV negli ultimi mesi ha insistito più volte sul tema, mettendo in guardia dalla cosiddetta “dittatura della performance”: doping, strumentalizzazione politica dello sport e riduzione dell’atleta a macchina produttiva di risultati.

Un’impostazione ribadita anche in occasione dei grandi eventi sportivi internazionali e dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina, dove il Papa ha rilanciato l’idea di uno sport come “esercizio di relazione” più che esibizione di forza.

Qui, da cronista, una considerazione ci sta tutta: il messaggio è alto, condivisibile, quasi difficile da contestare. Ma il punto vero è un altro: quanto spazio reale ha questa visione nello sport globale di oggi?

Tra interessi economici enormi, pressione mediatica e nazionalismi sportivi sempre più accesi, l’idea dello sport come “luogo di pace” rischia spesso di restare una cornice ideale più che una pratica concreta.

Eppure, proprio per questo, il richiamo del Papa non è ingenuo: è quasi una contro-narrazione necessaria, che ricorda come lo sport possa essere anche altro rispetto allo spettacolo iper-competitivo che vediamo ogni giorno.

Il messaggio arriva mentre il calendario internazionale è pieno: tennis, calcio e competizioni globali che attirano miliardi di spettatori. E proprio atleti come Jannik Sinner diventano simboli involontari di questo intreccio tra prestazione, pressione e aspettative collettive.

In questo contesto, parlare di fraternità e incontro può sembrare quasi fuori tempo. Oppure, al contrario, può essere proprio il richiamo di cui lo sport avrebbe bisogno per non perdere completamente la sua dimensione umana.

In fondo, il punto resta sempre quello: lo sport forma davvero cittadini migliori, o si limita a riflettere le nostre contraddizioni?

Il messaggio di Leone XIV non risolve il dilemma, ma lo mette sul tavolo. E già questo, nel mondo della performance permanente, non è poco.

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