FEDE E RELIGIONI - 11 maggio 2026, 09:00

Leone XIV: “Il mondo si ostina nel male, ma Dio non ci lascia soli nelle prove della vita”

Nella catechesi del Regina Cæli in Piazza San Pietro, il Papa riflette sul valore delle relazioni autentiche: non implicano "ricatti" né "sospensioni dubbiose", tantomeno "ma" o "forse", ma diventano sorgente di doni offerti "senza voler possedere". Segno dell'amore divino per l'uomo è il Paraclito, dono da accogliere rifiutando l'oppressione del povero, l'esclusione del debole e l'uccisione dell'innocente

Leone XIV: “Il mondo si ostina nel male, ma Dio non ci lascia soli nelle prove della vita”

Davanti a circa 25mila fedeli riuniti in Piazza San Pietro per il Regina Cæli del 10 maggio, Papa Leone XIV ha lanciato un messaggio forte e diretto sul significato dell’amore cristiano, sulla necessità di relazioni autentiche e sul rischio di un mondo che continua a scegliere la strada dell’oppressione, dell’esclusione e della violenza. Una catechesi intensa, costruita attorno alle parole pronunciate da Gesù durante l’Ultima Cena: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”.

Il Pontefice ha spiegato come queste parole vengano spesso fraintese, quasi fossero una forma di condizione imposta da Dio all’uomo. Al contrario, Leone XIV ha ribaltato questa lettura, sottolineando che non è l’uomo a dover meritare l’amore divino attraverso l’obbedienza, ma è proprio l’amore di Dio a rendere possibile la giustizia dell’uomo. “L’amore di Dio è condizione per la nostra giustizia”, ha affermato, liberando così il rapporto tra fedele e Signore da ogni logica di “ricatto” o di sospensione dubbiosa.

Nel cuore della riflessione del Papa emerge il tema delle relazioni vere, quelle che non conoscono “ma” o “forse”, che non pretendono nulla in cambio e che non cercano il possesso dell’altro. Un amore che, secondo Leone XIV, trova il suo modello perfetto in Cristo: fedele, puro, incondizionato e capace di donarsi senza riserve. Da questo amore nasce la possibilità di costruire rapporti autentici anche tra gli uomini, perché “quando amiamo davvero Dio, ci amiamo davvero tra di noi”.

Il Pontefice ha poi insistito sul fatto che i comandamenti non siano un peso imposto dall’alto, ma “un ordine di vita” capace di guarire l’uomo dai falsi amori e dalle illusioni che spesso svuotano l’esistenza. Un richiamo che assume anche un forte valore sociale e politico, soprattutto quando Leone XIV denuncia apertamente un mondo che continua a ostinarsi nel male: nell’oppressione dei poveri, nell’esclusione dei più deboli e nell’uccisione degli innocenti.

In questo contesto si inserisce il riferimento al Paraclito, lo Spirito Santo promesso da Cristo come “avvocato difensore” e “Spirito della verità”. Per il Papa rappresenta il segno concreto che Dio non abbandona l’uomo nelle prove della vita. Ma il mondo, ha ammonito il Pontefice, spesso rifiuta questo dono proprio perché rimane prigioniero della menzogna e del male.

Leone XIV ha quindi contrapposto l’azione dello Spirito Santo a quella dell’“Accusatore”, il padre della menzogna che tenta di dividere gli uomini tra loro e di separarli da Dio. Esattamente l’opposto dell’opera di Cristo, che invece salva dal male e costruisce un popolo di fratelli e sorelle uniti nella Chiesa.

La catechesi completa del Regina Cæli è disponibile sul portale ufficiale di Vatican News

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