Maggio è il mese delle mamme: mamme naturali, adottive, affidatarie, parallele. Chiunque sappia prendersi cura con rispetto e tenerezza degli indifesi esercita la genitorialità, sorpassando ogni etichetta con la forza dell’amore.
Martha Moore Ballard ha fatto venire alla luce con successo oltre mille bimbi nel corso della sua laboriosa quanto scomoda carriera di levatrice, guaritrice ed erborista a tempo pieno. È stata altresì una moglie premurosa, la mamma attenta di nove figli (di cui tre morti molto piccoli) e la nonna di numerosi nipoti. Da lei discende Mary Hobart, una delle prime dottoresse americane, che fu tra le fondatrici della Croce Rossa.
Martha nasce a Oxford, nel Massachusetts, il 9 febbraio 1735, figlia di Elijah Moore e Dorothy Learned. Il 19 dicembre 1754 sposa Ephraim Ballard. La coppia si stabilisce a Hallowell, nel Maine, dove Ephraim si occupa di topografia rurale e cartografia. Martha lavora con coraggio e passione in favore della salute pubblica, andando spesso ben oltre il ruolo di levatrice, con indiscussa buona volontà, pur non avendo mai ricevuto una formazione medica ufficiale.
L’ostetrica tiene un diario dai cinquant’anni in poi: ogni giorno annota con ordine ciò che riguarda la collettività, nonché la sua quotidianità domestica e professionale. In modo sobrio ed essenziale ci consegna un prezioso manoscritto che si è tramandato attraverso i secoli, un documento completo dal punto di vista storico, scientifico ed erboristico. Una testimonianza importante, vibrante, circostanziata.
Martha lavora per tutta la vita, aiutando a nascere bambini di ogni etnia e numerosi animali. Si sposta con qualunque tempo a piedi, a dorso di mulo o a bordo di traballanti canoe.
Attraverso le sue parole apprendiamo i fatti lieti o tristi che scandiscono la vita della comunità: nascite, morti, crimini, feste, ricorrenze campestri e religiose, l’organizzazione del bucato, l’arrivo di numerose sette spirituali sul territorio, il susseguirsi delle stagioni.
In quel tempo, le levatrici erano chiamate a pronunciarsi in caso di maternità al di fuori del matrimonio: lo Stato cercava di individuare il padre biologico per non doversi sobbarcare il mantenimento del bebè, e alle ostetriche era affidato il delicato compito di raccogliere le confidenze delle gestanti durante il travaglio.
Sono molte le rivelazioni scottanti di cui Martha prende nota. Quando il pastore evangelico Isaac Foster, in urto con alcuni cittadini influenti a causa di diversità teologiche, si reca in città per chiarire la propria posizione presso i superiori e rivendicare i salari arretrati, sua moglie Rebecca resta indifesa e viene stuprata da un personaggio particolarmente autorevole, il giudice Joseph North, accompagnato da alcuni amici che perpetrano il medesimo misfatto.
Martha raccoglie le confidenze di Rebecca e le raccomanda di tacere in merito, per non esporsi a sgradevoli conseguenze, data l’autorità che lo stupratore e i suoi complici esercitano in loco. Ma Rebecca si accorge ben presto di essere incinta: aspetta un bambino che non può essere di Isaac. A questo punto denuncia lo stupro che ha subito, ma non viene creduta, nonostante la testimonianza di Martha. La verità non trionfa. Allora come adesso. Rebecca partorirà una bimba in buona salute.
C’è il brutto periodo in cui Ephraim finisce in prigione per debiti involontari.
E il terribile 9 luglio 1806, quando il capitano Purington uccide sua moglie e sei dei suoi otto figli.
Ma si alternano alle pagine drammatiche anche quelle liete che narrano di matrimoni, battesimi e faccende domestiche.

Martha esercita la professione fino alla morte, che avviene il 7 maggio 1812, a 77 anni.
Ephraim invece raggiungerà i novantasei anni e vedrà tre generazioni di discendenti.
A Martha e famiglia sono dedicati ben due libri: La storia di una levatrice di Laurel Thatcher Ulrich, che ci propone il suo diario, e un best seller recentissimo, L’inverno della levatrice di Ariel Lawhon, che si sofferma soprattutto sullo stupro di Rebecca Foster. Entrambi pubblicati da Neri Pozza.





