Gentile Direttore,
le scrivo in merito alla notizia della chiusura della galleria della Côte de Sorreley, quella che collega l’autostrada alla Valle del Gran San Bernardo. Una chiusura definita improrogabile per ragioni di sicurezza e che, stando a quanto si apprende, durerà circa dodici mesi.
Capiamo tutti che la messa a norma di un’infrastruttura è un obbligo non rinunciabile. Quello che però lascia perplessi è l’impatto che una chiusura così prolungata avrà sulla viabilità ordinaria: per un anno intero, tutto il traffico — auto e mezzi pesanti — si riverserà sulla statale, fino alla rotonda dell’ospedale, con le conseguenze immaginabili per residenti, pendolari e strutture sanitarie.
Vorrei tuttavia portare all’attenzione dei lettori e, ci si augura, anche dei responsabili SAV e degli amministratori locali, una considerazione che mi pare di buon senso.
La galleria in questione è, di fatto, composta da due tratti distinti: uno più a valle, che parte poco dopo il casello di Quart e arriva all’altezza del ristorante Les Charabans, dove una rotonda consente già oggi l’immissione verso l’autostrada; e uno più a monte, che da lì prosegue verso Signayes.
Ora, se i lavori di adeguamento richiedono complessivamente dodici mesi, non sarebbe forse possibile intervenire prima sul tratto superiore, mantenendo operativo quello inferiore? E poi, una volta completato il primo intervento, procedere con il secondo?
In questo modo il disagio sulla viabilità ordinaria si ridurrebbe alla metà: non dodici mesi di traffico scaricato sulla statale e sulla rotonda dell’ospedale, ma due periodi distinti di sei mesi ciascuno.
È una proposta semplice, forse già valutata e scartata per ragioni tecniche che non conosciamo. Ma se così fosse, sarebbe utile che i cittadini ne fossero informati. E se invece non ci avesse ancora pensato nessuno, speriamo che queste righe possano almeno aprire una riflessione.
Cordiali saluti
Un lettore di buon senso
Grazie Gentile lettore
La segnalazione del lettore coglie un punto che, al netto delle complessità tecniche, merita almeno una risposta chiara e non evasiva.
La chiusura per dodici mesi della galleria della Côte de Sorreley è un intervento inevitabile sotto il profilo della sicurezza, ma non può essere trattata solo come una questione ingegneristica. È anche — e soprattutto — una scelta con impatti fortissimi sulla mobilità quotidiana di un’intera area: residenti, lavoratori, mezzi sanitari, traffico pesante. In Calbria analogo problema è stato risolto brillantemente dall'Anas.
La proposta di una cantierizzazione in due fasi successive, per quanto possa apparire semplificata rispetto alle esigenze tecniche, apre comunque un interrogativo legittimo: tutte le alternative organizzative sono state davvero esplorate fino in fondo?
Ed è qui che entra in gioco il ruolo della SAV, insieme agli enti tecnici e alla Regione. Perché se una soluzione alternativa non è praticabile, va spiegato con chiarezza, senza lasciare spazio alla sensazione — sempre pericolosa — che si sia scelta la strada più lineare senza valutare abbastanza l’impatto sociale.
In caso contrario, se invece una diversa articolazione dei lavori non è stata nemmeno presa in considerazione, allora il problema non è solo tecnico ma anche di metodo: perché oggi la gestione delle infrastrutture non può prescindere da una valutazione seria del “costo sociale” dei cantieri.
In entrambi i casi, una cosa è certa: i cittadini non chiedono miracoli, ma trasparenza e un minimo di ingegneria della realtà quotidiana, non solo di quella strutturale. pi.mi.





