ATTUALITÀ - 16 maggio 2026, 12:00

In questo mondo di ladri…

Correva l'anno 1988. Antonello Venditti, con quella sua faccia da poeta romano un po' scalcinato, incideva In questo mondo di ladri — una canzone che, all'epoca, sembrava una denuncia coraggiosa

Immagine generata con intelligenza artificiale

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Oggi, a riascoltarla, suona più come un documentario. O, peggio, come una profezia ottimista. Già, ottimista. Perché Venditti almeno i ladri li contrappone agli eroi. Noi, nel nostro piccolo angolo di mondo, stiamo ancora aspettando gli eroi. Nel frattempo, ci accontentiamo di guardare i ladri — metaforici, sia chiaro, puramente metaforici — che ci sorridono dai manifesti elettorali con quella faccia tosta che solo anni di onorata carriera pubblica sanno costruire.

Ma la vera novità, quella che il buon Antonello non aveva previsto, non è la quantità di ladri. È la qualità della loro spudoratezza.

Una volta, raccontano i vecchi, quando un amministratore veniva colto in fallo — che si trattasse di una delibera sospetta, di un appalto strano o di una spesa “creativa” — almeno aveva la decenza di arrossire. Di balbettare qualcosa. Di scomparire per qualche settimana, magari in montagna, a meditare sull'opportunità di cambiare aria o almeno partito.

Oggi no. Oggi l'amministratore locale ti guarda negli occhi, ti stringe la mano alla sagra della polenta, ti chiede come stanno i figli e, nel frattempo, firma delibere che farebbero accapponare la pelle a un ragioniere con la febbre. E lo fa con la serenità zen di chi sa perfettamente che tu, caro cittadino, ti sfogherai su Facebook, metterai un bel “vergogna!!!” con tre punti esclamativi e poi tornerai a guardare Netflix.

E hanno ragione, bisogna ammetterlo. Noi cittadini siamo diventati esperti di indignazione digitale e campioni mondiali di rassegnazione analogica. Siamo come quei cani che abbaiano alla luna: tanto rumore, nessun morso.

Ma c'è una terza categoria che Venditti non aveva cantato, forse perché nel 1988 era ancora troppo numerosa per sembrare degna di nota: gli Uomini — con la U maiuscola. Quelli che, davanti a un'illegalità, non aprono Facebook: aprono la bocca. Quelli che non si limitano a indignarsi, ma agiscono: firmano ricorsi, bussano alle porte giuste, pretendono risposte. Ecco, quegli uomini lì stanno diventando un'altra specie a rischio di estinzione.

Perché fare la cosa giusta, oggi, è enormemente più faticoso di un tempo. Non tanto per la mancanza di strumenti — anzi, di strumenti ne abbiamo fin troppi. Il problema è la solitudine. Chi si alza e dice: “No, così non va, e lo dimostro”, si ritrova circondato da un coro di like e cuoricini virtuali; ma poi, all'appuntamento vero — in Comune, in tribunale, in piazza — si guarda intorno e capisce di essere quasi solo. I leoni da tastiera ruggiscono forte la sera, ma la mattina hanno sempre qualcosa di più urgente da fare.

E quella solitudine logora. Logora chi ha il coraggio di resistere e fa sorridere chi ha il coraggio di rubare.

Così il sindaco dorme sonni tranquilli. Il consigliere comunale — quello che ha votato la variante urbanistica mentre il cognato apriva un cantiere — ti saluta cordialmente al bar. L'assessore che ha tagliato i fondi alla biblioteca ha appena inaugurato una rotonda con il proprio nome (metaforico, ovviamente, tutto metaforico).

Caro Antonello, ti scrivo questa lettera aperta con affetto e un pizzico di invidia: tu vivevi in un'epoca in cui i politici almeno si preoccupavano di nascondere le cose. Era già una forma di rispetto, a pensarci bene. Un riconoscimento implicito del fatto che esistesse ancora qualcosa da rispettare.

Oggi siamo entrati nell'era della vergogna 2.0: non si vergogna più nessuno, ma tutti parlano di vergogna. È diventata una parola vuota, come “trasparenza”, “legalità” e “ce lo chiede l'Europa”.

La buona notizia? Da qualche parte, in questo Paese di tastiere infuocate e piazze silenziose, esistono ancora persone che alzano la testa. Poche, certo. Abbastanza coraggiose da sembrare quasi anacronistiche — degli eroi, avrebbe detto Venditti.

Chissà che non tornino di moda.

P.S. Dedicato a quei politici che usano gli avvocati, che ricorrono in appello, in Cassazione e, se potessero, pure alla Corte europea. Amo ricordare che ai loro padri e ai loro nonni bastava una stretta di mano, e non c'era santo che tenesse: la parola data era sacra. Oggi non valgono più nemmeno le leggi scritte. Tutto è sempre opinabile.

Omaggio affettuoso ad Antonello Venditti, che nel 1988 non poteva sapere quanto avrebbe avuto ragione.

L'autore precisa che ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale. O quasi.

Vittore Lume-Rezoli

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