ATTUALITÀ POLITICA - 22 maggio 2026, 16:20

Piano nazionale della prevenzione 2026-2031: una svolta da non sprecare

Il nuovo Piano nazionale della prevenzione viene accolto positivamente da Cittadinanzattiva, che ne sottolinea i principi di equità, partecipazione e centralità della persona. Ora l’attenzione si sposta sulle Regioni, chiamate a tradurre gli obiettivi in azioni concrete, mentre le associazioni civiche annunciano una vigilanza attiva sull’attuazione

Maria Grazia Vacchina

Maria Grazia Vacchina

Il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 mette sul tavolo alcuni temi che, almeno sulla carta, segnano un cambio di passo importante: riduzione delle disuguaglianze tra territori e cittadini, partecipazione attiva delle comunità, presa in carico delle cronicità, centralità della persona e rafforzamento della promozione della salute a partire dalle scuole.

Un impianto che viene giudicato con favore da Cittadinanzattiva, che vede nel documento un possibile punto di svolta nel rapporto tra cittadini e Servizio sanitario nazionale.

«È una buona notizia per i cittadini – ha dichiarato la segretaria generale Anna Lisa Mandorino – perché rappresenta un segnale positivo di quel patto tra istituzioni nazionali e territoriali che da tempo chiediamo come imprescindibile per il rilancio del Servizio sanitario nazionale». Tra gli elementi più apprezzati, la logica della “One Health”, l’idea della salute in tutti i contesti di vita e soprattutto il focus sui primi mille giorni, definiti come una finestra decisiva per costruire salute e ridurre le disuguaglianze fin dall’origine.

Il Piano introduce anche un sistema di monitoraggio più stringente sulle Regioni, con l’obiettivo di verificare il raggiungimento degli obiettivi fino al 2031 e un collegamento più diretto con i Lea. Un passaggio che, secondo Cittadinanzattiva, può rendere più concreta la responsabilizzazione dei territori.

Proprio sul piano territoriale si inserisce la posizione di Maria Grazia Vacchina, che richiama con forza il tema dell’attuazione uniforme. Il messaggio è chiaro: bene i principi, ma ora serve che non restino sulla carta. La sfida vera sarà evitare che la prevenzione diventi una geografia a macchia di leopardo, dove il diritto alla salute cambia da regione a regione.

E infatti il passaggio decisivo sarà tutto qui: le Regioni dovranno tradurre le linee guida del Piano in Piani regionali della prevenzione entro il 30 novembre 2026. È qui che si misurerà la reale efficacia della riforma.

Personalmente, Piero, questo è uno di quei casi in cui i documenti sono anche convincenti, ma il rischio è sempre lo stesso: grande architettura strategica e poi attuazione lenta, disomogenea, a tratti evanescente. Il punto non è cosa si scrive, ma cosa arriva davvero nei consultori, nelle scuole, nei servizi territoriali.

Se Cittadinanzattiva annuncia vigilanza, il segnale è politico prima ancora che tecnico: la sanità pubblica oggi non si gioca solo nei palazzi, ma nella capacità di rendere esigibili diritti che sulla carta sembrano già scritti bene.

pi.mi

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