Alle volte, camminando in montagna o tra i boschi, si ha l’opportunità di incontrare formazioni rocciose che colpiscono, che hanno una valenza che va oltre la normale osservazione geologica, perché emanano un fascino misterioso che attrae.
Normalmente, camminando in montagna, di fronte a un sasso non si rivolge alcuna attenzione, perché in fondo le montagne “non sono altro che un mucchio di sassi”. Ma, alle volte, di fronte ad alcune pietre non si può restare indifferenti.
È il caso dei massi erratici, antenati delle glaciazioni che ci ricordano da dove veniamo e che ci fanno riflettere sulla storia che stiamo interpretando. Questi massi che incontriamo lungo il cammino attirano la nostra attenzione, ci invitano a fermarci, ad osservarli, a capirli.
Spesso a coinvolgerci fortemente a livello emotivo sono i massi-altare o i sassi coppellati, che impongono una miscellanea di suggestione tra l’esoterico e la razionalità. Sono molti questi relitti geologici e si possono incontrare un po’ ovunque: nei campi, nelle radure, tra i boschi, sui culmini delle colline, lungo i sentieri di montagna.
Ognuna di queste presenze ci indica che in quel luogo, qualunque esso fosse, una comunità, attraverso riti apotropaici, praticava un’ancestrale fede volta spesso al culto dei morti o a propiziare la buona sorte, come nascite o buoni raccolti. Ma erano siti adatti anche a un’arguta osservazione astronomica o all’avvistamento dei nemici, che fossero altre comunità ostili o eventi climatici avversi e misteriosi, quali fulmini e temporali.
Luoghi dal significato deistico e panteistico per gli uomini di allora, che vivevano il rapporto con la natura in modo più intenso, vivo e scambievole, sempre attenti a non scatenare la furia iraconda degli dei. Timore che la nostra società sembra non solo aver perduto, ma pare sempre più propensa a sfidare.
Le pietre che circondano il masso (ph. M. Carlesso)
L’itinerario
Dall’autostrada dei Laghi in direzione Varese si esce a Gazzada, da cui, con la comoda tangenziale, si evita il centro di Varese. Superato il centro commerciale e seguendo le indicazioni per Luino e Ponte Tresa, si entra in Valganna, che si percorre per quasi tutta la sua lunghezza fino a Ghirla, dove si devia a destra verso Marzio.
Dopo circa 20 minuti di salita e poco prima dell’abitato, in località Forcorella, la strada scende e qui si lascia l’automobile negli ampi spazi a bordo strada.
Da qui, prendendo un sentiero ben marcato dalla segnaletica bianca e rossa e dalle paline, ci si addentra nel bosco.
Si cammina in salita tra rocce di porfido rosso che danno una particolare nota di colore alla splendida faggeta, fino ad arrivare al Sass de Böll, a quota 987 m.
Questo enorme masso di porfido è uno spettacolare dicco rimasto inglobato nel cratere secondario dell’antico vulcano che si trovava in questo luogo. A portarlo alla luce è stata l’erosione dei ghiacciai del Ticino e dell’Adda.
Sul Sass de Böll sono stati scavati nella roccia degli scalini che portano alla sommità.
(sezione archeologica)
L’area in questione, dal 2015, è diventata un luogo di ricerca, costituendo un vero e proprio sito megalitico. Il complesso monumentale fu sicuramente utilizzato come luogo sacro e di culto durante l’età del Ferro, ma probabilmente anche in epoca precedente.
Il complesso litico è costituito da un monolite di rilevanti dimensioni, circondato da un gruppo di pietre forse derivante dal crollo di una struttura più antica maggiormente articolata. Il monumento si trova lungo un pendio ripido, interamente rivolto verso nord e attualmente delimitato su ogni lato dal bosco.
L’imponente masso centrale è caratterizzato da una circonferenza di circa 20 metri e da un’altezza media di 5,5 metri. È circondato da un sistema subcircolare di pietre artificialmente lavorate. Le misurazioni effettuate in loco indicano un diametro medio di circa 24 metri.
(Planimetria del Sass de Böll – fonte Adriano Gaspani)
Continuazione itinerario
L’incontro con questo esemplare di pietra non può lasciare indifferenti. Raggiungerne la cima attraverso la scalinata rupestre, nella solitudine del luogo dal quale la vista spazia sull’orizzonte, suscita forte suggestione.
Proseguendo in mezzo a grandi massi di porfido levigati nel tempo dai ghiacci e spesso ricoperti da muschio, si giunge sulla pianeggiante cima del Monte Piambello (1.129 m), dove si trovano i resti di un forte militare della Frontiera Nord – Linea Cadorna (guerra 1915-18).
Qui si aprono due punti panoramici: uno verso il Lago Maggiore, l’altro verso la Pianura Padana e il Lago di Lugano.
Per il ritorno si segue a ritroso il percorso dell’andata.
Per i “cimaioli”, si può suggerire la salita al Monte Marzio (880 m) direttamente dalla Forcorella in circa 30 minuti con poco più di 100 metri di dislivello. La cima, piuttosto disturbata da manufatti e impianti, offre comunque una bella vista sulla Valganna, il Mottarone e il Monte Rosa. Sul culmine è presente anche una statua della Madonna degli alpini.
Il ritorno alla Forcorella avviene lungo il medesimo percorso.
L’ambiente boschivo dove è collocato il masso (ph. M. Carlesso)
La scheda
Partenza: Marzio (località Forcorella) 767 m (raggiungibile da Varese via Valganna)
Arrivo: Sass de Böll 987 m
Dislivello: circa 220 m
Tempo: 0,30 h salita
Difficoltà: E
Nota: possibilità di abbinare nella stessa giornata le salite a:
– Monte Piambello 1.129 m (dislivello 147 m dal Sass de Böll)
– Monte Marzio 880 m (dislivello 113 m dalla Forcorella)
I sentieri per il Sass de Böll
Per approfondimenti sull’archeoastronomia del Sass de Böll si veda l’articolo di Adriano Gaspani (I.N.A.F. Brera, Milano), pubblicato su Due Passi nel Mistero:
https://www.duepassinelmistero2.com/studi-e-ricerche/archeoastronomia/il-sass-di-boll-a-monte-marzio-va/





