Non un convegno qualsiasi, ma un momento di confronto aperto, con giornalisti, addetti ai lavori e cittadini, attorno a un tema che oggi pesa come un macigno sulle prospettive delle nuove generazioni: “Giovani, studio-lavoro”. Perché il passaggio dalla scuola al lavoro non è più un corridoio lineare, ma un sentiero pieno di incroci, incertezze e disuguaglianze.
In questo quadro, il filo conduttore emerso nel dibattito è stato chiaro: non esiste vera cittadinanza senza un accesso equo alla formazione e senza un lavoro che non sia solo occupazione, ma dignità.
Tra gli interventi più attesi quello di Paola Vacchina, figura di riferimento nel mondo della formazione, amministratrice delegata di ENAIP nazionale Impresa Sociale e presidente di FORMA. Il suo contributo ha avuto un taglio molto concreto, ma anche profondamente umano, partendo da una storia che ha colpito la platea.
Vacchina ha raccontato il post social di un giovane allievo diciassettenne, Gennaro – per tutti “Genny” – proveniente dalla provincia di Napoli. Un ragazzo con un percorso di vita complesso: la perdita del padre in giovane età, una situazione familiare difficile, una madre che lotta ogni giorno e un nonno presente e solidale.
Genny frequenta il terzo anno di formazione ENAIP per diventare acconciatore. E proprio quella mattina, nel laboratorio, aveva fatto per la prima volta un taglio vero su una persona. Un gesto semplice solo in apparenza, ma per lui carico di significato. Dopo quell’esperienza ha scritto un post che Vacchina ha voluto condividere come simbolo di una possibilità concreta di riscatto: trovare una strada, costruirla, anche quando sembra difficile vederla.
Un messaggio che ha dato sostanza al cuore della serata: la formazione non è un passaggio burocratico, ma un percorso di scoperta, spesso decisivo per ridare direzione a vite fragili.
Accanto a Vacchina sono intervenuti anche Giovanni Donati, bioeticista e componente del Comitato Etico Territoriale della Valle d’Aosta, e Beatrice Somaglia, responsabile della rete “Giovani, studio-lavoro” di Cittadinanzattiva Valle d’Aosta. Voci diverse, ma complementari, che hanno contribuito a leggere il tema da angolazioni differenti: etica, diritti, partecipazione civica.
La sensazione finale è stata quella di una discussione tutt’altro che accademica. Perché qui non si parla solo di politiche formative o mercato del lavoro, ma della qualità stessa della nostra democrazia. E della sua capacità – o incapacità – di non lasciare indietro nessuno.
In fondo, la domanda rimane sospesa e aperta: siamo una comunità che accompagna i propri giovani nella ricerca della propria strada, oppure una società che si limita a osservarli mentre la cercano da soli?





