L'incontro tra Comune e commercianti di Aosta è stato uno di quelli dove non si parla più solo di “problemi del commercio”, ma di un modello di città che scricchiola da più parti. Non è la solita lista di lamentele: qui c’è un pezzo di economia urbana che chiede di non essere lasciato solo.
A fare da regia Confcommercio, con il presidente Graziano Dominidiato e il vicepresidente Ermanno Bonomi, che hanno subito messo il tono della giornata: disponibilità al dialogo sì, ma senza più tempi dilatati. “Il tempo è scaduto”, è una frase che rimbalza più volte e che fotografa bene l’umore.
Il primo nodo è politico prima ancora che tecnico: i commercianti non vogliono più tavoli “visionari sull’Aosta del 2030”, ma interventi immediati sulle “piccole cose”. E qui entra in gioco una parola chiave: quotidianità.
Parcheggi, pulizia, sicurezza percepita, viabilità, gestione degli eventi. Tutto ciò che incide direttamente sul flusso dei clienti.
Il sindaco Raffaele Rocco prova a incanalare il confronto proponendo un “patto di collaborazione strutturato e continuo”, ammettendo un punto non banale: nessuna amministrazione ha soluzioni magiche. Ma il messaggio politico è chiaro: partire dalle micro-azioni per ricostruire fiducia.
L’assessora Simonetta Salerno insiste invece sulla frattura tra amministrazione e categoria: “ridurre la distanza” è la formula usata, con l’obiettivo dichiarato di riportare il dialogo su basi operative e non solo lamentative.
Se c’è un tema che unisce tutti è uno solo: accessibilità.
Il commercio del centro storico soffre una concorrenza evidente delle aree commerciali periferiche, dove il parcheggio è gratuito e immediato. Il risultato è un flusso costante di clienti locali che “saltano” il centro.
Il ragionamento di molti è semplice, quasi brutale nella sua logica economica: se entrare in centro costa tempo, stress e rischio multa, il consumatore sceglie altro.
Franco Napoli, rappresentante Federmoda, lo dice senza giri di parole: Aosta dovrebbe essere gestita “come un condominio”, non come una città turistica complessa. Tradotto: bisogna facilitare il residente, che è il vero cliente stabile.
Il Comune risponde con un’ipotesi già sul tavolo: revisione della sosta, con maggiore rotazione e possibili prime ore gratuite o agevolate. Ma il nodo resta strutturale: la città è attraversata da flussi longitudinali che intasano il centro e rendono difficile ogni equilibrio.
Altro capitolo pesante: il decoro urbano.
Qui il tono cambia, perché non si parla più solo di economia ma di percezione della città. Jessica Labrini porta un elenco molto concreto: sporcizia nelle vie laterali, rifiuti visibili, selciato sconnesso e negozi sfitti che diventano “vetrine del degrado”.
E il problema non è estetico, è commerciale: un centro percepito come trascurato riduce la permanenza delle persone e quindi la spesa media.
Anche la questione dei negozi vuoti è centrale. Via Sant’Anselmo e Via Martinet vengono citate come esempi di un circolo vizioso: meno attività → meno passaggio → meno attrattività → ulteriori chiusure.
Il sindaco ammette la difficoltà: il Comune non ha poteri diretti sulle proprietà private, ma annuncia un tavolo con la Regione per affrontare il tema dei locali sfitti e valutare soluzioni di riuso delle vetrine.
C’è poi un tema più delicato: la sicurezza percepita.
Dario Buschino porta una serie di criticità molto concrete: monopattini e biciclette nelle ore serali, illuminazione ritenuta insufficiente nonostante gli investimenti LED, strade dissestate e mancanza di un vero punto di accoglienza per i bus turistici.
Il punto economico qui è evidente: se il visitatore non si sente sicuro o non trova servizi adeguati, non torna.
Il Comune replica con una lettura tecnica: la nuova illuminazione è stata progettata per efficienza energetica, ma la percezione di “buio” è reale e va corretta. È un caso classico in cui la tecnologia non coincide con l’esperienza urbana.
Uno dei temi più conflittuali riguarda gli eventi in centro.
Cristina Borney e altri esercenti segnalano un effetto diretto: quando il centro viene occupato da manifestazioni, i parcheggi si riducono e il commercio laterale soffre un calo immediato.
Qui emerge una frattura interessante: da un lato la città-evento, dall’altro la città che vive ogni giorno di piccoli flussi economici.
Il sindaco riconosce il problema: Piazza Chanoux è occupata per oltre 240 giorni l’anno. Un dato che da solo racconta una trasformazione urbana profonda, quasi strutturale.
La risposta è una parola chiave che torna spesso: delocalizzazione. Eventi futuri distribuiti anche su aree alternative come Arco d’Augusto, parco Puchoz o zona universitaria.

Simonetta Salerno, Raffaele Rocco, Graziano Dominidiato, Ermanno Bonomi
Non manca il capitolo “micro-degrado”, che però ha impatto macro.
Dai rifiuti nei vicoli alle deiezioni canine non sanzionate, fino ai cestini troppo piccoli e troppo pieni. Il messaggio è chiaro: la manutenzione ordinaria è diventata straordinaria per i commercianti stessi.
Ermanno Bonomi lo dice senza mezzi termini: chi paga la tassa sul suolo pubblico non può diventare anche manutentore urbano.
Il sindaco risponde con una linea più dura: possibile revisione del regolamento sui cani e aumento dei controlli.
Sul finale emerge la vera questione: la fiducia.
Franco Napoli lo sintetizza bene: non basta un incontro, serve un cronoprogramma verificabile. I commercianti vogliono capire cosa si farà, quando e con quali risorse.
Il Comune accetta la sfida e promette un incontro di follow-up entro circa un mese e una relazione scritta sugli impegni.
Ma la sensazione, Piero, è che qui si giochi una partita più grande: non solo la gestione del commercio, ma la capacità di Aosta di tenere insieme turismo, residenti, servizi e vivibilità.
L'incontro, dunque, non è stato solo uno sfogo collettivo. È stato un check-up economico di una città che vive di equilibrio fragile tra attrattività turistica e commercio di prossimità.
Il problema non è uno solo: è la somma di accessibilità, decoro, sicurezza percepita e gestione degli spazi pubblici.
E la domanda vera che resta sul tavolo è semplice ma pesante: Aosta vuole essere una città che vive ogni giorno o solo una città che si mostra nei weekend e negli eventi?
Qui non bastano più aggiustamenti. Serve coerenza urbana.





