Venerdì 15 maggio, alle ore 20.45, il Castello Sarriod de la Tour di Castello Sarriod de la Tour tornerà ad essere il cuore pulsante della memoria e dell’identità di Saint-Pierre. Non sarà una semplice assemblea associativa, né il consueto appuntamento annuale di bilancio. Sarà piuttosto il momento in cui un’intera comunità potrà rendersi conto di quanto lontano sia arrivata una piccola associazione nata appena tre anni fa e di quanto grande possa diventare il progetto che oggi prende forma.
L’Artzon OdV chiuderà infatti il primo mandato del proprio Consiglio direttivo presentando pubblicamente un’iniziativa che punta a trasformare il borgo in un vero percorso culturale permanente: “Fotografie in cammino nel Borgo”, un progetto che unisce memoria storica, rigenerazione urbana, educazione civica, partecipazione giovanile e valorizzazione turistica.
Il presidente Marco Carlin non nasconde l’emozione per un percorso costruito passo dopo passo, quasi artigianalmente, ma con una visione molto precisa.
«Nel giugno del 2023 abbiamo presentato la nostra idea nella sala del Consiglio comunale e in tanti ci avete creduto. Da allora non ci siamo più fermati», sottolinea Carlin. «Siamo partiti praticamente da zero, costruendo una sede, acquistando strumenti, raccogliendo documenti, catalogando fotografie e creando relazioni. Oggi possiamo dire che quel lavoro iniziale sta finalmente diventando patrimonio collettivo».
Ed è proprio il concetto di patrimonio condiviso a rappresentare il cuore dell’intera iniziativa. Perché il progetto non si limita a esporre vecchie fotografie lungo Rue Émile Chanoux. L’obiettivo è molto più profondo: ricostruire l’identità di una comunità attraverso le immagini della sua vita quotidiana.
Le fotografie raccontano infatti il lavoro nei campi, le famiglie, le botteghe, le feste, i cambiamenti architettonici, le relazioni sociali e il volto di una Saint-Pierre che rischiava lentamente di scolorire nella memoria privata delle famiglie. Artzon ha deciso invece di riportare tutto nello spazio pubblico, rendendo la memoria accessibile, condivisa e viva.
«Non vogliamo fare una semplice mostra fotografica», spiega ancora Carlin. «Vogliamo creare un percorso permanente che permetta alle persone di riconoscersi nella propria storia e ai giovani di capire da dove arrivano. La memoria non deve restare chiusa nei cassetti».
Dietro al progetto c’è un lavoro enorme di raccolta, digitalizzazione e archiviazione di materiale storico. Un lavoro reso possibile dalla collaborazione della popolazione, che ha prestato fotografie e documenti spesso custoditi per decenni nelle case private.
«La generosità delle famiglie è stata straordinaria», evidenzia il presidente. «Ci hanno affidato pezzi importanti della loro vita. Questo significa che si è creato un rapporto di fiducia molto forte tra l’associazione e il territorio».
Un ruolo fondamentale sarà svolto anche dalle scuole. Il progetto coinvolge infatti il Comune di Saint-Pierre, la scuola primaria di Saint-Pierre e la scuola secondaria di primo grado di Villeneuve. I ragazzi parteciperanno a laboratori intergenerazionali, attività di storytelling, interviste ai testimoni del territorio e percorsi di lettura critica delle immagini.
Un elemento che trasforma l’iniziativa in qualcosa di molto più ampio rispetto ad una semplice operazione culturale.
Il progetto diventa infatti uno strumento di coesione sociale e di educazione civica, capace di contrastare quella povertà educativa e relazionale che oggi colpisce anche le piccole comunità alpine. In un’epoca in cui i paesi rischiano di trasformarsi in dormitori o luoghi senz’anima, Artzon prova a fare l’esatto contrario: riportare le persone dentro la propria storia.
«Le comunità sopravvivono solo se mantengono viva la propria identità», afferma Carlin. «Noi crediamo che la cultura debba essere accessibile, partecipata e popolare. Non elitaria. Le fotografie hanno una forza incredibile: fanno parlare le persone, fanno nascere racconti, emozioni, ricordi».

Negli ultimi mesi l’associazione ha anche sviluppato un importante archivio digitale attraverso il sito Artzon, piattaforma che consente di consultare documenti storici e contenuti elaborati anche tramite strumenti di Intelligenza artificiale.
«Abbiamo cercato di unire memoria e innovazione», spiega ancora il presidente. «La tecnologia non deve cancellare il passato, ma aiutarci a conservarlo e renderlo fruibile».
Il percorso però necessita ora di un salto di qualità economico e istituzionale. Lo stesso Carlin lo dice chiaramente: la fase pionieristica è ormai alle spalle e i grandi progetti potranno partire davvero soltanto con il sostegno degli enti pubblici.
«Lo sforzo economico iniziale è stato importante, ma oggi abbiamo bisogno che le istituzioni comprendano il valore sociale di ciò che stiamo facendo», rimarca. «Questo progetto non appartiene ad Artzon, appartiene alla comunità».
Non a caso l’associazione proporrà anche una drastica riduzione della quota associativa, da 25 a 10 euro, per allargare la partecipazione popolare.
«Non vogliamo accumulare capitali», conclude Carlin. «Vogliamo allargare la base sociale, perché Artzon esiste solo se esiste la collettività».
Ed è forse proprio questa la forza più significativa del progetto: non limitarsi a conservare il passato, ma utilizzare la memoria come strumento per ricostruire relazioni, identità e senso di appartenenza in una Valle d’Aosta che troppo spesso rischia di dimenticare se stessa.





