ATTUALITÀ - 01 giugno 2026, 08:00

Crisi idrica in Valle d’Aosta, portate giù del 50% e agricoltura sotto pressione: l’Osservatorio accelera il monitoraggio

Si è riunito l’29 giugno l’Osservatorio regionale tecnico-politico sulla crisi idrica, con la partecipazione degli assessori regionali e degli enti tecnici. I dati confermano una situazione in peggioramento: precipitazioni in calo del 50%, temperature sopra media e portate dei corsi d’acqua dimezzate. Preoccupazione crescente per agricoltura, zootecnia e gestione degli alpeggi, con il rischio concreto di una demonticazione anticipata

Ghiacciao Gran Sometta ph Arpa Vda

Ghiacciao Gran Sometta ph Arpa Vda

La fotografia che arriva dalla riunione dell’Osservatorio regionale sulla crisi idrica non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche. Il quadro è quello di una stagione che sta mettendo sotto stress l’intero sistema idrico valdostano, tra anomalie climatiche, consumi agricoli e tenuta delle infrastrutture.

L’incontro, coordinato dagli assessori regionali alle opere pubbliche e ambiente, Davide Sapinet e all’agricoltura e risorse naturali Speranza Girod, ha visto anche la presenza dell’assessore allo sviluppo economico Luigi Bertschy, insieme a dirigenti regionali e rappresentanti di CPEL, ARPA Valle d'Aosta, CVA e BIM Valle d'Aosta.

Il dato di partenza è netto. Come è stato evidenziato nel corso della riunione, “le precipitazioni degli ultimi due mesi sono state del 50% sotto la media storica”, mentre le temperature “negli ultimi tre mesi risultano superiori di circa 1 grado rispetto alla media”, con punte fino a 2,9 gradi nell’ultimo mese. Un’anomalia che si riflette direttamente sui corsi d’acqua: “le portate risultano ridotte di circa il 50% rispetto alla media storica del mese di giugno”.

Nel confronto tecnico, basato sui dati del Centro Funzionale Regionale, di ARPA Valle d'Aosta e della Fondazione CIMA, è stato sottolineato come il trend climatico non sia episodico ma strutturale almeno per questa fase stagionale. Non a caso, dagli uffici regionali filtra una lettura prudente ma preoccupata: “non siamo davanti a un’emergenza improvvisa, ma a una condizione che rischia di aggravarsi nelle prossime settimane”.

L’assessore Davide Sapinet ha insistito sul profilo preventivo dell’azione regionale: “la convocazione dell’Osservatorio testimonia l’attenzione con la quale il Governo regionale intende monitorare la situazione e prepararsi all’adozione delle misure che si renderanno necessarie”. E ancora: “molto lavoro è stato fatto negli ultimi anni in sede di programmazione e sostegno alle infrastrutture, in particolare con il BIM Valle d’Aosta per la rete degli acquedotti”. Ma il passaggio politicamente più rilevante riguarda l’immediato: “ciò che preoccupa maggiormente è la situazione che si potrebbe creare tra 2/3 settimane”.

Sul fronte agricolo, la valutazione dell’assessora Speranza Girod è ancora più concreta e radicata nel territorio. “L’emergenza idrica desta preoccupazione per le possibili ripercussioni sul comparto agricolo e zootecnico”, ha spiegato, evidenziando come “in alcune zone si registri una riduzione della produzione di foraggio stimata intorno al 40%”. Un dato che non resta astratto, ma si traduce in scenari operativi: “qualora la situazione non dovesse migliorare, vi è il rischio di una demonticazione anticipata del bestiame dagli alpeggi”. E poi il passaggio sugli enti locali: “anche i Consorzi di miglioramento fondiario stanno affrontando crescenti difficoltà nella gestione irrigua”.

Nel mezzo, il ruolo del coordinamento tecnico emerge come elemento chiave. Dalla riunione è passato il messaggio che l’Osservatorio non sarà un organismo formale, ma uno strumento operativo permanente: “avrà un ruolo importante per favorire il coordinamento tra i diversi assessorati e gli enti competenti”, è stato ribadito in chiusura congiunta dagli assessori, “con l’obiettivo di individuare scelte tecniche e politiche mirate e lungimiranti nel rispetto delle esigenze delle comunità e delle attività produttive”.

La riunione ha messo in evidenza anche la dimensione economica della crisi, con possibili ricadute su produzione agricola, gestione dell’acqua potabile e sistemi irrigui locali, oltre che sull’equilibrio tra uso energetico e risorsa idrica, tema che coinvolge direttamente anche la presenza di CVA.

Il punto politico, al di là dei dati, è uno: la Valle d’Aosta entra in una fase in cui la gestione dell’acqua non è più soltanto una questione tecnica o stagionale, ma un elemento strutturale di governo del territorio. La finestra temporale indicata — poche settimane — diventa così decisiva per capire se si sarà ancora nel campo della prevenzione o già dentro una gestione emergenziale.

E proprio qui si gioca il passaggio più delicato: la capacità di tenere insieme istituzioni, enti tecnici e comparti produttivi in un quadro climatico che non accenna a normalizzarsi. Perché la crisi idrica, più che un evento isolato, si sta sempre più configurando come una condizione ricorrente con cui la politica regionale dovrà imparare a convivere e decidere.

je. fe.

SU