ATTUALITÀ - 21 maggio 2026, 12:00

Riflessione di un lettore

Tra Bolzano che rafforza l’autonomia e la Valle d’Aosta che mette in discussione le proprie leggi

Riflessione di un lettore

Mentre l’Alto Adige consolida il proprio Statuto speciale e amplia gli spazi di autogoverno, la Valle d’Aosta si ritrova invischiata in una vicenda politico-giudiziaria che rischia di incrinare la credibilità stessa dell’autonomia regionale. Sullo sfondo, il pensiero di Émile Chanoux e una domanda sempre più scomoda: che cosa resta oggi dell’autonomismo valdostano?

E viene inevitabilmente da pensare a Émile Chanoux.

Il principale ideologo dell’autonomia valdostana, martire della Resistenza — tra l’altro, il 18 maggio ricorreva l’anniversario della sua morte — immaginava l’autonomia come uno strumento di libertà, responsabilità e autogoverno delle comunità alpine.

Non una semplice gestione del potere.

Non una continua ricerca di equilibri personali o scorciatoie politiche.

In questi giorni un lettore ha scritto una frase, sul suo giornale, tanto semplice quanto brutale:

«Émile Chanoux non è morto per sapere se 3+1 fa 2, 3 o 4, o chissà quanto. E ancor meno per farselo dire dalla Magistratura. Se siamo arrivati a questo punto in Valle d’Aosta, per chi, per quali ideali è morto Chanoux?»

Al di là della durezza della provocazione, quella domanda colpisce nel segno.

Perché il problema vero della vicenda valdostana non è soltanto giuridico.

È il progressivo impoverimento culturale e politico dell’autonomismo regionale.

Ed è forse proprio qui che emerge la differenza più profonda tra Valle d’Aosta e Alto Adige.

In questi giorni il confronto tra le due realtà autonome restituisce infatti, forse meglio di qualsiasi convegno o dichiarazione ufficiale, lo stato reale delle rispettive autonomie speciali.

Da una parte la Provincia autonoma di Bolzano, che porta a casa un’importante riforma dello Statuto di autonomia concordata con lo Stato, approvata definitivamente dal Parlamento italiano e costruita attraverso un lungo lavoro politico e istituzionale condiviso tra Bolzano e Roma.

Dall’altra la Valle d'Aosta, sconquassata dalla vicenda giudiziaria che riguarda il presidente Renzo Testolin e il limite dei mandati previsto dalla legge elettorale regionale.

Due territori autonomi.
Due approcci completamente diversi all’autonomia.

Anche osservando la composizione politica delle due assemblee emerge una differenza profonda.

In Alto Adige la Südtiroler Volkspartei continua a rappresentare il principale perno politico dell’autonomia provinciale. Pur all’interno di coalizioni articolate, il sistema politico altoatesino mantiene una forte centralità autonomista e una chiara continuità strategica nella difesa e nell’espansione delle competenze speciali.

In Valle d’Aosta, invece, il Consiglio regionale appare ormai frammentato in una molteplicità di gruppi, micro-maggioranze e alleanze variabili, spesso costruite più sulla gestione degli equilibri interni che attorno a una vera visione autonomista comune.

La stessa maggioranza che sostiene il governo regionale nasce infatti da un equilibrio politico fragile e continuamente esposto a tensioni, cambi di assetto e logiche di sopravvivenza.

E forse è proprio questa instabilità permanente ad aver progressivamente indebolito anche la capacità della politica valdostana di ragionare strategicamente sull’autonomia.

In Alto Adige, mentre si rafforzano competenze e spazi di autogoverno, la politica autonomista si presenta compatta nel rivendicare nuove prerogative istituzionali.

La riforma approvata in questi giorni punta infatti a recuperare competenze considerate progressivamente erose negli anni dalla legislazione statale e dalla giurisprudenza costituzionale.

Tra le novità più rilevanti figurano il rafforzamento delle competenze provinciali in materia di urbanistica, energia, ambiente, lavori pubblici e gestione del territorio, oltre a nuove garanzie sul ruolo delle autonomie nel procedimento di modifica dello Statuto.

In sostanza: l’autonomia viene difesa rafforzandola.

In Valle d’Aosta accade invece qualcosa di profondamente diverso.

Qui il tema dominante non è l’ampliamento delle competenze autonome, ma il tentativo di salvare politicamente una presidenza regionale entrata in collisione con la legge elettorale valdostana.

Ed è qui che emerge il punto politicamente più grave della vicenda.

Dopo la decisione del Tribunale di Aosta che ha dichiarato la decadenza del presidente Testolin per violazione del limite dei mandati consecutivi previsto dalla legge regionale, la difesa scelta in appello sembra puntare, almeno in parte, a mettere in discussione la legittimità costituzionale della stessa normativa regionale.

Una legge che riguarda una materia — quella elettorale regionale — sulla quale la Valle d’Aosta dispone di competenza primaria.

Ed è difficile non cogliere il paradosso politico.

Mentre Bolzano rivendica davanti allo Stato maggiore capacità di autogoverno e maggiore solidità del proprio sistema autonomistico, la Valle d’Aosta finisce per mettere indirettamente in discussione la propria capacità di legiferare autonomamente proprio nel cuore delle proprie competenze speciali.

Il messaggio che rischia di uscire da questa vicenda è devastante sul piano autonomista.

Perché il punto non è soltanto giuridico.
È politico e culturale.

Un’autonomia speciale vive anche della credibilità delle proprie istituzioni e della solidità delle proprie leggi.

In Alto Adige l’autonomia viene utilizzata per costruire nuovi spazi di autogoverno.

In Valle d’Aosta rischia invece di apparire sempre più come uno strumento piegato alla gestione degli equilibri politici del momento.

In Alto Adige l’autonomia continua a essere percepita come un progetto collettivo di lungo periodo, quasi una missione politica permanente.

In Valle d’Aosta, invece, l’autonomismo storico sembra essersi progressivamente trasformato in una semplice gestione del potere.

Ed è impossibile non vedere le responsabilità politiche della Union Valdôtaine in questo declino.

Il movimento che per decenni ha incarnato la difesa dell’autonomia valdostana appare oggi sempre più ripiegato su logiche di conservazione interna, equilibri personali e sopravvivenza politica.

La vicenda Testolin lo dimostra in modo plastico.

Per difendere una presidenza regionale si arriva perfino a mettere indirettamente in discussione una legge autonomamente approvata dalla Valle d’Aosta in una materia di competenza primaria.

È difficile immaginare una rappresentazione più evidente della crisi dell’autonomismo valdostano contemporaneo.

Nel frattempo Bolzano trattava con Roma per rafforzare il proprio Statuto, recuperare competenze e ampliare gli spazi di autogoverno.

La Valle d’Aosta, invece, rischia di offrire l’immagine di un’autonomia che discute davanti ai tribunali la validità delle proprie stesse regole.

Due autonomie speciali.
Due culture politiche profondamente diverse.

Una utilizza l’autonomia per rafforzarsi e costruire futuro.
L’altra rischia di consumarla lentamente nella gestione del potere e nelle proprie contraddizioni interne.

Lettera firmata

gi.br.

SU