ISTRUZIONE E FORMAZIONE - 15 maggio 2026, 13:49

Portes ouvertes: l’école hôtelière de la Vallée d’Aoste entra in Consiglio Valle tra acqua, cucina e cittadinanza attiva

Mattinata di quelle che, al di là delle formalità istituzionali, lasciano qualcosa di concreto sul tavolo. Le classi II A e II B dell’École hôtelière de la Vallée d’Aoste di Châtillon hanno varcato oggi le porte del Consiglio Valle nell’ambito del progetto “Portes Ouvertes”, iniziativa che ormai da anni prova a mettere in dialogo il mondo della scuola con quello delle istituzioni

Portes ouvertes: l’école hôtelière de la Vallée d’Aoste entra in Consiglio Valle tra acqua, cucina e cittadinanza attiva

Ad accompagnare gli studenti c’erano i docenti Beatrice Cazzanelli, Isabelle Charletty, Andrea Conte, Brenda Migliasso, Christian Tonino e Joseph Vincent Vallet: un gruppo nutrito, segno che queste uscite non sono mai considerate semplici gite, ma momenti formativi veri.

Ad accoglierli in Aula il Presidente Stefano Aggravi, che ha illustrato il funzionamento dell’Assemblea regionale e un pezzo di storia politica valdostana. Un passaggio necessario, spesso dato per scontato, ma che resta il primo gradino per capire come si costruiscono – o si inceppano – le decisioni pubbliche.

Poi il momento più interessante, quello in cui la teoria ha lasciato spazio alla simulazione. Gli studenti si sono infatti messi nei panni dei Consiglieri regionali discutendo due proposte di legge: una contro lo spreco dell’acqua e l’altra sull’introduzione di un menu a chilometro zero nelle strutture ricettive.

Due temi tutt’altro che scolastici. L’acqua, in una regione alpina, non è solo una risorsa: è un tema politico, economico e ambientale sempre più delicato, tra cambiamenti climatici e gestione delle reti. Il chilometro zero, invece, tocca direttamente il cuore del turismo valdostano e la sua capacità – spesso più dichiarata che praticata – di valorizzare davvero le produzioni locali.

Il risultato è stato un esercizio interessante: ragazzi e ragazze chiamati non solo a “recitare” una parte istituzionale, ma a ragionare su scelte concrete, con tanto di confronto, argomentazioni e qualche inevitabile divergenza di opinioni. Ed è proprio lì che queste esperienze diventano utili: quando si passa dal “sapere come funziona” al “dover scegliere cosa si farebbe”.

Certo, resta una simulazione, con tutti i limiti del caso. Ma resta anche un segnale non banale: la politica, quella vera, si capisce meglio se la si prova a fare, anche solo per una mattina, lontano dalle aule e vicino ai problemi reali.

E in tempi in cui la distanza tra cittadini e istituzioni viene spesso raccontata come incolmabile, vedere una classe che discute di acqua e filiera corta dentro un’aula consiliare non è un dettaglio. È un piccolo esercizio di democrazia che, se coltivato, qualcosa può lasciare.

je.fe.

SU