Prosegue il percorso della Regione Valle d’Aosta per rafforzare e completare la rete dei servizi dedicati alle persone autistiche. La Giunta regionale ha infatti approvato venerdì 22 maggio una deliberazione che definisce il modello regionale di presa in carico, i requisiti minimi per l’autorizzazione delle strutture residenziali, semi-residenziali e dei servizi territoriali dedicati all’autismo, oltre alle relative tariffe di riferimento.
Il provvedimento rappresenta un ulteriore tassello nel percorso avviato già nel 2020, quando erano stati approvati i requisiti per le strutture semi-residenziali. Con questo nuovo atto, la Regione amplia il quadro normativo disciplinando anche le strutture residenziali e i servizi territoriali, con l’obiettivo di garantire una presa in carico sempre più completa e strutturata.
Tra gli aspetti più significativi della deliberazione vi è la definizione, per la prima volta, dei requisiti minimi per comunità alloggio, gruppi appartamento e residenze sanitario-assistenziali dedicate alle persone autistiche. Una scelta che apre concretamente la strada alla realizzazione di progetti sperimentali personalizzati, costruiti sui bisogni specifici della persona e orientati a favorire autonomia, inclusione e qualità della vita.
La deliberazione consentirà inoltre di avviare le procedure di autorizzazione e accreditamento per soggetti pubblici e privati interessati a erogare servizi per conto del Servizio sanitario regionale. Potranno quindi candidarsi cooperative sociali, enti del terzo settore e altre realtà impegnate nell’ambito socio-assistenziale e sanitario.
Resta invariato il sistema di compartecipazione economica da parte degli utenti, che continueranno a contribuire ai servizi attraverso una percentuale fissa calcolata sulla base dell’ISEE, senza impatti diretti derivanti dall’aggiornamento delle tariffe regionali.
L’obiettivo dichiarato della Regione è quello di costruire una rete integrata di servizi che accompagni le persone autistiche lungo tutto il percorso di vita: dalla diagnosi precoce ai trattamenti individualizzati, passando per i centri diurni, i servizi territoriali e le future soluzioni residenziali. Un modello che punta anche sulla flessibilità degli interventi e sulla collaborazione con famiglie, associazioni e operatori del settore, in linea con il percorso nazionale di riforma della disabilità.





